Ancora su normalità e follia. Le nostre scuole

Ancora su normalità e follia. Le nostre scuole
di Ernesto Scelza

Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

Tra i tanti commenti al VentiRighe dedicato alla segregazione al Vomero della giovane donna -Chiara: che bel nome- alcuni consentono di aprire uno squarcio nel buio della follia quotidiana. Emerge quello che avevamo intuito: tutti sapevano e rispettavano la ‘riservatezza’ della ‘mamma-mostro’, la professoressa in pensione. Consentono di disegnare il profilo di questa insegnante. Che insegnava ancora, presso un Istituto professionale, quando decise otto anni fa, morto il marito, di segregare la figlia. Una figlia ‘ribelle’, ‘un po’ strana’. Una collega, che l’ha sostituita dopo il collocamento in pensione, ci dice di una insegnante che non insegnava nulla. Ai ragazzi chiedeva di guardare fuori dalle finestre e di scrivere quello che passava loro per la mente. Faceva loro da ‘mamma’, ci dice. E avvertiamo un brivido nel pensare come fosse, nella realtà, questa ‘mamma’. Dava a tutti volti altissimi. Contenti i ragazzi, contente le famiglie. Salvo verificare agli esami di Stato la completa ignoranza degli studenti. Il preside taceva, gli altri docenti si scambiavano occhiatine e facevano commenti sarcastici. E la cosa finiva. Anche qui, tutti rispettavano la ‘riservatezza’ del mostro. Ci domandiamo: non è anche questo un segno del degrado in cui è tenuto il nostro sistema scolastico? Che non ci siano strumenti per verificare i modi dell’insegnamento, la qualità della formazione dei nostri ragazzi? Le ispezioni, dite? Magari vi si ricorre per intimidire chi propone vere innovazioni, ma ’alcune persone sono così protette che nessuno le smuove’, ci dice un dirigente scolastico.

redazioneIconfronti

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