Ven. Lug 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Andare via o restare? È solo una polemica giornalistica

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Salerno “città matrigna” è un alibi: bando alle frustrazioni, uniamoci e aiutiamo i giovani

emigrazio

 

A proposito di una provocazione giornalistica dell’attore Nuccio Siano pubblicata dal Corriere del Mezzogiorno, alla quale sono seguiti interventi di intellettuali, professionisti e artisti, pubblichiamo questo articolo del regista Pasquale De Cristofaro che aggiunge altre considerazioni alle riflessioni su questo stesso argomento da lui pubblicate con largo anticipo sul blog IConfronti.

 

 

di Pasquale De Cristofaro

“Partire o non partire? Ecco il dilemma”. Dirò subito che tutto questo a me sembra un falso problema. Prima d’ogni cosa sarebbe opportuno ricordare, come diceva mia nonna, che “tutto il mondo è paese”. In realtà, chi ha scelto la precarietà, che ogni lavoro nella comunicazione artistica presuppone, sa bene che le difficoltà sono sempre dietro l’angolo. Avvertono meno tutto ciò chi, all’ombra protettiva di un impiego statale o altro, ha deciso, nelle ore restanti, d’occuparsi di cultura o arte. Questi, non sono altro che: attori, registi o artisti “della domenica”, di cui è piena la “provincia”. Agli altri non resta che cercare di sopravvivere alla meglio se non si è deciso a tempo debito di trasmigrare verso luoghi più propizi. E per restare nel mondo del teatro, questo significa: Milano o Roma, innanzitutto. Faccio un esempio; un esempio che mi vede coinvolto e di cui mi scuso fin d’ora, ma non riesco a parlare che di cose che conosco bene. Quando ho cominciato a fare teatro professionalmente, nel lontano 1983, Lorenzo Salveti, attuale direttore dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico di Roma, mi disse che non avrei mai dovuto lasciare Roma se avessi voluto lavorare seriamente in teatro. Francamente, a quel tempo questo mi parve inaccettabile. I giovani, si sa, sono un po’ presuntuosi e superbi. Decisi di tornare e a me, fino a questo momento, è andata bene. Ho fatto teatro e l’ho insegnato a molti giovani salernitani, ho diretto rassegne e messo su una compagnia riconosciuta per tredici anni dal Ministero, ho, finanche, realizzato un’iniziativa editoriale, “corponovecento”, che si occupa di teatro contemporaneo pubblicando volumetti prestigiosi d’autori italiani ed europei di gran pregio. Tutto questo l’ho fatto solo contando sul mio durissimo lavoro in teatro senza alcuna altra protezione e garanzia.  Con questo, voglio dire che in parte sono d’accordo con De Silva quando, rispondendo al grido di Nuccio Siano di scappare da Salerno “città matrigna”, dice che si può lavorare ed essere “felice” in ogni dove e che non è affatto discriminante vivere in provincia se si ha qualcosa da dire. Sono in disaccordo con lui, invece, quando dice che Salerno è stata in questi ultimi anni una città ricca di opportunità. A me sembra esattamente l’opposto. Prova ne sia la sua grande visibilità nazionale ottenuta pubblicando e lavorando soprattutto fuori. Il sindacato di De Luca, se in altri settori ha dato prove d’efficienza e competenza, nel settore del teatro (che è quello di mia competenza) ha lasciato molto a desiderare. Idee confuse e tese solo a protagonismo di facciata e mediatico con poca sostanza. Su questo, tra l’altro, sono intervenuto più volte in questi anni pagando un durissimo prezzo. A parte sporadiche manifestazioni e rassegne che hanno cercato, pur tra mille difficoltà, d’essere all’altezza, poca cosa si è potuto affermare e stabilizzare. Se questo è il quadro, anch’io consiglierei di lasciare Salerno per lavorare in teatro ma lo farei semplicemente per un altro motivo e cioè perché non c’è in questa città alcuna seria e professionale produzione teatrale capace di competere con un mercato in difficoltà più che mai e che si basa, oggi, soprattutto sugli scambi tra teatri e compagnie mancando denaro e risorse. Infine, ho stima e grande affetto per entrambi, capaci e pieni di talento. Penso, di conseguenza, che sia arrivato il tempo di mettere da parte frustrazioni e narcisismi ed incontrarsi tutti insieme per avviare una seria riflessione su come creare migliori condizioni e possibilità per tutti coloro che hanno deciso d’occuparsi di creatività nella nostra città. Va bene la polemica giornalistica ma ritengo che ci sia spazio per fare qualcosa di più per i nostri giovani.

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