Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Ethos » Scrittura e vita » Attenti alla ricchezza, vanità della vanità

Attenti alla ricchezza, vanità della vanità

Attenti alla ricchezza, vanità della vanità
di Michele Santangelo

Parable of the rich man*oil on panel*31.9 x 42.5 cm*signed b.l.: RH. 1627.I brani di Sacra Scrittura di questa XVIII domenica del tempo ordinario sono l’evidente dimostrazione che il messaggio cristiano va al di là delle circostanze di luogo, di tempo e di ogni situazione particolare, comprese quelle riguardanti la razza, la religione e la condizione sociale di ogni essere umano, per rivolgersi ad ogni uomo che vuol cogliere ciò che è veramente importante nella vita e non confinarla nell’affannosa quanto inutile corsa alla conquista di beni che prima o poi bisognerà lasciare, indipendentemente dalla quantità e qualità di essi. Tutte e tre le brevi letture della liturgia domenicale suonano, per così dire, all’unisono nell’impartire una lezione morale che appare connaturale ad ogni cultura e religione e derivante da una altrettanto universale disillusione conseguente a quell’esecranda fame dell’oro. L’aveva definito così Virgilio, nell’Eneide, qualche decennio prima dell’avvento di Cristo, quell’insaziabile desiderio dell’uomo di accumulare ricchezze sopra ricchezze, descrivendone anche l’abisso di crudeltà a cui può condurre chi da esso si lascia soggiogare: “a cosa non spingi i petti mortali”. Gli scrittori sacri si soffermano sull’amara e triste prospettiva di chi coltiva, a prescindere, la smodata corsa al possesso esclusivamente dei beni terreni. Non lascia adito a dubbi l’espressione, diventata un assioma anche nel linguaggio non religioso, dello straordinario scrittore biblico, Qoelet, che in riferimento al fenomeno dell’accumulo senza limiti delle ricchezze parla di “vanità delle vanità”, anche quando esso è conseguito lavorando “con sapienza, con scienza e con successo”, e il motivo è semplice e indiscutibile: “dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male”. Viene così sottolineato l’immenso vuoto, tale il senso finale del termine “vanità”, a cui è condannata la ricchezza che spesso l’uomo considera come assicurazione e garanzia di gioia e felicità su cui costruire il proprio futuro. Si sa, la delusione è tanto più grave alla fine quanto maggiori erano le attese riposte nello sforzo compiuto. Come dire che non ne vale la pena, anche solo umanamente parlando. Il completamento del ragionamento dello scrittore dell’ Antico Testamento è contenuto nella parabola che Gesù racconta a quel tale tra la folla che gli aveva chiesto di raccomandare al proprio fratello di assegnargli la parte di eredità che gli spettava. A parte la dichiarata incompetenza nel decidere di cose non strettamente aderenti alla sua missione, il Maestro indica all’interlocutore l’atteggiamento giusto da tenere rispetto a certi atteggiamenti interiori da tenere nei confronti della cose materiali: “tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”. E la parabola con cui Gesù cerca di far capire che in fondo a nulla vale tutta la fatica impiegata dall’uomo nell’accumulare, nel guadagnare a qualunque costo, gli serve anche per introdurre nelle considerazioni un elemento nuovo rispetto alle riflessioni del Vecchio Testamento, la decisione di impegnarsi nella vita in vista della realizzazione del regno di Dio nel quale non contano l’aver guadagnato molti beni per molti anni. Davanti a Dio non conta il presentarsi con le mani piene di cose che comunque bisogna lasciarsi alle spalle, ma è importante essere ricchi di buone opere compiute, di fede vissuta, di carità praticata. S. Paolo traccia, in sintesi anche il percorso: “Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria”. In fondo si tratta di un programma che rasserena e rende più accettabile anche l’esistenza su questa terra.

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3460

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto