Mar. Set 17th, 2019

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Beckett, a Salerno lo spettacolo è solo il dopo-spettacolo

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di Pasquale De Cristofaro
di Pasquale De Cristofaro

11102013_benigni-e-braschi-a-Salerno_03Povero Samuel; sorte peggiore non poteva toccargli. Il suo “ Giorni felici” qui a Salerno è stato un grande successo mondano. Certo “mondano” è parola grossa; diciamo meglio: il quarto di mondanità possibile in una piccola città qual è la nostra. Comunque, teatro affollato (non ci vuol molto visto le sue dimensioni), bella gente, e, soprattutto, tanti giornalisti; talmente tanti che la cosa ha fatto gridare al miracolo essendo sempre ben lieti, giù da noi, di stare lontani dalle scene. Forse, il linguaggio teatrale è troppo complesso e antiquato per chi, come loro, viaggia sulle ali leggere della comunicazione contemporanea. Chissà. M’accorgo che comincio ad essere un po’ cattivello e, giuro, questo proprio non lo voglio. Ah! Dimenticavo: era presente in sala anche il primo cittadino. La cosa, inizialmente, ha fatto scalpore. Infatti, è notoria la sua disaffezione all’avanguardia letteraria – ama quella architettonica, ma quella è tutta un’altra storia – , figurarsi quanto interesse potesse suscitargli il teatro della afasia e del non-senso del celebre irlandese. Troppa inazione, uno sterile sproloquiare senza alcuna sintesi, una drammaturgia senza meta e senza speranza; troppo, per uno come lui che alle parole preferisce i fatti. Beckett è quanto di più distante da un decisionista che ama poco il confronto. C’è una cosa che però li unisce; entrambi amano il monologo. Anche “Giorni felici” non è che un monologo mascherato da un improbabile dialogo. Due coniugi chiusi nella loro profonda incomunicabilità. Ma allora cosa ha spinto tanti spettatori al piccolo e non proprio comodo “Ghirelli”? La regia di Andrea Renzi? Il valore attorico di De Francesco? Niente di tutto questo. Dal pomeriggio si sapeva che in sala ci sarebbe stato Roberto Benigni in qualità di spettatore d’eccezione essendo la moglie, l’attrice Nicoletta Braschi, protagonista del testo beckettiano. Una calca, una ressa per ammirare il grande Roberto. Non sembrava possibile che quello scorbutico di irlandese ci mettesse tanto a farla finita. Quando, però, il buio è calato sull’inesausta rappresentazione, l’orda ha potuto finalmente sfogare la gioia di abbracciare il suo idolo. Per farla breve, lo spettacolo vero era il dopo spettacolo. Fuori, in tanto, una pioggia autunnale, molto parigina, incurante del celebre spettatore, era l’unica cosa che sembrava onorare al meglio il genio del povero Samuel.

1 thought on “Beckett, a Salerno lo spettacolo è solo il dopo-spettacolo

  1. vero, un po’ cattivello, un po’ risentito…io non c’ero, sono stato al Ghirelli due volte per due ‘spettacoli’ e ce ne sarebbe di cattiveria da tirar fuori per l’intera operazione ‘teatrale’, l’ennesimo fuoco d’artificio farlocco e fetecchio stile sanmatteo. ma questa volta, all’idea che il sindaco si sia sorbito Beckett quasi sorrido, quasi mi sento meglio perchè quella ‘esaustione’ novecentesca gli sta tutta attaccata addosso come un’ombra di cui non è consapevole, ancora lì a dire l’inutilità e l’improduttività dei discorsi del potere. quasi una maschera di un pulcinella silente che irride i suoi cortigiani. essì, un beckett-pulcinella sarebbe bello inscenarlo. next time?

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