Ven. Lug 19th, 2019

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Appalti per la Polizia a Napoli tra bufale, sprechi e lavori surreali

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Nelle carte del Gip la ricostruzione delle vicende e delle conversazioni tra gli indagati

Gare truccate per favorire aziende della galassia Finmeccanica. L’inchiesta sugli appalti per la sicurezza e la Polizia a Napoli approda dopo circa sei anni a 12 ordinanze cautelari, tra arresti (otto) e obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra i destinatari dei provvedimenti, eseguiti oggi dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, ci sono l’ex questore di Napoli Oscar Fioriolli (nella foto, ai domiciliari), l’ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise, Mario Mautone, alcuni dirigenti di società del gruppo, tra cui l’ad di Telespazio Carlo Gualdaroni, e il faccendiere-intermediario Lucio Gentile, con precedenti per bancarotta. La procura di Napoli ha inoltre chiesto l’interdizione dai pubblici uffici nei confronti dell’ex vicecapo della polizia Nicola Izzo e del prefetto Giovanna Iurato (all’Aquila fino all’ottobre 2012, poi capo dell’Ispettorato generale di amministrazione del ministero dell’Interno): per l’eventuale adozione dei provvedimenti di sospensione, il gip dovrà prima interrogare i due funzionari. Associazione per delinquere, turbativa d’asta, abuso di ufficio, falso e corruzione sono i reati contestati a vario titolo agli indagati, nell’ambito dell’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e dai pm Vincenzo D’Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli. Al centro dell’inchiesta ci sono in particolare cinque appalti da assegnare nell’ambito del Pon per la sicurezza. Quello che più stava a cuore agli indagati, secondo la ricostruzione del gip, era quello per la “Cittadella della polizia”, un insieme di caserme e alloggi che sarebbe dovuto sorgere in via Galileo Ferraris, nell’area un tempo occupata dalla Manifattura tabacchi. Il progetto, fortemente voluto da Fioriolli, alla fine non andò in porto anche perché il questore che gli era subentrato non condivideva l’enorme dispendio di risorse che avrebbe comportato l’opera. Secondo gli inquirenti, il gruppo concentrò allora l’attenzione su altri affari, tra i quali soprattutto la realizzazione della nuova sede del Cen (il Centro elaborazione nazionale) a Capodimonte e l’istallazione degli impianti di videosorveglianza in città e in provincia, nonché i lavori per la sede del commissariato Decumani, nel centro storico di Napoli. Il gip Claudia Picciotti ha disposto anche il sequestro preventivo di oltre cinquanta milioni a carico della Elsag Datamat e della Electron, le due società coinvolte nell’inchiesta (di cui la procura aveva chiesto il sequestro preventivo, ma l’istanza è stata rigettata). L’indagine, scrivono i magistrati, fa emergere «l’unitarietà del progetto criminoso del gruppo Finmeccanica»: uomini del gruppo attraverso «sistematici interventi», avrebbero «pilotato gli appalti in favore di imprese riconducibili alla holding». Tutto ciò, «attraverso l’intermediazione» del faccendiere Gentile, e stringendo «relazioni affaristiche con esponenti istituzionali, quali Mautone e Fioriolli». In seguito al trasferimento di quest’ultimo – sostengono i magistrati – i progetti del gruppo rischiarono di andare in fumo e pertanto si cercò di coinvolgere, senza esito, il nuovo questore. Si organizzò allora quella che gli inquirenti hanno definito «la cena della continuità» ovvero l’incontro tra esponenti delle istituzioni e il faccendiere Gentile. La cena, organizzata da quest’ultimo, doveva servire a mettere in contatto il gruppo interessato agli affari con il nuovo questore, Antonino Puglisi. Avrebbero dovuto partecipare tra gli altri, oltre a Gentile, Mautone, Fioriolli, l’allora comandante provinciale dei carabinieri Gaetano Maruccia. L’incontro tuttavia non si svolse per «l’atteggiamento di totale chiusura» assunto dal nuovo questore Puglisi. I contatti tra Fioriolli e i manager delle società sono documentati anche da una serie di fotografie, alcune scattate all’esterno della questura di Napoli e inserite nell’ordinanza di custodia. Contatti stretti, se si pensa che l’allora questore «non esitava a chiedere direttamente ed espressamente un’intercessione