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Attratti dalla grande gioia del mondo

Attratti dalla grande gioia del mondo
di Michele Santangelo

631_nozze di canaNella liturgia della chiesa cattolica, inizia con questa domenica il periodo dell’anno liturgico indicato come tempo ordinario che, sia pure inframezzato da altri tempi di particolare importanza, come la quaresima e il tempo di Pasqua, è quello che dura più a lungo. Dopo le grandi feste natalizie, sottolineate da una serie di esteriorità, di riti, di tradizioni che hanno polarizzato la nostra attenzione, la celebrazione della domenica orienta la nostra riflessione verso la quotidianità, anche se vi si parla di una festa nuziale, avvenimento che non frequentissimo, attiene tuttavia all’ordinarietà della vita associata e non solo in un contesto cristiano; anzi, con le nuove forme di unioni che si vanno facendo strada, quella sancita dal matrimonio tra un uomo e una donna, e per di più celebrato in chiesa, rischia di diventare una delle tante, aggravata, questa impressione, dalla dilagante crisi familiare e coniugale che ne fa passare in secondo piano il grande valore umano, individuale e sociale. Non era così ai tempi di Gesù, ma non era così già nel contesto del vecchio testamento, come fa capire il brano del profeta proposto nella celebrazione liturgica domenicale. In esso egli ricorre alle immagini legate all’unione tra l’uomo e la donna per indicare il riscatto di Gerusalemme e del suo popolo ad opera del suo Signore: “Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te”. E nel nuovo e salvifico corso impresso da Gesù alla costruzione del rapporto tra Dio e l’uomo, e alla realizzazione del suo disegno di salvezza, il matrimonio, nella dottrina della chiesa, diventa il “segno dell’unione di Cristo alla sua Chiesa”. Nella celebrazione del matrimonio ebraico, la festa nuziale con il pranzo era parte integrante del matrimonio stesso, per cui se essa riusciva male, l’intera celebrazione appariva compromessa. Il banchetto infatti, nell’antichità, era il luogo dell’intimità, della familiarità, dell’amicizia anche se coinvolgeva l’intera comunità. Il riferimento è, com’è facilmente comprensibile, all’episodio raccontato nel brano di vangelo di Giovanni delle nozze di Cana, alle quali intervengono Gesù e Maria, sua Madre in qualità di invitati. Tutti conoscono il fatto: ad un certo punto del pranzo, viene a mancare il vino e su intercessione di Maria interviene Gesù che tramuta in vino il contenuto di ben sei anfore piene di acqua. È probabile che si sia trattato di circa sei ettolitri, ma non è tanto questo quello che conta in questo episodio. Anzi potrebbe apparire perfino strano che la Madonna prima, e poi Gesù con il suo miracoloso intervento, si siano preoccupati di provvedere alla mancanza di vino, in un tempo, il nostro, in cui l’alcool in genere, spesso viene visto come mezzo per esorcizzare le angustie, le preoccupazioni, i dispiaceri e forse evoca immagini non certo di sobrietà, ma di intemperanze, a volte di violenza e quant’altro. È evidente che siamo in un contesto diverso; come il pane, simbolicamente rappresentava e rappresenta ancora oggi ogni cibo che sostenta l’esistenza umana, così il vino è il segno della comunione, della condivisione, della letizia, della bellezza della vita. Sono tante le letture che sono state date a questo episodio della vita di Gesù, tutte giuste, sacrosante, esegeticamente e teologicamente impeccabili. Qui forse conviene sottolineare che innanzi tutto Gesù interviene per non scompaginare il giusto clima di festa che circondava gli sposi. Il “segno di Cana” deve far capire che Dio non è contro la gioia, la spontaneità, la naturalezza. Fare il bene “con la faccia appesa”, come si suol dire, non è segno di vera religiosità. Lo abbiamo riflettuto da poco nel festeggiare con il Natale la venuta di Cristo che fu annunciato come “la grande gioia del mondo”. Papa Francesco sottolineava qualche giorno fa che nel fare il bene si annuncia la gioia del Vangelo. “Chi aiuta un povero, annuncia la gioia del Vangelo”.

In copertina, le Nozze di Cana

 

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