Attratti dalla vera regalità

Attratti dalla vera regalità
di Michele Santangelo

Animazione_liturgica_-_Cristo_Re_-_XXXIV_Domenica_del_Tempo_Ordinario_-_A_(23.XI.2008)_html_m621026f0Si chiude, con questa XXXIV domenica del tempo ordinario, l’anno liturgico e, non a caso, nel calendario della Chiesa troviamo segnata, per questa domenica la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. Come dire che, dopo aver percorso un cammino, presi per mano dalla Parola di Dio che salva mentre avvalora e dà senso al nostro essere uomini, dovremmo essere più degni di far parte di un regno che non conosce confini né di spazio né di tempo. Una titolazione, quella della festa, molto solenne, perfino, a prima vista, eccessiva rispetto all’immagine che di Gesù più spesso ci hanno comunicato le Sacre Scritture, l’insegnamento della Chiesa, l’iconografia, la vita stessa dei santi. Lo abbiamo visto e continuiamo a vederlo non assiso su troni maestosi, ma issato su una croce e con in testa una corona di spine, altro che una corona  d’oro  tempestata di pietre preziose, distintivo dei tanti e tanti re che nei millenni di storia umana, e tanto spesso anche della Chiesa, hanno formato l’immaginario collettivo. È vero che in cima alla croce fu posta, per ordine di Pilato, la scritta: “Gesù Nazareno Re dei Giudei”, ma l’intenzione di chi l’aveva dettata era quella di rendere quasi lapidaria un’accusa, non il riconoscimento di uno stato. Accusa che, oltretutto, se l’era cercata Lui stesso, quando alla domanda del governatore nel Pretorio: “Dunque tu sei re?”, Egli aveva risposto senza esitazione: “Tu lo dici, io sono re”. Al di là della discussione sul reale significato dell’espressione, sta di fatto che motivo principale della sua condanna, fu proprio l’essersi proclamato re. Del resto, l’essere stato annunciato, già prima che nascesse, come re dei Giudei, aveva già offerto ad Erode il pretesto per compiere una vera e propria strage. Ricordate la strage degli innocenti? L’umiltà delle sue origini: un falegname per padre, per madre una sconosciuta ragazza della Galilea; l’estrema indigenza con cui aveva fatto il suo ingresso nella storia – era nato in una grotta – non avevano convinto il sanguinario re che il nuovo arrivato non poteva attentare al suo trono. Né, poi tutta la Sua predicazione fu in grado di far capire che il Suo doveva essere un “regno di giustizia, di pace e di amore”.  Anche oggi, la parola “re” non evoca un’immagine di regno con queste caratteristiche. Purtroppo la storia ci ha abituati ad un concetto di regalità che ha a che fare con ben altri valori. Forse in relazione ad essa la nostra mente va più facilmente a situazioni di strapotere,  di mancanza di libertà, di negazione di diritti  fondamentali, fino all’aberrazione della schiavitù. Quando, nel 1921, Pio XI, istituì la festa di “Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo”, volle con ciò raccogliere il grido che da tante parti dell’Europa e non, s’alzava per le sofferenze inflitte alle popolazioni da varie forme di assolutismo e totalitarismo, alcune incipienti, altre già consolidate. Bisogna riconoscere che, almeno in molte parti del mondo, le condizioni, da questo punto di vista, non sono le stesse di circa un secolo fa.  Pertanto qualcuno potrà anche chiedere se sia proprio opportuno continuare a celebrare questa festa. Tuttavia, non ci vuole molto a rendersi conto che nonostante il conclamato, almeno a parole, valore della democrazia, il pericolo dell’instaurazione di più subdoli e raffinati totalitarismi è quanto mai reale, né bastano a scongiurarli i mezzi tradizionali. Tutto ciò è anche storia recente. È necessario, forse, entrare in un rapporto più profondo proprio con Cristo considerato nella sua regalità, le cui coordinate e basi non provengono dal mondo, dalla nascita, dal potere, dalle ricchezze e neppure dal consenso degli uomini: “Il mio regno non viene da questo mondo…non viene da quaggiù”. Eppure è nel mondo. Per affermarlo non c’è bisogno di sudditi, di funzionari, di soldati. Il Re non ha una corte, ha solo amici. Egli stesso è Figlio dell’amore del Padre, ed è venuto sulla terra per testimoniare questo amore. Per farlo ha fondato un regno e chi ne vuole far parte deve farlo all’insegna della condivisione e su questo i sudditi saranno giudicati: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere…” Quando abbiamo potuto fare tutto questo? “Il re dirà loro: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, (l’affamato, l’assetato, il nudo, il malato, il carcerato…)  l’ avete fatto a me. Venite benedetti, dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”.

redazioneIconfronti

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