Anche la Thomson Reuter cede e manda a casa 3.000 persone

Anche la Thomson Reuter cede e manda a casa 3.000 persone

thomson-reutersLa Thomson Reuters di New York manda a casa tremila persone. La notizia, diffusa nella giornata di ieri, è stata confermata dal vicepresidente Barb Burg.
I licenziamenti riguarderanno non solo la categoria dei giornalisti, ma anche il personale amministrativo della società che conta in totale circa 50mila dipendenti.
La notizia fa ancora più scalpore perché rappresenta un indice della crisi che incide pesantemente anche sul settore dell’informazione economico-finanziaria.
La Thomson Reuters è presentata come la più grande agenzia internazionale di notizie multimediali, nata nel 2008 dalla fusione del colosso dell’informazione canadese Thomson e l’agenzia di stampa britannica Reuters. L’accordo siglato tra le due realtà editoriali diede vita, appena cinque anni fa, a uno dei gruppi più potenti e importanti nel campo dell’informazione economico-finanziaria, che controlla il mercato assieme a Bloomberg. La sede principale della Thomson-Reuters è a New York ma conta 100 filiali distribuite in tutto il mondo.
La società – quotata alle borse di Toronto e di New York – fornisce notizie su investimenti, notizie economiche e tecnologiche, finanza personale, mercato azionario tramite anche supporti video e mobile.
Nel 2009, primo anno di vita della società, l’utile si era attestato sui 12,9 miliardi di dollari.
I tremila tagli annunciati anche dal vicepresidente sono frutto di varie cause che vanno dall’accanita concorrenza di Bloomberg alla crisi di Wall Street.
«Thomson e Reuters stanno cercando di determinare chi sono. Non sono ancora una società perfettamente integrata» – ha affermato l’analista Chris Roush, docente di giornalismo alla North Carolina University, commentando la notizia.

Barruggi

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