Bauman, Mauro: scorci di senso oltre la Babele

Bauman, Mauro: scorci di senso oltre la Babele

Zygmunt Bauman-Ezio Mauro
Babel, trad. di Z. Bauman, a cura di M. Sampaolo
Editori Laterza, 2015

di Luigi Zampoli

CopertinaBABELL’entropia non è solo un mutamento disordinato di un sistema infinito, non richiede l’osservazione dell’universo all’infuori di noi, per poter essere compresa. La dilatazione è ormai ovunque, nei nostri spazi e nei nostri tempi, miniaturizza i nostri valori, le nostre vite e l’ethos condiviso.
L’ambizioso dialogo tra Zygmunt Bauman, sociologo tra i più influenti della contemporaneità, ed Ezio Mauro, direttore di Repubblica, ritorna su temi già affrontati dal primo nella “saga” della modernità liquida, con un’ulteriore scansione della condizione dell’uomo del nostro tempo.
I principi fondanti di una comunità di individui ricevono potenti sollecitazioni dalle dinamiche della globalizzazione, di fronte alle quali il disordine e il disorientamento si appropriano delle nostre vite. “Il caso e la necessità” di J. Monod ritorna d’attualità.
C’è qualcosa di poetico, esistenzialista in tutto questo, non a caso il prologo del libro è una citazione di Borges, tratta dal suo racconto “La lotteria a Babilonia”.
Gli uomini ripensano loro stessi in vita, nascendo e morendo molte volte all’interno di una vita stessa. Sono in qualche modo costretti ad affidarsi ad una lotteria, essendo venuti meno i riferimenti spaziali e temporali dell’esistenza.
Bauman e Mauro attualizzano la profezia di Borges: viviamo il tempo di una nuova Babele, dove le nostre azioni preordinate per il raggiungimento di un determinato scopo hanno esiti imprevisti, eppure in qualche modo non inattesi e non privi di effetti benefici.
Ezio Mauro descrive gli scenari che attraversano noi e le nostre istituzioni, Bauman li storicizza; è un dialogo che si alimenta di connessioni tra il generale e il particolare. Il punto di partenza è la disarticolazione della struttura sociale e istituzionale dell’Occidente, uno sgretolamento progressivo che avviene sotto i nostri occhi, traghettando il nostro tempo verso una dimensione d’interregno, un topos senza nome, nel quale soggetti singoli e collettivi si muovono come tribù preistoriche alla ricerca dell’opportunità giusta, della necessità contingente da soddisfare.
L’“insieme” attuale è disorganico, vitale, elastico, incontenibile e la nostra attitudine all’ambiente collettivo pubblico ne risente. L’espressione individuale è frammentaria, il commento ha sostituito il discorso. Questo può renderci vulnerabili, assuefatti a un’incomunicabilità latente, eppure non è un processo irreversibile. Bauman e Mauro si attardano con abilità e sapienza sulle forme, i contenitori dell’agire umano, sullo scenario babelico e transeunte di questi tempi di grandi trasformazioni; rimangono concetti e auspici ancora da sviluppare, ma già presenti in nuce nei nuovi movimenti collettivi che si affacciano sulla scena. Il disordine magmatico non è un dato permanente, la velocità di quest’era tecnocratica lascia varchi incustoditi da individuare. Gli autori si congedano dai lettori indicando, forse con eccesso di astrazione, alcuni esiti possibili.
Bisogna tornare al “dubito, ergo sum”, se tutto ciò che si muove sopra le nostre teste (istituzioni sovranazionali, agenzie economiche e multinazionali), disegna uno spazio neutro in cui costringere le nostre vite, noi possiamo e dobbiamo fermarci a riflettere. Se ci si ritrova, nostro malgrado, orientati verso una certa direzione, questo non significa che non possiamo essere, noi stessi, l’accidente imprevisto degli eventi che scompagina i piani prestabiliti.
La lezione è nota e gli autori del libro lo sanno, i riferimenti della grande letteratura hanno disegnato i mondi degli uomini per il passato e il presente. E il futuro? In “Il Maestro e Margherita “ di Bulgakov, citato nel libro, il controllo totale dell’autorità sugli uomini ha la presunzione di essere eterno, ma ha davanti a sé un orizzonte invalicabile: Il di là da venire. Il futuro che ci aspetta non è Babel, ma uno spazio sconosciuto.

redazioneIconfronti

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