Aria di “fiscal cliff” negli Usa, maggiori tasse per chi ha di più

Aria di “fiscal cliff” negli Usa, maggiori tasse per chi ha di più
di Vincenzo Pascale (da NY City)

Mentre nelle città americane si celebrava l’arrivo del nuovo anno in tono dimesso e non senza una velata preoccupazione per lo stato dell’economia nazionale e mondiale, celata dall’immancabile ottimismo d’oltreoceano, a Washington – nei palazzo del potere – deputati e senatori si confrontavano serratamente sulla importante legge denominata “fiscal cliff” (baratro fiscale). Si tratta di un pacchetto legge fortemente voluto dal Presidente Obama, fieramente osteggiata dai repubblicani sostenuti da pochi democratici non convinti della bontà della proposta Obama e preoccupati che il loro assenso metterebbe a rischio la rielezione nel loro collegio. In sintesi la proposta Obama prevede un aumento dell’aliquota fiscale dal 36 al 39% per i redditi superiori a 450mila dollari e l’estensione dell’assegno di disoccupazione a due anni dall’uno attuale. Una manovra finanziaria che secondo I repubblicani aumenterebbe il debito pubblico mentre secondo Obama e il gruppo dei democratici che lo sostiene permetterebbe una riformulazione dello stato sociale favorendo l’istruzione di quanti si trovano fuori dal mondo del lavoro, ma soprattutto ridarebbe speranza a quanti nel corso degli ultimi decenni, in difficoltà lavorative, si sono sentiti abbandonati dallo Stato. Sono in gioco due visioni differenti dell’America: una iperliberista sostenuta dai repubblicani che vedono l’aumento della tassazione per le fasce di reddito alte un attentato alla libertà personale e l’estensione del welfare una forte ingerenza dello Stato nella vita degli individui ed una visione diremmo roosveltiana, che intende compattare la nazione e mobilitarla intorno alla causa del lavoro e della capacità della politica di gestire la crisi morale e la sfiducia nel futuro che serpeggia tra il ceto medio ed operaio americano. Alla fine prevarrà, come è prassi, della politica americana la mediazione capace di mitigare gli aspri confronti tra i due partiti. La leadership di Obama ne uscirà mutata, rafforzata tra i democratici, osteggiata tra i repubblicani. Il segnale politico ed economico che l’America di Obama manderà al mondo, tuttavia, sarà molto chiaro. Durante una difficile congiuntura economica e politica la politica deve ritornare a guidare il futuro delle nazioni attraverso leggi e strategie capaci di rivedere il patto sociale sul quale si costruisce il futuro di una nazione. Più Stato e maggiore tassazione ai redditi elevati è la ricetta che l’America di Obama presenta per fronteggiare una crisi economica mondiale.

redazioneIconfronti

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