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Assunta Almirante, donna. Ma non Donna Assunta

Assunta Almirante, donna. Ma non Donna Assunta
di Carmelo Currò

Da diverso tempo, fra gli altri titoli che vengono esibiti in Italia senza alcun diritto (e che finalmente in molti cominciano a contestare), segnalo, anche alla diretta interessata, l’erroneo vezzo di utilizzare e far utilizzare il titolo di Donna. Mi riferisco ad Assunta Almirante, vedova del leader del vecchio Movimento sociale ed aspirante Madre nobile della destra italiana, tradita a suo dire dai delfini stessi del suo defunto e secondo marito il quale – come Di Pietro – avrebbe dunque dimostrato di non saper scegliere bene le figure dei propri collaboratori.
Come si sa, a parte l’abitudine di chiamare – specialmente nell’Italia meridionale – Don e Donna le persone anziane in segno di rispetto o chiunque appartenesse a un ceto sociale appena di poco superiore a quello dei braccianti, non solo questo appellativo costituisce un abuso ma non è indice di alcun titolo nobiliare; sia pur utile, nel caso in questione, ad accreditare presso il pubblico un’immagine di superiorità sociale e culturale, in particolare quando la signora parla in televisione o sui giornali consigliando e indirizzando volenti e nolenti su qualsiasi questione le appaia importante.
Una volta c’era l’abitudine di chiamare Donna la moglie del Presidente della repubblica o di quello del Consiglio. Ed in questo non si sbagliava, essendo queste dame perfettamente abilitate, in virtù delle cariche, sia pur temporanee dei mariti, a uno status superiore che le poneva al gradino naturalmente più elevato e le metteva in diretto contatto con regnanti e altri soggetti di primo piano della scena internazionale.
Per il resto, a parte alcune limitate annotazioni da parte di parroci e di vescovi sui loro registri, e solo per persone considerate nobili, i titoli di Don e Donna erano riservati esclusivamente alle persone che ricevevano tale qualifica all’atto della concessione degli altri titoli.
Di particolare importanza era questo titolo in Sardegna, legato agli altri di Cavaliere e Nobile, e portato anche dai Sovrani aragonesi, oltre che agli esponenti della sola nobiltà e specificato nel diploma (cf. tra gli altri anche F. LODDO CANEPA, Cavalierato e Nobiltà in Sardegna, Cagliari 1931, pp. 7 e ss.).
Mi si faceva notare qualche anno fa che la signora Almirante aveva sollevato la discendenza del suo defunto secondo marito da una famiglia di duchi Almirante di Napoli. Ma, a parte il fatto che le cognominanze in Italia sono numerosissime, la famiglia in questione pare sia già estinta da secoli (se ne aveva notizia nel 1725: cf. B. CANDIDA GONZAGA, Memorie delle Famiglie nobili delle province meridionali d’Italia, V, Napoli 1875, p.148, n.1).
La signora Almirante e i suoi ammiratori hanno allora ripiegato sul fatto che il suo primo marito fosse stato un marchese, che la famiglia di origine fosse di una certa rilevanza e che l’uso del Donna era anche una forma di considerazione. In tutti i casi, niente a che vedere con il diritto.
La stessa Assunta Almirante, forse nell’intenzione di definire la questione, mi ha scritto: “sono nata in Calabria da una buona famiglia e all’epoca si usava così al sud, raccontavano i miei genitori che appena nata già dicevano è nata donna assuntina. Come poi ha giustamente detto la signora (una signora intervenuta su face-book) il mio primo matrimonio ha contribuito al permanere del donna”. Ovviamente, queste sono frasi che non significano niente, tanto che ho dovuto rispondere che l’uso contadino di chiamare “donna” chiunque non zappasse la terra non è valido ad assegnare un titolo. Inoltre un nobile può non avere il titolo di Don e quindi a sua moglie non va dato quello di Donna. E che un preteso nobile o un vero Don questo dovrebbe saperlo. E infine, poiché La signora Almirante è passata a un secondo matrimonio, tutto quello che dipendeva dal primo non ha più alcun valore, appellativi inclusi.
Insomma, rassegnazione ad essere donna solo per quanto riguarda la sua conformazione fisica.
La signora Almirante è donna ma non “Donna”.

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