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Basta con le zuppe pronte, non ci resta che essere consapevoli

Basta con le zuppe pronte, non ci resta che essere consapevoli
di Alfonso Liguori

È domenica. Le Borse sono chiuse e miracolosamente lo spread non balla e la crisi non c’è. Gian Maria Talamo, rappresentante Campania della Assohotel e presidente del Consorzio Positano Lyfe, ha simpaticamente osservato sulla sua pagina Facebook: “Aboliamo la settimana, diciamo che è sempre domenica e la crisi è sparita!”. Bastasse questo, caro Gian Maria…
Ma Talamo sa, col suo passato di pregevole attore diplomato all’Accademia “S. D’Amico” in Roma, che le parole, nella loro leggerezza, hanno un incidente valore. La differenza tra il dire una cosa e il non dirla è quanto meno nell’innestare il dubbio, nel minare una certezza, nel far nascere un sospetto.
Tutto questo la politica (ancor più “il potere”) lo sa benissimo, e spudoratamente ci gioca fino al punto che spesso noi cittadini-ascoltatori perdiamo il rapporto non solo con la realtà ma con le nostre stesse percezioni. “L’ha detto, l’aveva detto, lo ricordo, l’ho sentito!… Ora dice il contrario, dice di non averlo mai detto. Che mi sia sbagliato, che non abbia sentito bene?! Forse non l’ho sentito…”. Il “corto circuito” tra noi e noi stessi diventa feroce, profondo al punto da negare anche il nostro corpo, i suoi sensi, le sue funzioni, vivendo così in una costante destabilizzazione.
Innegabile che il web, con il moltiplicarsi esponenziale dell’informazione, abbia contribuito ad amplificare e accelerare questo processo, in una vera e propria battaglia delle informazioni da cui traiamo a un tempo sbandamento e giovamento, e possiamo sicuramente affermare che se non fosse per Internet non conosceremmo una miriade di cose che l’informazione tradizionale non dice o è costretta a non dire (a volte per semplici motivi di spazio).
Il cittadino-ascoltatore, per non sentirsi come un cubetto di ghiaccio in uno shaker, ha forse solo due possibilità: limitarsi alla estrema sintesi dei titoli e sottotitoli; investire buona parte del suo tempo per cercare di farse una propria idea. Ovvio che la vita quotidiana porti i più ad optare per la prima linea di condotta, altrettanto ovvio che questa opzione sia estremamente limitante.
C’è poi “la terza via”, quella di coloro che si richiudono nel loro piccolo mondo negandosi al rapporto con l’informazione. Nel caso si trovassero coinvolti in discussioni, essi risolvono con frasi fatte, luoghi comuni, o nette affermazioni che indicano una precisa volontà di allontanare da loro l’argomento del contendere. “Tanto so’ tutti ladri!”, e la questione è risolta.
Preso “per stanchezza” il cittadino tende sempre più a distanziare da sé la percezione dei problemi, cerca la salvezza singola, la via di fuga solitaria, nella quale si aggroviglia senza più percepire che sarà proprio questa a portarlo alla disfatta, trascinando con sé altre decine di anelli della catena. Mezzo principale prescelto e agognato per l’attuazione della personale salvezza, il danaro, tanto danaro: il popolino gioca (anche quello che non ha), la bella ragazza fa uso scellerato del suo corpo, il politico arraffa più che può (per gli eventuali processi ci vorranno anni), l’amministratore distrae fondi, l’imprenditore usa tutti i mezzi per accaparrarsi forniture o appalti, il finanziere specula in barba a qualsiasi principio etico… e chiunque possa spremere il limone lo fa, forte anche di un diffuso sentimento popolare che in fondo all’animo giustifica questa “ricerca della personale salvezza”, vissuta spesso anche con ammirazione e invidia.
È domenica. L’aria è grigia, e l’estate è ormai finita. Ci attende un altro drammatico inverno. Le Borse saranno pure chiuse, ma le notizie non si fermano. Ci chiedono sacrifici, ma per cosa, per chi? Non sarà che l’unico, vero sacrificio che dovremmo fare è quello di andarci a cercare da soli le notizie, di costruirci una opinione, di tornare a essere cittadini consapevoli e partecipanti? Se “il tempo è danaro” come diceva il vecchio adagio, non sarà che per uscire da questa crisi totale ci convenga investire qualche ora alla ricerca di “altra informazione” non accontentandoci della solita zuppa bella e pronta, magari avvelenata?
Ecco, l’ho detto. Spero vi venga qualche dubbio…

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Commenti (1)

  • Patrizia

    Forse chi è distratto o preferisce non sentire, non vedere e non parlare di ciò che sta accadendo, resterà per sempre inconsapevolmente complice di questo declino. Forse sarà necessario che il manipolo di coraggiosi “consapevoli” continuino con il loro incessante tam tam, fino a quando anche solo uno di noi lettori avrà voglia di sapere e di capire.Oppure la verità è che tutti i grandi cambiamenti, quelli profondi e significativi, hanno sempre bisogno di tempo per sedimentare, strato dopo strato, fino ad emergere. Ciò che si vede in superficie, lo sappiamo, spesso è solo la punta dell’iceberg e quel che io vedo in superficie ora, è fermento, è condivisione, è un inizio. Il web ha aperto la strada, ma quando la gente è stordita, disinteressata, annichilita, rimane confusa di fronte all’improvviso eccesso di informazioni, all’impegno di fare una scelta. E allora spesso si ferma, indietreggia, temporeggia, ma non significa che non stia osservando ciò che accade. I più forti si tuffano a capofitto in questo mare di notizie e così diventano parte attiva del sistema o quanto meno coscienti di ciò che li circonda e forse saranno loro a trascinarsi dietro gli altri..dando il buon esempio, come buoni genitori. Infondo siamo tutti ….comici, spaventati guerrieri come scriveva S. Benni. E allora l’unica informazione che ancora manca al cittadino, è che lui ha il potere di sapere, di dissentire e di prepararsi al momento in cui potrà materialmente intervenire per cambiare le cose. Capire che in benessere del propirio Paese è fondamentale, per preservare quello individuale, non è un’infiormazione purtroppo, ed è quindi un principio più difficile da trasmettere. Difficile ma non impossibile.

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