Gio. Lug 18th, 2019

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Bagnoli, business del racket tra fondi europei e flop

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Già negli anni ’90 estorsioni a Città della Scienza. Guerra di successione ai D’Ausilio

Foto: corriere.it

di Gianmaria Roberti
Foto: corriere.it
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La grande posta in palio è sempre quella, i soldi da estorcere, la tassa all’antistato. Anche dopo la decapitazione del clan del boss Mimì D’Ausilio, o’ sfregiato fanatico del fitness, preso 3 anni fa a Villaricca, in un covo pieno di armi e pizzini. La mappa del racket a Bagnoli, ex periferia industriale, su cui è piovuta una pioggia di fondi europei. Doveva essere l’archetipo della rinascita di Napoli, un’area da riconvertire all’economia sostenibile. È rimasto un deserto di promesse, un grumo di guai finanziari e incapacità amministrative. Ma le risorse sono arrivate eccome, a Bagnoli. Quattro anni fa, la Corte dei Conti sostenne che “la responsabilità del raggiungimento di risultati così scarsi, non è addebitabile alla mancanza di fondi, che al contrario sono stati elargiti – spiegarono i giudici contabili – ma al complesso degli organi istituzionali coinvolti del tutto inadeguati che nel corso di più di un decennio non sono stati in grado di trovare soluzione alle problematiche che via via si sono presentate”. Quella valanga da decine di milioni di euro fa troppo gola. E a Bagnoli, il pizzo è sempre stata una legge a cui nessuno si è sottratto. Appalti pubblici ed esercizi commerciali. Tutti si piegano, senza sconti. Anche a Città della Scienza. Estorsori dei clan D’Ausilio e Mazzarella finirono alla sbarra perché nel 1999 costrinsero un imprenditore edile a pagare per continuare i lavori lì, all’interno dell’ente della Fondazione Idis. Nel mirino della camorra c’è tutta l’area ex industriale, palmo a palmo. A cominciare dai terreni Italsider, dove la bonifica dall’amianto segna il passo. Incombono le difficoltà della Regione nell’erogare i fondi, bloccati dal Patto di stabilità, e i problemi finanziari della Bagnolifutura, la spa di trasformazione urbana proprietaria dei suoli. Un varco in cui i clan hanno già pensato di infilarsi: una perquisizione in casa di Mimi ‘o sfregiato consentì di trovare documenti per la costruzione di un centro turistico in quell’area. Arresti e pentimenti hanno messo al tappeto il clan D’Ausilio, ma la musica non è cambiata. Il business del pizzo non conosce freni, né limiti. Lo scorso ottobre finì in manette un gruppo di 14 persone, guidato da un ex affiliato del vecchio clan egemone, con l’accusa di aver imposto il pizzo sugli affitti ad appartementi della zona. Soldi da spremere, ancora e ancora, fino all’ultima stilla. Secondo l’ultima relazione semestrale della Dia, tra Bagnoli, Agnano e Cavalleggeri d’Aosta, a comandare sarebbe un manipolo di scissionisti del clan D’Ausilio. Uno scenario fluido, dove non mancano ribaltoni e colpi di coda. Con una sola costante: il racket. Una morsa attuata con minacce, attentati, e la stretta dell’usura. Lo spiegò un costruttore vittima dei clan, divenuto testimone di giustizia, che svelò la storia di due fratelli commercianti nella rete degli strozzini. Per uno che parla, in tanti restano muti. «Si è giunti all’operazione solo grazie all’attività investigativa e allo strumento delle intercettazioni telefoniche e ambientali – dichiarò Alessandro Pennasilico, uno dei coordinatori della dda napoletana, dopo un blitz da 20 arresti nel clan D’Ausilio 2 anni fa – le quali si rivelano sempre un’ottima arma contro la criminalità organizzata. Da parte delle vittime invece solo omertà». Un altro muro da superare, se le indagini sul rogo a Città della Scienza conducessero verso la pista dei clan.

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