Lun. Giu 17th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Anna Marchesini, la fiaccola sempre accesa della comicità

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di Pasquale De Cristofaro
di Pasquale De Cristofaro
Il nuovo libro della Marchesini
Il nuovo libro della Marchesini

Anna Marchesini, che tutti ricordiamo per le tante risate che insieme a Lopez e Solenghi ci hanno regalato negli anni scorsi in televisione, ha scritto, ora, un libro “Moscerine”, edito da Rizzoli, che è una vera miniera di sorprendenti perle d’intelligenza. Una donna, Anna, che da qualche anno, offesa nel proprio fisico da una di quelle rare malattie che metterebbero al tappeto chiunque,  ha trovato, invece, la forza di scrivere un vero e proprio trattato sulla comicità, sul mestiere difficilissimo di far ridere davvero il pubblico. Per fare questo, richiama a sé i suoi numi tutelari: Pirandello, Palazzeschi, Calvino; e, ancora, Govi, Totò ecc … Tutti gli attori dovrebbero comprare e studiare questo libro per sgomberare definitivamente il campo da tanti equivoci che sull’argomento circolano. Ma vorrei lasciare, senz’altro aggiungere, direttamente a lei la parola, perché, credo, niente potrebbe sintetizzare meglio il suo pensiero : “ (…) Eccolo, eccolo il senso profondo del comico! Niente a che vedere con il ridicolo, il buffo, l’intrattenimento spiritoso, la barzelletta, lo sberleffo e la parolaccia, l’invettiva contro i falsi padroni, lo sfottò, i vaffa e gli ammiccamenti volgari: esempi moderni di bullismo linguistico ispirati da una osservazione superficiale prét-a-porter. Che meraviglia! L’autore affonda dentro un dramma, ne afferra il contenuto e lo trasforma, gli fa fare una capriola, un salto mortale carpiato fino a riuscire a restituirgli il senso comico del tragico: quello che sta sotto, sotto … Mi rendo conto che ho parlato con la testa voltata all’indietro, ho parlato al passato. Forse i giganti (della risata) sono scomparsi e tutto quello che per me è stella polare si è estinto; ma io non mi arrendo, continuo a tenere la mia fiaccola accesa, anche se intorno a me molte luci si sono spente, io non mi rassegno e continuo a leggere, a scrivere a studiare a raccontare le mie storie, perché la Vita mi vive dentro così intensamente come fossi sempre gravida (caruccia!). E io non posso fare a meno di rischiare di sporgermi oltre il bordo che affaccia sull’abisso. Mi sento plurale e più penso e più sento e più ogni cosa dentro di me diventa un paesaggio. Tengo la fiaccola accesa.”

Un insegnamento magistrale da affiggere in tutti i teatri, grazie.

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