Sab. Lug 20th, 2019

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Antiche modalità democristiane per un “pareggio” che non fa sconti

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di Diogene

Foto: radioluiss.it

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Fosse stata una partita di calcio invece che una tornata elettorale, parleremmo e scriveremmo di una gara scialba, senza emozioni, senza sussulti; una gara piatta, proprio da zero a zero che è il pareggio per antonomasia. È finita senza vinti, né vincitori questa inconsueta tornata elettorale di febbraio; ma ha messo in luce il fenomeno Grillo che – da vero outsider – è andato al di là di ogni più rosea aspettativa.
Palla a centro, dunque, e si rigioca. Si rigiocherà – in tempi da stabilire – fino a quando ci sarà una parte che prevarrà sull’altra: una specie di golden gol che dovrà premiare lo schieramento di centro-destra o quello di centro-sinistra.
La partita elettorale è stata dura ma non durissima. La squadra del centro-destra ha ingaggiato partiti e candidati che negli anni passati – quando si parlava di sistema maggioritario – avevano costituito il Polo della Libertà, una vera e propria pletora di partiti e partitini; quella del centro-sinistra – meno variegata – ha aggregato Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Centro Democratico, Lista Crocetta, Svp e Psi.
Emozioni solo dopo le quindici, ora fatidica di fine votazione. Non più “exit poll”, soppiantati dai cosiddetti “instant poll”, altra invenzione dei rilevatori di sondaggi. “Ha vinto il centro-sinistra; al Senato con il 37 per cento contro il 31 per cento. Alla Camera con il 34,5 per cento contro il 29 per cento; la rilevazione non è matematica ma i margini di errore sono limitati”. Così parlarono l’istituto Piepoli e la Techne, quest’ultima incaricata da Sky Tg24. Margini risicati fra i due rilevamenti, ma entrambi d’accordo: la tornata elettorale è stata vinta dal centro-sinistra!
Poca cosa questi “instant poll”, ne avessero “ingarrata” una! Meno male che precedenti esperienze, quando si faceva ricorso all’”exit poll”, avevano consigliato prudenza nel commentare i presunti dati elettorali.
“Exit o instant poll per me pari sono” – avrebbe esclamato Giuseppe Verdi in un Rigoletto a sfondo elettorale. Dati fallaci, assolutamente inaffidabili, addirittura capovolti. Piepoli e la Techne si difendono. “La differenza tra i nostri calcoli e quelli che si stanno profilando è in un paio di punti ma il voto di alcune regioni come Campania, Puglia e Piemonte sembra sarà determinante. Vedremo i dati”.
I dati si sono visti e adesso sono reali. Piepoli e la Techne non lo hanno detto, hanno solo indorato la pillola usando i soliti pannicelli caldi per coprire un vero e proprio flop; non hanno ammesso di aver diffuso dati fuorvianti e assolutamente inaffidabili, ma è chiaro che loro hanno solo fatto proiezioni su dati rivenienti da interviste a persone che si accingevano ad esprimere il loro voto. Se hanno fallito è perché le persone hanno dichiarato una preferenza e ne hanno dato un’altra.
D’altra parte è stato sempre così. Tanti anni fa quando interpellavi qualche amico o conoscente sul voto, venivano fuori sempre dati distorti: “Questa volta voto a sinistra, mi sono stancato di come vanno le cose in Italia” – dicevano. Qualche altro esprimeva tutt’altro concetto di voto. “Basta, ci stanno massacrando. Si stava meglio quando si stava peggio; questa volta voto Movimento Sociale!” – diceva. Mai qualcuno che ammettesse di votare Democrazia Cristiana. “Per carità! – dicevano – non se ne parla proprio!” Poi allo spoglio delle schede vinceva sempre la DC, la cosiddetta “balena bianca”.
Quelli interpellati ieri l’altro con “instant poll” sono solo eredi di quelli che non volevano votare la “balena bianca”, e poi la votavano: nulla di più. Hanno dichiarato di votare Bersani e tenevano in mente Grillo; hanno ammesso di aver dato un voto di protesta e invece hanno votato ancora una volta il Cavaliere.
Non cambieremo mai: siamo italiani.

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