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Assurda l’equazione immigrato uguale delinquente (o disertore)

Assurda l’equazione immigrato uguale delinquente (o disertore)
di Gennaro Avallone

L’onorevole Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia ha detto in Parlamento, nella seduta del 2 luglio 2018, che “gli immigrati che commettono reati sono solo dei delinquenti”, mentre chi scappa dalla guerra è, per lui, “un disertore e non un migrante” .

Come al solito, quando si parla di migrazioni molti politici tendono a mettere insieme questioni che dovrebbero stare separate. E, quindi, sbagliano, sul piano logico oltre che dell’argomentazione.

Gennaro Avallone

Gennaro Avallone

Per quanto riguarda il primo aspetto, va ricordato che se si commette un reato, ci sono i tribunali a decidere cosa è accaduto e a riconoscere le eventuali pene. Non è sicuramente un parlamentare a prendere questo tipo di decisione. Dunque, in modo indipendente dalla nazionalità di origine, è il sistema della giustizia a verificare reati e pene. Non altri. E l’essere di un paese straniero o, addirittura, africano non è né un’aggravante né una condizione che interessa la magistratura e le verifiche ed indagini da parte degli organismi di polizia. D’altronde, anche per chi subisce un reato non è la nazionalità dell’autore a rendere l’offesa, l’aggressione o il furto subito più o meno grave. Il furto non è meno grave se commesso da un italiano e più grave se agito da uno straniero, ovviamente.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, l’onorevole Cirielli dimentica che la diserzione è un atto nobile, che mette a rischio la vita di chi lo attua, in quanto è un atto contro la logica della guerra. Solo il pensiero nemico dell’umanità di chi in guerra non ci va a morire può esaltare la guerra stessa. Solo la logica guerrafondaia amica dei capi e dei padroni può parlare contro la diserzione, al contrario cantata nella tradizione anarchica e socialista, come, ad esempio, in “Ero un povero disertore”, che ha sempre riconosciuto nella guerra un sacrificio di vite umane, solitamente di origine popolare e proletaria, a vantaggio dei potenti oltre che della continuazione del capitalismo e dell’imperialismo. A questa tradizione l’onorevole Cirielli è evidentemente non solo estraneo ma ovviamente nemico. È per questo che l’odio che le sue parole esprimono sono simili a quelle di chi durante il fascismo invitava, con lo stesso triste ardore, e da dietro la scrivania, a morire per il Duce e a combattere gli antifascisti. Da quella retorica l’Italia si è liberata 70 anni fa e non saranno sicuramente gli eredi di quella storia così atroce per l’Italia e il mondo intero a farla ritornare, neanche nella chiave attuale della guerra alle migrazioni.

Come cantava Fabrizio De André in “Maria nella bottega di un falegname”, “Mio martello non colpisce, pialla mia non taglia per foggiare gambe nuove a chi le offrì in battaglia, ma tre croci, due per chi disertò per rubare, la più grande per chi guerra insegnò a disertare”.

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