Mer. Lug 17th, 2019

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Approvata la nuova legge sull’editoria ma c’è il trucco

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E’ finita l’epoca della stampa “gonfiata” per avere contributi a pioggia. Di una revisione della spesa, o per meglio dire degli sprechi, si avvertiva da tempo l’esigenza nel campo editoriale. Da oggi la musica cambia, con l’approvazione definitiva e la conversione in legge da parte della Camera dei Deputati del “Decreto Editoria” già varato dal Senato che, in attesa di una più complessiva ridefinizione delle forme di sostegno al settore,
di Vera Arabino

E’ finita l’epoca della stampa “gonfiata” per avere contributi a pioggia. Di una revisione della spesa, o per meglio dire degli sprechi, si avvertiva da tempo l’esigenza nel campo editoriale.
Da oggi la musica cambia, con l’approvazione definitiva e la conversione in legge da parte della Camera dei Deputati del “Decreto Editoria” già varato dal Senato che, in attesa di una più complessiva ridefinizione delle forme di sostegno al settore, mira a razionalizzare finalmente l’utilizzo delle risorse pubbliche. Vengono confermate tutte le principali novità del provvedimento fortemente voluto dal Governo Monti: in estrema sintesi si correla il contributo per le imprese editoriali agli effettivi livelli di vendita e di occupazione professionale. Insomma, d’ora innanzi, conteranno le copie effettivamente vendute e non quelle stampate per essere distribuite ad arte, conterà il numero di giornalisti realmente occupati e, dulcis in fundo, se ci si avvierà a lasciare la carta per il digitale sarà tanto meglio. Questa nuova disciplina dovrebbe avere efficacia per i prossimi due anni, in attesa del riordino complessivo del settore a partire dal 2014, quando il Fondo per l’editoria dovrebbe scomparire per lasciare il posto ad un sistema di incentivi. Solo per quest’anno, dunque, il fondo sarà pari a 120 milioni di euro, mentre per i prossimi due anni le risorse saranno pari a 56 e a 64 milioni di euro. Dopo quel periodo, il cosiddetto decreto salva Italia prevede la cessazione del contributo diretto.
«La legge rende finalmente chiaro che l’editoria è un settore che merita sostegno pubblico soltanto sulla base di criteri di trasparenza e di qualificazione professionale espressa e misurata attraverso il lavoro giornalistico regolarmente inquadrato secondo contratto collettivo, diritto del lavoro e obblighi previdenziali – è il commento di Franco Siddi – In una parola: contributi sì ma a giornali veri fatti da giornalisti e solo se espressione di idee politiche, culturali, cooperative vere, minoranze linguistiche o destinati alle comunità italiane all’estero. Ma la legge sarebbe sprecata e inutile se resterà senza adeguata copertura di fondi, visto che per l’esercizio in corso, sinora, sono previsti solo 57milioni di euro». Ecco perché il segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana invoca una celere copertura di bilancio commisurata al fabbisogno e sollecita altrettanta celerità per l’approvazione della proposta di legge sull’equo compenso del lavoro dei giornalisti autonomi e precari, autentico nervo scoperto della categoria.
Va segnalato infine che, sempre in materia di editoria, la Commissione cultura della Camera ha calendarizzato l’avvio dell’esame del provvedimento che conferisce al Governo una delega, da esercitare entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, per la definizione di nuove forme di sostegno all’editoria e per lo sviluppo del mercato editoriale. In particolare, si prevede: il riordino della normativa vigente, al fine di contenere gli oneri e consentire una maggiore selezione dei beneficiari; la previsione di incentivi per l’avvio di nuove imprese editoriali, per l’innovazione tecnologica e per la multimedialità; la promozione della lettura; la ridefinizione del quadro delle competenze, anche in materia di diritto d’autore e comunicazione istituzionale.

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