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Baci e biberon a fondo perduto

Baci e biberon a fondo perduto
di Nicoletta Tancredi

poppata-notturnaSvezzamento ovvero stettamento: come passare dalla tetta al cucchiaino con nonchalance. Le so tutte.
Ho letto e riletto sul tema, in versione cartacea e digitale. Senza contare poi che ne ho già svezzata una, che ora mangia a meraviglia, tutta compita, come un’adulta che, a guardarla, a volte, fa impressione. Insomma, sono piena di teoria e di pratica, di sapere e di esperienza. Non temo nulla e dunque non mi spaventa convincere Camilla che deve dire “addio” anche alla poppata notturna, l’ultima rimasta. Perché tanto lo sappiamo sia io sia lei che di “poppata” nel senso stretto del termine non si tratta. È solo una richiesta di affetto, mica fame? Un modo per dire “mamma, ci sei? Mi vuoi bene? Forse dormivi?” Sì, dormivo, mia cara Camilla, ma stanotte ti becchi il ciuccio. Perché è chiaro che ciucci ma non mangi, che questo tuo svegliarti e risvegliarti, a volte anche ogni ora, puntuale come un orologio svizzero, non dipende dall’appetito. È ovvio! Tu senti l’odore di mamma tua, ti senti coccolata, abbracciata stretta stretta. Un po’ ti cullo, un altro po’ ti sbaciucchio, leggermente. Senti il contatto pelle a pelle e poi torni a fare sogni sereni.
Ma ora siamo arrivati alla fine di questo splendido idillio. L’ha detto anche il dottore. Dobbiamo “staccarci”, almeno in questo senso. Senza contare che, secondo me, ormai di latte se ce n’è, ce n’è pochissimo. Quasi niente, seppure! Sono lontani i tempi del tiralatte. Così dormo tranquilla.
Ma ecco che ti sento, mi svegli. In automatico mi verrebbe di attaccarti al seno. Ma mi ricordo cosa ti ho detto la sera prima (cioè due ore fa!). Sono fiduciosa, anzi sicura che tutto andrà per il verso giusto. “Ecco il ciuccio, amore di mamma!” Il tono della mia voce è pacato. “Prendi, a mamma, su” Da mamma che sa il fatto suo. Una di quelle di Bollea, che non sbagliano mai.
“Ma come non lo vuoi? Aspetta un attimo, ecco qui. Shhh non piangere che si sveglia anche Paola”. Niente da fare.
“Camilla a mamma, come fai a non avere sonno? Sei sazia, pulita. (Nei momenti di pianto ininterrotto mi sembra sempre di rivivere la scena della lavatrice in «Così parlò Bellavista») Cosa ti può mancare?”… “E su, Cami, dai”.
Me la stringo forte al petto. “Tanto tu vuoi solo sentire il contatto? Che mamma ti ama, non è vero?” E invece Camilla cerca il seno. Ah abitudini dure a finire!
“Ma tu cerchi solo bacini: vedi mamma te ne dà tanti! Ma non strillare, ti prego, tra un po’ si sveglia tutto il vicinato!”
Ma niente. Niente da fare. Forse non vuole il ciuccio perché non le piace. Intanto si è svegliato anche il papà.
“Vuoi andare a prepararle un po’ di latte in polvere? Giusto per darle l’illusione che stia ciucciando davvero?”
Tempo due minuti ed ecco il biberon. Ah! Funge da tappo. È il silenzio. Socchiudo gli occhi e aspetto che si calmi. Altri due minuti e li riapro. Meno 180 grammi!
Ah però! Era tutto qui il tuo affetto per me? In 180 grammi di latte?

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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