Angoscia e rovine nel canto dei poeti

Angoscia e rovine nel canto dei poeti

Proponiamo questo scritto inedito del poeta Carmine Manzi, scomparso circa due anni fa, sulla gara di solidarietà nella Valle dell’Irno e tra poeti e letterati italiani e stranieri per l’immane tragedia. Carmine Manzi nel 1954 era il giovane sindaco del Comune di Mercato S. Severino e già aveva fondato da alcuni anni l’Accademia di Paestum per lo sviluppo delle lettere, dell’archeologia e del giornalismo.

di Carmine Manzi
Lo scrittore Carmine Manzi
Lo scrittore Carmine Manzi

L’alluvione di Salerno fu la rivolta dei monti.

Le immagini della immane tragedia del 1954 costituiscono infatti un monito, affinché si impari a rispettare la natura e si evitino spettacoli impressionanti come quelli che sono rimasti impressi per una vita nella nostra memoria.

Ero in quei giorni a capo dell’amministrazione comunale di Mercato S. Severino e ricordo lo sgomento per un’emergenza che ci colse all’improvviso ed impreparati, ma alla quale facemmo fronte con grande spirito di collaborazione, mobilitando tutte le nostre energie e raccogliendo l’adesione non soltanto della popolazione, ma di autorità ed amici sparsi in Italia e nel mondo, perché fu davvero plebiscitaria la partecipazione alla nostra grande sventura.

Fu una gara di solidarietà che coinvolse l’intero territorio, scuole, parrocchie, luoghi di lavoro. Nella mobilitazione mi aiutarono tutti. Il mio amico E. A. Mario si rivolse ai suoi concittadini della Valle dell’Irno con un appassionato messaggio: “Penso che i salernitani del retroterra debbano fare qualcosa più degli altri per i compaesani sinistrati. Se l’Accademia di Paestum farà qualche manifestazione a scopo filantropico al riguardo, vi prego di non risparmiarmi”.

Potevamo fare forse di più, ma il risultato della solidarietà di Mercato S. Severino non fu certo da disprezzare. In data 10 dicembre 1954 il prefetto di Salerno Mondio mi pregò di estendere a tutti i gentili oblatori i sensi della sua più viva riconoscenza e ringraziò “per la generosa offerta di lire 782.125 che l’amministrazione unitamente ai cittadini si è compiaciuta di erogare a favore delle popolazioni di questa provincia così duramente colpita dalla sciagura”.

Mi fa piacere ricordare come l’immensità del disastro fu vissuta a distanza da tanti miei amici artisti e letterati, che parteciparono con commozione e con ansia alla tragedia.

“Inorridita ho appreso dello spaventoso uragano abbattutosi sulla ridente costa salernitana – scriveva da Roma la poetessa Anna Lo Monaco Aprile – e, per quanto Mercato S. Severino non risulti tra le zone colpite, sento il desiderio impetuoso di scriverti per dirti tutta la mia tristezza per quanto accaduto. Conoscevo bene quei luoghi stupendi: ora tutto è un cumulo di rovine, di lutti, di abbandono. Quanto vorrei poter essere di aiuto, almeno a qualcuna di quelle sventurate famiglie rimaste senza beni né tetto. Ma che cosa posso io? Ho inviato laggiù qualche indumento infantile e dei balocchi, affinché qualche bimbo di Salerno, di Maiori o di Vietri possa almeno difendersi dai rigori del clima e sorridere un poco alla vita. È poco, troppo poco, lo so, ma Dio legge nel mio cuore”.

Da Ascoli Piceno, Udine, Roma, Bari Piacenza, il cuore dei poeti si trasferì a Salerno: messaggi, catene di solidarietà e soprattutto tanto ascolto. Nel sentire il palpito di tanti amici lontani, compresi come la poesia fosse un valido strumento per stringere gli uomini in fratellanza, distruggendo le barriere erette dalla cattiveria umana.

Non solo dalle regioni italiane, ma anche dall’estero ci giunsero solidarietà e affettuose testimonianze di simpatie. “Le notizie di ciò che avviene a Salerno – scriveva da Buenos Aires il poeta Jorge M. Aguilar  – mi preoccupano non poco. Io mi tengo informato e chiedo, interessandomi con referenza alla sua persona, a S. E. l’ambasciatore d’Italia, il dottore Jiustino Arpesani, che è mio buon amico. Per il momento, il sapere che la sua persona non ha subito alcun danno mi procura una grande gioia”.

Quanta ansia anche tra i miei fratellio di Francia, quanto dolore nei loro messaggi, nel loro pensiero. Dominique Combette da Parigi: “Avant toute chose, donnez moi vite de vos nouvelles! La terrible catastrophe de Salerne me rempit d’inquiétude et de tristesse! Etes-vous sain ed sauf?”.

Il poeta Louis Smeysters, l’amico caro che giovanissimo sarà ghermito dalla morte, non trova parole adeguate per esprimere il suo sgomento. “Nous avons lu avec émotion – egli scriveva – les nouvelles concernant la terrible catastrophe qui c’est abbattue sur la région de Salerne, endenillant des centaines de foyers, dévastant l’un des plus beaux sites d’Europe: la tornade en a fait – dit le Figaro – une moderne Pompéi…”. E continua il messaggio in un canto di vivida commozione a rendere più eloquente il linguaggio della umana fratellanza.

Louis Smeysters, il poeta dal grande cuore, l’uomo che ebbe sempre una lacrima per ogni pena, una parola di conforto per ogni sventura, conclude così il suo grido di dolore per la nostra triste giornata di ottobre: “De tout mon coeur, je vous embrasse en sachant qu’à presént, une fois de plus, s’incarneront en vou les forces nécessaires à des renaissances triomphales, des forces qui son “votres” mais aussi venues de partout dans l’invisible”.

E un’altra voce non posso non ricordare, ancora da Parigi: quella di Lucien Lecocq, fratello di ideali e di speranze, il poeta armonioso che trovò sempre la buona occasione per elevare alle bellezze della nostra terra il suo canto di esultanza e di amore. Lecocq rappresenta per noi la terra di Francia e il perpetuarsi della tradizione latina, nella continuità degli ideali, nel rifiorire della bontà e dell’amore ed anche, ora, nella voce del rimpianto per la nostra tremenda sventura.

Una sublime manifestazione d’affetto quella dei poeti e dei letterati che congiunse, in un arco ideale, la terra del dolore al mondo dell’amore e della umanistica compartecipazione.

redazioneIconfronti