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Basta con i fondamentalismi, all’Italia serve il governo delle riforme

Basta con i fondamentalismi, all’Italia serve il governo delle riforme
di Luigi Ciancio *
www.lacittàdisalerno.it

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Temo di questo momento politico la generalizzazione e l’approssimazione delle analisi, che sono due mali italiani molto concreti. Pur concordando con le analisi di don Aniello Manganiello e aderendo già da questo momento alle iniziative che metterà in campo per la seconda metà di marzo, nel corso della giornata per la legalità e contro le mafie, devo dire che non mi sembra il caso di far aderire il presunto nuovo corso ai messaggi, spesso subliminali, che provengono da nuove e ancora indefinibili forze politiche. Il rischio è quello di fare di tutta l’erba un fascio oppure, come si dice con metafora mai più calzante, di gettare via con l’acqua anche il bambino.

La cosiddetta seconda repubblica, è vero, è stata una profonda delusione. Abbiamo assistito al protrarsi nel tempo, per circa vent’anni, del clima e delle pratiche della prima repubblica, quella che ha sollevato l’Italia dalle rovine della guerra, allevandola però sul soffice guanciale del debito pubblico e di una sorta di “autarchia” di spesa iper protetta dagli Usa. Sono state, la prima e la seconda repubblica, esperienze eticamente riprovevoli perché hanno dato vita, in maniera sempre più progressiva, e negli ultimi anni inesorabilmente precipitosa, ad una classe politico-istituzionale per la quale rinviamo a quanto “scoperto” da Stella e Rizzo. Tutto vero, don Aniello ha ragione. Ma la politica, io aggiungo, non è una linea retta, è fatta di fasi, di congiunture anche lunghe, dalle quali con senso dio responsabilità occorrerà prendere le file dell’unica strada che potrebbe portarci fuori della crisi, il riformismo.

Nel dopoguerra, la Costituzione gettò le basi etiche e politiche della grande riforma della rinascita e l’interesse pubblico divenne quello prevalente tra tutti gli interessi individuali e di parte. Perciò mi terrorizza la chiusura di movimenti e partiti fondamentalisti nell’angustia delle proprie ragioni, come fa Grillo. Il riformismo ha bisogno di coesione e di pazienza, di tessere fili comuni di intesa, di piattaforme e di programmi, nei quali dovranno necessariamente scolorarsi le visioni individuali più spigolose.

Non basta dire andiamo a votare di nuovo dopo due o tre riforme.

Le riforme, hanno insegnato i padri del socialismo umanitario e non dogmatico, hanno bisogno di tempi e di serenità. Non esistono le riforme a tempo. Solo gli interventi urgenti e le misure-tampone sono a tempo, perché fanno leva sulla legittima impazienza della gente. Le riforme no, bisogna sostenerne la cultura senza il cappio del tempo che ti stringe il collo. Certo, la situazione è difficile, ma io credo che al presidente Giorgio Napolitano non difettino l’esperienza e la pragmaticità che potrebbero consentirgli di deliniare uno scenario governativo di grande affidabilità, nel quale magari le maggiori esperienze professionali e di settore del nostro paese possano convivere con un’area politica che si trasformi, per qualche anno, in una maggioranza funzionale e “di scopo”. Ovviamente lo scopo, il solo che riesco ad immaginare, è l’interesse degli italiani.

 

* segretario regionale Feneal Uil

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