Home
Tu sei qui: Home » Ethos » Scrittura e vita » Apriamoci a Dio che è presente nel mondo con la parola

Apriamoci a Dio che è presente nel mondo con la parola

Apriamoci a Dio che è presente nel mondo con la parola
di Michele Santangelo

Papa Francesco in visista ad AssisiIl cristiano, e con lui la chiesa intera, è chiamato a vivere la propria vita come proteso tra due estremi: da una parte egli è immerso nella vita pratica, nei problemi di tutti i giorni, tra mille bisogni, impegni di famiglia, di lavoro e quant’altro è legato all’esistenza, dall’altro, però, non rimane abbarbicato solo al presente, ma è proteso verso il futuro; un futuro, tra l’altro, illuminato dalla speranza che rende più facile ed agevole un presente molte volte segnato dalle rinunce, dalle difficoltà.

È il destino, questo, anche della Chiesa che è per sua natura pellegrina. Essa è in cammino sulle strade del mondo, ma, ed è anche la lezione della Pasqua che ancora ci viene resa presente in queste domeniche, è in attesa di vedere realizzata in modo compiuto la sua speranza di salvezza per sé e per l’intera umanità. Ciò, tuttavia, non vuol dire che essa non partecipi all’insieme delle realtà presenti, cercando di alimentare la fiducia facendo da sostegno ai più deboli, a quelli che hanno più bisogno, che sperimentano la solitudine e la sofferenza. Senza dire che essa stessa si trova a volte a scontare confronto e tensioni interne, come già succedeva nei suoi primi tempi, situazione a cui si riferisce la prima lettura della liturgia domenicale tratta dagli Atti degli Apostoli, quando a ridosso del Concilio di Gerusalemme, si trovavano a confrontarsi due orientamenti teologici, l’uno di tendenza giudaica che sosteneva la necessità di conservare certe prescrizioni ebraiche per quelli che abbracciavano il cristianesimo, e l’altro improntato maggiormente all’insegnamento di S. Paolo che sottolineava l’originalità del messaggio evangelico, nel quale è contenuto già tutto ciò che serve a caratterizzare il cristiano, cioè la conversione del cuore e la fedeltà al Vangelo. A ben vedere, succede ancora oggi con modalità diverse e con oggetti di discussione e confronto di altro tenore, nello sforzo da parte delle differenti sensibilità presenti all’interno della Chiesa dei nostri tempi, di rendere più attuale il messaggio di Cristo, in modo che tutti, “fino agli estremi confini della terra”, possano sentirsi figli di Dio e destinatari del suo progetto di salvezza. Lo dimostra il dibattito che si sta animando intorno all’ultima Esortazione Apostolica di Papa Francesco intitolata Amoris Laetitia, (La gioia dell’amore), sull’amore nella famiglia, dove il Pontefice assegna ad essa un ruolo che risulta ancora più ricco proprio in considerazione della complessità dei problemi che ne attraversano l’esistenza: «la Bibbia è popolata da famiglie, da generazioni, da storie di amore e di crisi familiari». La «coppia che ama e genera la vita è la vera “scultura” vivente, capace di manifestare il Dio creatore e salvatore. Perciò l’amore fecondo viene ad essere il simbolo delle realtà intime di Dio».  Al di là delle prescrizioni e delle norme regolatrici con cui anche la Chiesa umanamente cerca di regolare il suo andamento, il papa vuol far capire che anche per lei, sempre, c’è un presente da rispettare con i suoi tempi e con le sue problematiche. All’interno della comunità ecclesiale ci sono tanti suoi figli nei confronti dei quali va maggiormente esercitata la virtù della misericordia per attendere anche quelli che mostrano maggiore lentezza nel cammino dello spirito e nei confronti dei quali certe disposizioni possono rappresentare un ulteriore freno. Pur in presenza dell’invito alla perfezione da parte della fede cristiana, c’è un legame con la storia, con la realtà quotidiana che non può essere tagliato, pena la creazione di altri steccati, di altre esclusioni. Osservare la Parola di Dio, come ci avvisa il brano di vangelo di S. Giovanni, non può ridursi ad un semplice richiamo moralistico all’osservanza dei comandamenti, ma contiene l’invito ad aprirsi a Dio, presente nel mondo con la parola e, quel che è fondamentale, con la persona di Gesù, con l’aiuto dello Spirito: “… lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. Al culmine di questo cammino c’è il dono della pace: “vi do la mia pace”, dice Gesù, quella vera, “non come la dà il mondo”. Li conosciamo quelli che annunciano pace ad ogni pie’ sospinto e poi non fanno altro che creare confusione ed anche altre tragedie. La comunione con Dio crea pace, perché Dio è solo amore e misericordia.

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3641

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto