Gio. Ago 22nd, 2019

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Assicurazioni ingiuste con il Sud, ma il web ci potrà salvare

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“Parlar male delle assicurazioni è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, si rischia il facile populismo alla Grillo. Credo invece si debba analizzare la questione nel suo complesso”. Non risparmia certo le critiche Claudio Nobis (foto), giornalista di lungo corso, autore e conduttore radiofonico, massimo esperto italiano del mondo dell’automobile, fondatore e direttore per anni di Repubblica Auto, oggi attivo con il suo blog claudionobis.it, senza però rinunciare alla lucidità.
Claudio Nobis
di Alfonso Liguori

Claudio Nobis“Parlar male delle assicurazioni è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, si rischia il facile populismo alla Grillo. Credo invece si debba analizzare la questione nel suo complesso”.
Non risparmia certo le critiche Claudio Nobis (foto), giornalista di lungo corso, autore e conduttore radiofonico, massimo esperto italiano del mondo dell’automobile, fondatore e direttore per anni di Repubblica Auto, oggi attivo con il suo blog claudionobis.it, senza però rinunciare alla lucidità.
“Negli ultimi anni qualche passo in avanti si è fatto, penso all’indennizzo diretto. Il problema è che siamo di fronte ad un vero e proprio ginepraio. Chiunque abbia provato a fare una seria inchiesta giornalistica, si è regolarmente perso nei chilometri di archivio dell’Ania, senza giungere a risultati concreti”.
Questo come mai?
Perché siamo di fronte a un potere più che forte, che riesce a condizionare fortemente la politica. Per assurdo le assicurazioni sono peggio dei petrolieri. Questi, per lo meno, hanno un prodotto tangibile che subisce oscillazioni, anche se sappiamo che l’aumento è sempre rapido mentre la discesa del prezzo quasi inesistente. I costi delle assicurazioni, invece, sono come i costi degli allibratori: un’azienda finanziaria che punta sul tuo rischio, se hai incidenti ha vinto, al contrario vediamo se e quando ti rimborsa.
E le liberalizzazioni pare proprio non abbiano aiutato.
Anche qui è fin troppo facile dire, e capire, che facciano cartello. Le uniche cose che stanno facendo sono le trattazioni on line, che ti fanno risparmiare perché tagliano fuori i costi delle agenzie.
Ma in questo modo si perdono anche posti di lavoro.
È il futuro, e c’è poco da fare. Solo che ormai, tutti fanno tutto via web, anche esagerando. Mia madre ha quasi 90 anni, l’Inps ovviamente lo sa, eppure le manda una lettera in cui le dice che se vuole accedere, deve prendere il Pin, girare la password, andare sul sito, ecc. Ma cosa può saperne mia madre?! Siamo all’assurdo.
Assurdo come il fatto che la legge stabilisce la obbligatorietà della RC auto, ma i prezzi siano lasciati alle decisioni dei privati. Non crede che dovrebbe essere lo stesso Stato a determinare i costi?
E questo è il punto centrale. I Governi hanno lo pseudo-potere di chiedere alle compagnie di migliorare le tariffe. Le assicurazioni rispondono che va bene. Solo che il calcolo dei rischi è di loro competenza, e con il calcolo delle famose medie del mezzo pollo di Trilussa, si può dimostrare l’indimostrabile.
Così l’area meridionale si ritrova all’indice.
Basandosi sul luogo comune delle truffe e del non rispetto delle regole sulla viabilità. Un luogo comune anche difficile da smontare quando ti ritrovi nel traffico di Napoli e vedi la gente senza casco, senza cinture, che passa con il rosso, ecc. Dovrebbe entrare in gioco, a questo punto, ciò che in Italia non conta mai: la storia personale. Ci saranno anche i truffatori o gli indisciplinati, ma se per dieci anni non ho avuto incidenti, deve valere qualcosa. Non si può essere condannati a vita all’immagine negativa.
Dati pubblicati in un articolo dell’11 maggio di quest’anno dal Sole24 ore sono chiari: negli ultimi cinque anni, 11% di incidenti al Sud, 12,7 % al Nord e 15,1% al Centro. Automobilisti meridionali, quindi, più virtuosi degli altri: si può parlare, anche in questo caso, di una forma di razzismo?
Non arriverei a questo. Ma certamente siamo nella linea dell’ingiusto. Ribadisco: devono cominciare a contare le storie personali. In Campania, per esempio, saremo anche in un’area a rischio, ma il “mio rischio”, se sono uno che non fa incidenti, deve essere considerato. Oggi, per fortuna, le assicurazioni on line, cominciano ad offrire un nuovo strumento che può cambiare decisamente la situazione: l’assicurazione sulla base degli effettivi chilometri percorsi. Questo, se non sarà gestito con furbate, credo porterà a costi nettamente più bassi”.
Il mercato dell’auto, cosa nota, è in nettissima crisi, quanto incidono i costi assicurativi?
Da morire. Fanno parte dei cosidetti costi fissi, cui non puoi sottrarti, e di fronte ai quali l’unico modo che hai per difenderti sul serio è non usare l’automobile, risparmiando così sulla benzina. È evidente che non ha senso. Monti sbaglia nettamente quando calcola gli incassi dello Stato dando per scontata la parità di uso e consumo. Ci sono, ad esempio, gli “automobilisti di servizio”, quelli che devono usare l’auto per lavoro. Bene, per costoro la quota benzina e la quota assicurativa sono due costi letali.
Nascono sul web, contro la sperequazione attuate dalle compagnie assicurative, gruppi di agguerriti cittadini meridionali, alcuni anche con nomi simpatici e ad effetto come “Mo bast!”. Crede che la rete riuscirà lì dove la politica fallisce?
Il web è un toccasana per rovesciare la partita, non ci si fa certo la rivoluzione, che resta prerogativa della piazza, ma lè sicuramente il luogo della “chiamata alle armi”. Si pensi solo alla vicenda Obama, o, restando in casa nostra, al movimento di Grillo. Chiaro che il comico genovese è persona di grande carisma, ma oggi, che si è collegati dovunque, con un costante cordone ombelicale, anche il signor nessuno può arrivare a scuotere e demolire certi poteri. Credo che sia divenuta l’unica democratizzazione possibile.

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