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Avventura a New York, alla ricerca di Laura

Avventura a New York, alla ricerca di Laura

Gianfranco Rizzo – “Il caffè di Turing” (Roma, 2012, pagg. 85, 12 euro)

di Barbara Ruggiero

Un viaggio a New York, l’incontro più volte immaginato con l’irraggiungibile Laura, humor stile inglese e l’immancabile caffè, icona dell’italiano all’estero che cerca disperatamente tracce di casa in un espresso mai uguale a quello napoletano.
Sono tutti gli ingredienti di base del nuovo libro di Gianfranco Rizzo, ordinario di Macchine e Sistemi Energetici e presidente dell’Area Didattica di Ingegneria Meccanica dell’Università di Salerno, che questa volta si cimenta – ben riuscendo – in un ermetico romanzo. Un racconto di ottanta pagine che si leggono tutte d’un fiato, un flusso di pensieri che rende il lettore partecipe delle stesse situazioni che vive il protagonista; un racconto a tratti comico, ironico e a tratti thriller. Pagine che mescolano sapientemente vari generi letterari per confluire in un unico racconto: Il caffè di Turing.
Il titolo ricorda la macchina di Turing, che manipola i dati presenti su un nastro e, sulla base di una serie di regole ben definite, le rielabora; per qualcuno la macchina di Turing è stata l’antenato dei computer programmabili che conosciamo noi oggi; per qualche altro rappresenta la prima forma della macchina del pensiero. E attorno a Turing, alla sua macchina e a un progetto top secret cui sta lavorando Laura ruota l’intero racconto.
Fa da sfondo alla storia principale l’intero mondo accademico con i suoi vizi e le sue virtù che l’autore non manca di porre sotto i riflettori. Ci sembra di assistere così in prima persona al noioso simposio internazionale, motivo “ufficiale” della presenza del nostro protagonista a New York, con tanto di cena finale a base di meschinità, ritualità e – perché no?! – anche ricatti.
Intanto l’evanescente e irraggiungibile Laura sembra aver studiato un algoritmo che consente all’intelligenza artificiale di funzionare in tempo reale; e il protagonista lo scoprirà nel corso degli eventi che si dipaneranno in un finale thrilling.

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Non è una rivelazione in assoluto Gianfranco Rizzo nelle vesti di scrittore, perché la sua personalità poliedrica ci ha già abituati a inquadrarlo in un contesto inedito nel quale il rigore dello scienziato e la sua arte (musicale) si incontrano senza diffidenze e antagonismi. Una fedeltà, la sua, alle stesse origini della scienza, nata circa 2500 anni fa dalla constatazione pitagorica di suoni consonanti e dissonanti, dalla certezza di un mondo naturale legato all’arcano soggettivo della musica (musiké per i greci era l’area protetta dalle muse) proprio attraverso il ponte rigoroso della matematica. Per uno scienziato-musicista di indomabile creatività era inevitabile l’approdo letterario, quindi l’abbandono al racconto denso e diretto, che simboleggia il fluido, inarrestabile corso della vita nella quale le due culture – umanesimo e scienza – si incontrano, si guardano negli occhi e si dimostrano il teorema avventuroso e imprevedibile della storia.
Rizzo questa rivelazione la cerca e la favorisce con disinvolta e colta esuberanza, quasi come involontario atto creativo, anche nel gioco obliquo e sinistro del finale thrilling.
(a. m.)

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