Lun. Ago 19th, 2019

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Arresti a Cava de’ Tirreni, crolla il castello di accuse

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A Michele Russo non viene più contestata l'aggravante del metodo mafioso

Si sgretola pezzo per pezzo l’inchiesta del Pm Vincenzo Montemurro sugli appalti a Cava de’ Tirreni: a Michele Russo, l’imprenditore arrestato insieme ad altre cinque persone lo scorso 26 novembre, perché ritenuto parte di un patto di potere con forti relazioni interpersonali per l’assegnazione di appalti pubblici, non viene più contestata l’aggravante del metodo mafioso. Pertanto, sembra più difficile a questo punto dimostrare la partecipazione al “patto”. Anche perché l’imprenditore da oggi è agli arresti domiciliari, accusato solamente di falso e abuso. Il giudice per le indagini preliminari Enzo Di Florio ha scarcerato l’indagato che si trovava in carcere proprio dal 26 novembre, accogliendo la richiesta dell’avvocato Mario Valiante. L’inchiesta tuttavia prosegue: previsti per domani gli interrogatori dell’ingegnere Gianluigi Accarino (funzionario del settore Lavori Pubblici al Comune di Cava dei Tirreni), di un consigliere comunale indagato a piede libero e di un imprenditore che avrebbe esibito un falso preventivo per lavori pubblici. “Michele ’u picciotto” è presidente della cooperativa Libera che ufficialmente si occupa di manutenzione e giardinaggio, l’uomo ufficiosamente dal 2000 ha il monopolio delle affissioni in città durante le campagne elettorali. E proprio da qui sarebbe partita l’operazione “Tsunami 1”, da un litigio tra attacchini, qualche parola grossa volata tra due gruppi di persone, che probabilmente vedeva presente anche Michele Russo. L’indagato nel corso degli interrogatori svoltisi lo scorso 3 dicembre, ha rispedito al mittente tutte le accuse del Pm ribadendo di avere effettuato per il Comune di Cava dei Tirreni solo piccoli lavori e di non aver mai avuto assegnazioni che riguardassero grossi appalti. Proprio per quei lavori effettuati per il Comune della provincia di Salerno l’uomo è finito nei guai con la giustizia, pur non essendo stato neanche pagato – come più volte sottolineato durante gli interrogatori -. E invece l’attività di “capo” degli attacchini è finita sotto la lente di ingrandimento: per il sostituto procuratore Montemurro, Russo durante le elezioni amministrative del 2010 aveva praticato azioni intimidatorie e violente contro l’ex consigliere di maggioranza Matteo Monetta e dell’ex assessore Mario Pannullo. Contestato anche il fatto che lo stesso imprenditore si era occupato della campagna elettorale del futuro sindaco Marco Galdi e del futuro vicensindaco Alfonso Carleo occupandosi dell’affissione dei manifesti proprio per Carleo, arrivando a contrastare numerosi altri “attacchini” di candidati.

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