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Antimafia logora nelle nostre scuole

Antimafia logora nelle nostre scuole
di Andrea Manzi
Andrea Manzi

Andrea Manzi

L’altra mattina, nel corso di una pubblica assemblea scolastica, un prete molto noto alle cronache arringava alcune centinaia di studenti cilentani sul tema vago e illimitato della legalità, con canzonette a gogò dopo il suo sermone vernacolare.
Le mattinate dell’antimafia didattica occupano ormai lo spazio che fu dei Giochi della gioventù o dei precetti pasquali, “atti dovuti” che i giovani vivono senza alcun interesse. E non potrebbe essere il contrario per la legalità, valore da praticare più che da proporre in scialbe tornate oratorie. Eppure, la scena pubblica è invasa da improbabili oracoli che diffondono ovvietà in salsa sociologica.
Qualcosa non va in quest’antimafia allo zucchero filato, che costa dispendio di risorse, sconti forzosi sull’orario scolastico e impiego di scorte e auto blu che portano in giro malinconici addetti ai lavori (magistrati, forze dell’ordine, preti di frontiera-carriera) nelle vesti di conferenzieri di complemento.
La goffaggine di questa sagra la denunciò anni fa lo scrittore Leonardo Sciascia, e non è il caso di ripetere quel monito, che fu inascoltato per interesse alla frivolezza redditizia. È fin troppo evidente che le chiacchiere imposte agli studenti nel vento distratto di primavera rendono visibilità e onori soltanto agli attori. Le giovani platee restano passive per mancanza assoluta dei presupposti logici e didattici di tali operazioni alla moda.
La mafia deve essere attraversata nella sua verità non nella riduzione spettacolare in cui viene deformata. Eppure, l’antimafia show spopola e irrompe nel nostro tempo senza alcun legame con il fenomeno dal quale dice di discendere. Lo spettacolo fa così da supporto massmediatico al ceto antimafioso di nuovo conio, che gode di guarentigie, di ambìti distacchi sindacali e di un forte potere d’immagine.
Le prese di posizione seguite all’uscita del trailer diffuso da Sky per annunciare l’imminente messa in onda della serie tv “Gomorra” la dicono lunga sul dis-valore che si registra, in questo campo, tra le immagini e i fenomeni. La Scampia autentica non ha alcun punto di contatto con quella di Saviano, il quale nelle sue ricostruzioni ad effetto fa rientrare una comunità di ottantamila cittadini nel perimetro camorristico. Quest’ultimo, in realtà, è occupato da non più di diecimila individui (molti solo indirettamente legati ai clan). La rumorosa grancassa dell’antimafia, però, non è mai in discussione e i suoi tribuni – Saviano e quei magistrati e opinion leader che nella scia dello scrittore hanno dato vita a un fronte d’oro – prosperano sulle umane miserie. Tale compagnia di giro propone agli studenti inadeguate riletture del fenomeno mafioso, spesso antitetiche rispetto alla cruda verità dei fatti. Quest’ultima presupporrebbe la conoscenza della storia e l’impiego di insegnanti più attrezzati e colti, anziché l’azione “pedagogica” di un circo barnum allestito per fare un po’ di baldoria e scaricare la coscienza oppressa degli ignavi.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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