Asserviti al profitto. E la terra diventa veleno

Asserviti al profitto. E la terra diventa veleno
di Corrado Caso
Corrado Caso, medico e letterato
Corrado Caso, medico e letterato

“Non siamo ciechi…viviamo in una realtà alla quale cerchiamo di adattarci come alghe che si piegano sotto la spinta del mare”. È l’amara riflessione del Principe di Saline nel romanzo di Tommasi di Lampedusa “Il Gattopardo”.

Nulla sarà come prima… Un manipolo di camicie rosse scese irresistibile e incendiario lungo il Tirreno. S’imbarcò a Genova e raggiunse Marsala. Nell’oscurità della notte tracciò i contorni della grande bellezza. Ricucì la molteplicità degli idiomi, delle usanze in una bandiera di tre colori che sventolò sui Campanile, i Municipi delle città in festa. Erano giovani pronti a sacrificare la loro esistenza per un ideale antico e raccogliere sotto uno stesso cielo popoli diversi geneticamente figli della stessa terra.

In quegli anni la guerra inasprì i cardi che puntuti si colorarono di rosso. Divise la pula dai semi e quest’ultimi li sparse sulla nuda terra e divennero pietre miliari di una nuova storia.

Garibaldi fu colpito in Aspromonte dai piemontesi! Il protagonista di mille guerre, l’eroe di mille nazioni che la leggenda aveva reso invulnerabile fu ferito ad una gamba e al cuore delle idee. Fu, allora, che Bixio ordinò di fare gl’italiani e credette di poterlo fare a colpi di scalpello ma la pietra del Vesuvio è un insolito diamante nero e duro come l’inferno e la corona inglese e il grande muratore spuntiva ogni arnese nelle officine dei grandi palazzi della city. Vittorio Emanuele aveva la barba e un collo doppio e apnoico risvegliato dalla pupilla inaccessibile, dolorosa come uno spillo nella carne di Camillo il conte di Cavour. Fu così che sul trono delle due Sicilie sedette il ventre flaccido di un furto, un inganno liquido e melmoso che arrugginì i cannoni dell’esercito borbonico, ne affondò la potente flotta e gonfiò le pance dei generali che iniziarono a parlare una lingua diversa rinnegando il più bel dialetto del mondo. Non c’era più il Borbone e nella Reggia del Vanvitelli i funzionari sedettero sui bidè scambiandoli per sedie.

Garibaldi l’eroe dei due mondi, fu colpito in Aspromonte e disse “Obbedisco”. La narrazione del suo eroismo, l’ala protettiva del mito non lo salvarono dalla ferocia dei piemontesi. Forse la nuda terra, ancora oggi, partorisce fiori di sangue. L’eroe cadde e comprese che i sognatori sarebbero diventati poeti e non più uomini d’azione mentre a Mentana i francesi facevano strage dei veri patrioti riuscendo a preservare il potere temporale dei Papi.

“La storia come insegna la storia è scritta dai vincitori”.

Così le vittime furono carnefici, i patrioti briganti, i morti assassinati di Bronte contadini esageratamente sindacalizzati. La storia è fatta di “corsi e ricorsi”: anni a seguire a Portella della Ginestra tutto si sarebbe ripetuto in veste diversa.

La menzogna diventa verità e passa alla storia! I soldati di piombo non si muovono, sono senza espressione ma una mano li spinge e una mente ne decreta l’ora della morte e loro “…si piegano sotto la spinta del mare”.

Diversamente alla fine della nostra storia il suono della tromba dei Bersaglieri, lo sventolio di piume di gallo cedrone agitate dal vento e la piccola vedetta lombarda rese tutto credibile. La gente comune, quella che aspetta, agitò i panni della povertà sugli usci delle abitazioni, per le strade in festa. “Arrivano i nostri” e non erano i “Nostri” ma sogni e illusioni che svanirono all’alba. I “Nostri” nella storia arrivano per trucidare gli indiani, tutti gli indiani della terra strappandoli dalla loro pelle, confondendone l’identità e il diritto ad essere lasciati in pace con le loro cose.

Non dissimile la realtà che viviamo. La precede un secolo di odio che ha profondamente lacerato le nazioni schierandole su fronti contrapposti armando la mano di assassini e paranoici contro popoli inerti. Monti, valli, mare e cielo conobbero l’orrore.

Anni dopo cadde il muro di Berlino. I mattoni erano di carne martoriata. Ma, senza che ce ne accorgessimo, avevamo indossato una pelle aliena: un diverso Dna costruito in euro, debiti, fallimenti, ruberie. Ancora una volta gli ideali si erano arenati nei caveau delle banche. Non più vecchie divise, non il rumore secco dei tacchi degli stivali o l’esaltazione di parole d’ordine ma una guerra strisciante di interessi nazionali, sovranazionali, regionali e condominiali che ha trasformato le persone, modificato il linguaggio, destrutturato i buoni propositi. Una luna malefica e nascosta scrive del destino e della stessa stabilità delle nazioni. Oggi approda sulle nostre coste un esercito di disperati che chiede la ragione di secoli di sfruttamento e guerre. I più fortunati sono nutriti da una placenta di morte, una gelatina che li accompagnerà per l’eternità. Perdono figli, parenti e la vita. Le carrette del mare sbarcano indifferentemente popoli affamati e terrore assassino.

I miei amici viaggiano di notte dormendo sui sedili di un pullman. Hanno il sonno inquieto dei senza lavoro, dei precari. Il popolo meridionale è, ormai, una realtà migrante. Molti abbandonano l’Italia sfiduciati dalle chiacchiere dei politici e dalla volgare propaganda dei leghisti. La mia terra è diventata veleno, la mia terra è abbandonata e asservita alla logica del profitto di chi chiama il popolo dei martiri, un popolo di terroni e ne minaccia con le scorie industriali esistenza e vita nel disinteresse generale. Gli adulti collezionano tumori, i nati malattie genetiche e un alto tasso di leucemia, gli animali incredulità e morte.

In copertina, la interminabile odissea dei migranti

 

redazioneIconfronti

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