Mar. Giu 18th, 2019

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Arresti a Cava, così Carleo ha tentato di smontare l’accusa

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Respinte tutte le accuse, il vicesindaco ha chiarito la propria posizione ai Pm Montemurro e Di Florio

Il vicesindaco di Cava de’ Tirreni Alfonso Carleo, finito ai domiciliari insieme al dirigente comunale Antonino Attanasio, al funzionario del Comune Gianluigi Accarino, al tecnico comunale Carmine Vitale (in carcere invece il tecnico del Comune Franco Porcelli e l’imprenditore Michele Russo), per un presunto patto tra funzionari pubblici per pilotare le gare d’appalto, ha respinto tutte le accuse e ha chiarito la propria posizione ai Pm Montemurro e Di Florio. In sostanza, ha spiegato Carleo, lui aveva contatti con tanti imprenditori che chiedevano i giusti pagamenti al Comune di Cava de’ Tirreni dopo i ritardi per i lavori già effettuati, che non era a conoscenza delle opere oggetto delle accuse, conoscenza avuta solo quando Russo ha cominciato a sollecitare il pagamento dovuto dal Comune, e che non ci sarebbe stato alcun scambio di voto, ma solo l’impiego degli attacchini “guidati” dallo stesso Russo. Quest’ultimo, infatti, era a capo di una squadra impiegata nell’ultime amministrative per il comune metelliano per affiggere i manifesti elettorali di alcuni candidati al consiglio comunale. Il vicesindaco ha spiegato ai magistrati anche che lo stesso Russo negli anni precedenti era a “servizio” pure di alcuni esponenti del centrosinistra cavese.
Per quanto riguarda il rifacimento del muro a sostegno della strada comunale “I traversa Di Florio”, per il quale, secondo i magistrati sarebbe stato attestato falsamente in una determina dirigenziale un iter istruttorio e una falsa ricerca di mercato, il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici ha chiarito che ha saputo di questi lavori solo quando l’imprenditore che aveva eseguito l’opera, Michele Russo, in seguito al ritardo nei pagamenti da parte del Comune ha pressato lui ed altri funzionari per saldare le fatture. Si trattava di circa 40mila euro che dovevano essere saldati. Carleo ha spiegato che lui era il “terminale” delle proteste di parecchi imprenditori, preoccupati per i ritardi dell’ente comunale nei pagamenti dei lavori pubblici regolarmente assegnati, anche di quegli appalti che erano iniziati prima del suo arrivo nella Giunta, nel settembre 2010. Lavori che riguardavano anche quelli eseguiti in somma urgenza, come appunto quello del muro in questione. E anche Russo risultava tra gli imprenditori che protestavano con il Comune e di conseguenza con l’assessore ai lavori pubblici per i ritardi. Lo stesso vicesindaco ha anche ricordato come Russo, finito agli arresti, fosse già titolare dei un’impresa che lavorava per il Comune – anche con appalti di somma urgenza – prima del suo ingresso in Giunta. E questo però non gli avrebbe impedito alcuni “scivoloni” come quando da capo degli attacchini metelliani avrebbe litigato con altri attacchini per l’affissione dei manifesti elettorali.
Ha rinunciato, invece, all’interrogatorio l’ingegnere Accarino, in attesa di approfondire gli atti dell’indagine.

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