Basta pretese di superiorità, solo chi si umilia sarà esaltato

Basta pretese di superiorità, solo chi si umilia sarà esaltato
di Luigi Rossi

umiltàIl passo del vangelo della domenica XXII per annum viene sintetizzato dalla famosa espressione: “chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato” presentando Gesù intento a commentare i comportamenti da tenere dopo aver ricevuto un invito a pranzo. Egli non enumera prassi da galateo, frutto dalla saggezza umana o di calcoli sottili. Anche per questa evenienza le sue sono parole di vita eterna, come si desume dall’immagine del banchetto al quale Gesù fa riferimento: evento “escatologico” che impegna gli invitati a scegliersi un posto mentre il padrone di casa pronuncia il giudizio finale. Occasione per riflettere sul rapporto intercorso fra uomo e Dio, giudizio del cuore e non delle apparenze, diventa una sollecitazione ad umiliarsi, cioè imitare Gesù che con i fatti si è fatto obbediente, comportandosi sempre come colui che serve fino nella tomba. Allora il Padre lo ha messo a capo dell’universo e la centralità di Gesù mediatore dell’alleanza nuova, come si legge nella seconda lettura, induce Paolo ad affermare nella lettera ai Filippesi: ”abbiate gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”.

L’umiltà diventa quindi una questione di scelte, di atteggiamenti concreti, disponibilità ad uscire da noi stessi, abbandonare le nostre pretese di superiorità da superman, pronti a tendere la mano verso i fratelli e servirli per amore e non per calcolo attendendo vantaggi ed onori, ma in piena gratuità perché il cristiano si pone agli antipodi rispetto alla logica utilitaristica del “nessuno fa niente per niente”.

Il Vangelo propone di invitare poveri, storpi, zoppi, ciechi quando si offre un pranzo, processione di indigenti e bisognosi, immagine utilizzata dal profeta Isaia per evocare i tempi messianici della liberazione. Rivolgersi a chi non può contraccambiare dimostra che si è disposti a vivere non per se stessi, ma portando i pesi degli altri: vera forma dell’umiltà cristiana e perfetta imitazione di Dio il quale, essendo al vertice, nelle relazioni che sollecita non può fare altro che andare in giù, pugno in faccia alla logica del mondo prono all’arrivismo per farsi valere ed ascendere sempre più in alto.

Umiltà evoca l’humus, cioè la terra e ci riporta al tema del creato e della sua salvaguardia che la Conferenza Episcopale Italiana invita a considerare il 1° settembre. Per la Campania fino ad ora non è stata una occasione per prendere coscienza del grave problema legato ad un uso scellerato dei beni gratuiti che abbiamo ricevuto in abbondanza e che sprechiamo o distruggiamo, incapaci di conservali per le generazioni a venire. Anche se non tutta l’Italia è afflitta dall’inquinamento ormai insopportabile della terra dei fuochi, comunque è oggetto di un perverso uso speculativo del territorio, contro il quale dovremo prendere posizione e, soprattutto, costruire la barriera di una coscienza ecologica idonea per educare le giovani generazioni a rispettare madre terra. Perciò, trasformiamo questa domenica anche in un’occasione per chiedere perdono alla madre terra per come ne abusiamo.

Insignificanti omuncoli, per egoismo e smania di arricchimento abbiamo trasformato una delle regioni più belle della penisola in un letamaio. Sfruttamento, avidità, violenza richiedono una energica azione di riparazione prima che, oltre a sciupare la bellezza, non si determini una situazione di non ritorno che metta in forse la vivibilità del pianeta. Anche per questa situazione si sollecita un grande atto di umiltà: la consapevolezza cioè di affermare, senza remore o paure, da dove veniamo e di cosa siamo fatti: umiltà da humus, pugno di terra dal quale l’amore di Dio ha voluto far germinare l’uomo perché potesse con lui iniziare un’eterna relazione di amore, un banchetto nel quale la vivanda prevalente è la serena e gioconda consapevolezza che, affratellati, tutti sono impegnati a celebrare l’amore di Dio.

redazioneIconfronti

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