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Asl Na, in vacanza a Capodanno con i soldi dei viaggi della speranza

Asl Na, in vacanza a Capodanno con i soldi dei viaggi della speranza

Venivano rimborsati come viaggi per controlli medici ma in realtà, in alcuni casi, erano solo soggiorni di piacere a Parigi, anche a Capodanno. Emerge dall’inchiesta che questa mattina ha portato alla notifica di 17 ordinanze cautelari (15 arresti domiciliari e 2 obblighi di dimora) e di 18 avvisi di conclusione delle indagini preliminari. Nessuno degli indagati è stato condotto in carcere perché si tratta di trapiantati i quali hanno comunque necessità di curarsi.
Nel dettaglio quindici persone sono state arrestate e condotte ai domiciliari e altre 2 hanno ricevuto un’ordinanza di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria con l’accusa di associazione per delinquere, contraffazione di pubblici sigilli, falsità ideologica e truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale. I carabinieri del Nas di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Procura-sezione reati contro la pubblica amministrazione, diretto dal procuratore aggiunto Francesco Greco. I militari avrebbero fatto chiarezza sull’esistenza di un illecito traffico di false richieste di rimborso spese per prestazioni sanitarie effettuate presso centri ospedalieri esteri gestito da un’organizzazione, prevalentemente costituita da pazienti aderenti ad un’associazione di trapiantati epatici con sede a Napoli, allo scopo di ottenere «ingenti illeciti rimborsi dalle competenti aziende sanitarie locali», spiegano in Procura. La truffa ammonterebbe a circa 1 mln e 200 mila euro.
Nell’inchiesta ci sono altri 18 indagati nell’inchiesta; gli indagati hanno ricevuto un avviso di chiusura indagini. L’inchiesta è nata due anni fa, quando gli uomini del Nas, diretti dal tenente colonnello Alessandro Lombardi, hanno notato alcune anomalie nelle spese per i rimborsi in alcune aziende sanitarie e ospedaliere. In particolare, ad esempio, controlli effettuati da un malato a Parigi nel periodo di Capodanno, con viaggio iniziato il 31 dicembre e rientro il 2 gennaio successivo. Il “dominus” dell’organizzazione era il presidente dell’associazione di trapiantati epatici con sede a Napoli, insieme ad alcuni dei consiglieri. Gli illeciti si protraevano da tre anni. Gli indagati sfruttavano la possibilità di usufruire tre volte l’anno di un rimborso da parte delle Asl per sottoporsi a visite mediche all’estero. In molti casi facevano risultare di recarsi a Parigi in wagon lits il cui biglietto di prima classe costa 720 euro, ma anziché il biglietto originale, che non veniva mai emesso, consegnavano alle Asl il ticket della sola prenotazione, che costa pochi euro.
I trapiantati epatici hanno diritto al rimborso delle spese per controlli ogni 4 mesi, e, mentre alcuni degli aderenti all’associazioni li compivano regolarmente, altri lo facevano solo con documenti, percependo però il rimborso, grazie a un sistema creato “in casa”, spiega Lombardi, stampando cioè tutto il necessario attraverso un computer con particolari software, persino le carte degli imbarchi per voli aerei mai effettuati, naturalmente con la banda nera non magnetica. Alcuni degli associati, poi, dai viaggi esteri regolarmente compiuti, portavano qualche ricevuta in più che poi è servita a fabbricare quelle false. Nel pc sequestrato, i Nas hanno trovato persino la riproduzione della carta intestata degli ospedali francesi in cui i pazienti avrebbero dovuto compiere gli accertamenti. Tra gli indagati, anche due dipendenti di una agenzia di viaggi. Nessuna complicità, invece, all’interno delle Asl, dicono gli investigatori, anzi vari episodi di velate intimidazioni di dipendenti quando le pratiche venivano bloccate per qualche sospetto su anomalie. I militari del Nas hanno trovato errori ortografici nel francese dei documenti, confermati dai loro colleghi d’oltralpe con cui si è instaurata una collaborazione proficua, e timbri con vistosi errori di scrittura o peculiarità, magari usati su documenti che avrebbero dovuto essere emessi da enti diversi. Per mesi hanno analizzato documentazione sequestrata nelle Asl, e poi a casa degli arrestati e nella sede dell’associazione trapiantati, luoghi in cui anche oggi sono state compiute altre perquisizioni.

 

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