per ottenere “un posto” per la figlia». In cella (la procura aveva chiesto 15 ordinanze di custodia in carcere o ai domiciliari) sono finiti Gualdaroni, ex amministratore delegato di Elsag Datamat spa e oggi ad di Telespazio, Francesco Subbioni, ad di Electron Italia e consigliere di Elsag, Gentile e Mautone. Ai domiciliari Fioriolli, Guido Nasta, consigliere della Elsag, Luigi De Simone, responsabile Elsag per la Campania ed Enrico Intini, definito nelle carte «costruttore di riferimento» del gruppo Finmeccanica. Intini, viene ricordato, è l’imprenditore barese che aveva ingaggiato Gianpaolo Tarantini come mediatore per usare la sua conoscenza con l’ex premier Berlusconi per fare affari. Di Tarantini nell’ordinanza viene riportato un interrogatorio della fine 2009, in cui “Gianpi” ricorda di aver conosciuto Intini tramite Roberto De Santis, imprenditore «molto legato al Pd».
«In questo momento abbiamo il porco per le orecchie». Così, alludendo alla possibilità più che concreta di aggiudicarsi appalti nel settore della sicurezza, si esprime Luigi De Simone in una conversazione con Francesco Subbioni. L’intercettazione è inserita nell’ordinanza emessa oggi nell’ambito dell’inchiesta della procura di Napoli sugli appalti Finmeccanica. «Così noi – aggiunge De Simone – entriamo con i piedi nel piatto in modo ancora più pesante perché abbiamo il tempo di fargli capire un po’ noi cosa sappiamo fare» Secondo il gip, la conversazione dimostra «la visione unitaria del gruppo in relazione agli appalti relativi alla sicurezza». Sono centinaia le conversazioni intercettate nell’ambito dell’inchiesta avviata nel 2007 dai magistrati della procura di Napoli. In alcune si ricorre a espressioni colorite, in altre sono contenuti anche pesanti giudizi sui pm che conducono l’indagine. E’ il caso del colloquio tra il prefetto Giovanna Iurato e il marito, Giovanni Grazioli, ingegnere e collaboratore di Elsag, una delle società del gruppo Finmeccanica finite nel mirino degli inquirenti partenopei. «Sono sempre questi soliti squalliducci di magistrati da salotto televisivo che devono assolutamente far vedere che sono bravi», dice Grazioli. Nella stessa telefonata sempre Grazioli, riferendosi ancora ai magistrati: «questa gente si comporta in modo ignobile. Senza la minima professionalità, senza il minimo senso del dovere, semplicemente con lo scopo di apparire sui giornali e di risultare simpatici a qualcuno per poi fare carriera; questa è la magistratura, lo sapevamo da prima, non è una novità». Uno degli snodi fondamentali dell’indagine è rappresentato dal trasferimento da Napoli del questore Oscar Fioriolli, avvicendato da Antonino Puglisi. Quest’ultimo, infatti, secondo la ricostruzione dei magistrati, si oppone alla realizzazione della “Cittadella della Polizia”, contrariamente al suo predecessore. In una telefonata Lucio Gentile, indicato come faccendiere e intermediario di affari, chiede a Fioriolli di presentargli Puglisi: «ma tu, prima di andare via, mi puoi dare una ‘consecutio temporum’ con il tuo, con Puglisi, con quello che viene, come….». Poi si informa: «com’è, una brava persona?». E di lì a poco specifica. «Tipo noi, voglio dire, una persona abbastanza… E’ tipo noi, abbastanza affabile?». Fioriolli risponde: «sì, sì sì». Gentile incalza: «no, se magari una sera prima di andare via, oppure anche nei primi giorni durante il trasloco riusciamo a fare una cena con lui». Agli atti dell’inchiesta vi è l’intercettazione di un colloquio tra l’ex vicecapo della polizia Nicola Izzo e il prefetto Giovanna Iurato, entrambi indagati. Dice la Iurato: «Comunque siccome tu dicevi di andare avanti, naturalmente per andare avanti quella era la strada per non perdere i soldi. Era solo quella la strada, non è che ce n’erano altre». Izzo replica: «Gianna, sicuramente era quella la strada, sicuramente era quella la strada legale perché non è che abbiamo detto facciamolo perché era una strada illegale». Per il gip si tratta di una conversazione, avvenuta all’indomani del coinvolgimento nell’inchiesta della Iurato, «per certi versi drammatica perché giocata in punto di fioretto dai due protagonisti pienamente coinvolti che tentavano di rimbalzarsi reciprocamente la responsabilità delle scelte nella consapevolezza della loro illegittimità».

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