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«Bene il processo alla politica, ma con fatti concreti»

«Bene il processo alla politica, ma con fatti concreti»
Lo psicoanalista Egidio T. Errico

Lo psicoanalista Egidio T. Errico

La “due giorni” di dibattiti sull’euro e sul governo Renzi organizzata alla Libreria Feltrinelli di Salerno da I Confronti ha avuto l’unico limite di non aver previsto, a causa di una intervenuta limitazione del tempo a disposizione, un dibattito tra i relatori e la folta platea. Per questo motivo, mettiamo a disposizione di chi vorrà il nostro spazio per poter esprimere giudizi e valutazioni sui temi dibattuti. Ospitiamo, di seguito, il primo intervento richiesto allo psicoanalista Egidio T. Errico, che ha partecipato alla seconda serata, dedicata alla presentazione del n. 111 di Quaderni Radicali sul Governo Renzi. Errico scrive ad Andrea Manzi, coordinatore de I Confronti e organizzatore dell’iniziativa.

di Egidio T. Errico

Caro Andrea, mi permetta di chiamarla così, più confidenzialmente, con il suo nome. Sono io che ringrazio lei per avermi dato la possibilità di partecipare ad un dibattito così interessante su un argomento che non può non essere di interesse per tutti, in quanto tutti facciamo parte di quella comunità civile che determina comunque le situazioni di politica e di governo che la riguardano. Naturalmente ho partecipato ascoltando e riflettendo non solo come comune cittadino, ma anche come psicoanalista. E dunque per me non è possibile non utilizzare anche un ascolto altro, attraverso un terzo orecchio, che se non può avere la pretesa di cogliere alcunché della realtà inconscia di ciascuno dei relatori -ci mancherebbe, questo come sa sarebbe possibile solo nella stanza d’analisi- nondimeno consente di cogliere quel possibile senso ulteriore che ogni comunicazione interpersonale trasmette in chi ascolta, e che l’ascoltatore tende a sua volta, e a suo modo, a sintetizzare, rielaborare, riformulare in pensieri, riflessioni, questioni sue che può poi sentire necessario riproporre a chi le ha stimolate. Ecco perché il dibattito con chi è invitato a partecipare come ascoltatore è sempre fondamentale. L’invito al dibattito in effetti è una domanda che viene rivolta a chi ha ascoltato, una domanda precisa, fondamentale: “Che ne pensate di quello che si è detto?” Capisco che questa “mancanza” non è dipesa da lei, ma dalla dittatura del tempo. E dunque accogliendo la sua richiesta le rispondo “a caldo”. Talvolta le risposte a caldo sono le più veritiere perché esprimono nella loro immediatezza gli effetti di quanto è emerso in un dibattito. Dunque, a caldo, devo dire che quello che ancora una volta mi ha colpito quando sento parlare di politica (anche in televisione) è questa insistenza nel soffermarsi sull’analisi, anche dettagliata e approfondita, (questa mi sembra essere stata infatti la preoccupazione principale di chi mediava il dibattito) delle capacità mediatiche e di comunicazioni dei politici in questione, Renzi in particolare, essendo il dibattito dedicato ai primi due anni del suo governo. Questa particolare attenzione della politica, sia da parte dei suoi protagonisti, sia da parte di chi la analizza o la commenta è stata peraltro anche da lei molto opportunamente richiamata nel suo intervento. Personalmente avverto come espressione “sintomatica” di un vuoto di contenuti e di idee scivolare continuamente su questi aspetti, come mi sembra essere dello stesso ordine discutere della politica in termini di abilità tattiche in fatto di alleanze, correnti, collocazioni da una o da un’altra parte. La politica viene dunque percepita come un gioco di tecniche mediatiche e strategiche. E i contenuti? I fatti? Le azioni? Dove è l’azione politica? L’atto politico di cui il politico risponde? Nel dibattito è stata più volte richiamata dal conduttore una rubrica mediatica curata dal nostro Presidente del Consiglio intitolata “Matteo risponde” nella quale Renzi risponde alle domande e alle critiche che i cittadini gli rivolgono in tempo reale. Non discuto le migliori intenzioni da parte di Renzi in questa sua azione mediatica e informativa, ma personalmente non penso che questo sia di per sé prova e indice di democrazia, anzi non mi sembra ne abbia molto a che vedere, rischiando piuttosto di apparire come la sua insipida pantomima, che non rende giustizia prima di tutto allo stesso Renzi. La democrazia non può perdere di vista mai il principio che la fonda: quello della rappresentanza, e dunque i politici dovrebbero occupare di più le aule dove si legifera e si governa e meno gli spazi televisivi o della rete. Il tempo di una legislatura non dovrebbe essere impiegato in ore infinite di trasmissioni televisive o in contatti diretti con gli elettori: se eleggo i miei rappresentati e dunque il governo che tale rappresentanza produce, io elettore neanche voglio pensare che poi mi devo mettere a fare domande a un Presidente del consiglio. Insomma mi chiedo cosa ci possa essere di democratico in questa continua spettacolarizzazione della politica sotto i riflettori televisivi. Questo più o meno, a caldo quello che avrei voluto sollecitare. Ma è ovvio che, vista l’ampiezza dei temi e dei rimandi, le sollecitazioni sono state tante. La cosa che più di tutto però avrei voluto chiedere, perché particolarmente a cuore, come esempio di quella sofferenza che una cattiva politica e un cattiva amministrazione – che spesso ne è la conseguenza – riescono produrre, nonché di distanza tra ciò che succede e ciò di cui invece si ci preoccupa, è questo: come pensate possa sentirsi un cittadino, un uomo, un professionista che avendo appena finito di apprendere che un bambino di 5 anni, con seri problemi di fonazione, deve aspettare dal servizio pubblico due anni (questa la lista di attesa) per un intervento di foniatria riabilitativa, intervento che dovrebbe invece essere intrapreso tempestivamente per evitare la cronicizzazione del disturbo, ora si trova qui a sentire di una politica che si preoccupa di come più efficacemente apparire al suo pubblico?. Quando una questione come questa, piuttosto che l’esegesi del Matteo risponde, sarà oggetto di un dibattito sulla politica? Non mi fraintenda, Andrea, non è una critica al suo incontro – che anzi magari ce ne fossero di più – ma una riflessione critica, autocritica anche, sul fatto che questa cultura contemporanea della politica, tutta centrata sull’immagine e sulla efficacia delle tattiche, mi sembra abbia influenzato anche il nostro modo di guardare e di interessarci alla politica, osservando più i riflettori, le luci, e le parti che i suoi attori interpretano e come le interpretano piuttosto che le azioni che i soggetti, i veri soggetti della politica, quelli che in quanto soggetti rispondono delle loro azioni e delle loro etiche, sono chiamati a produrre. Ecco, tutto questo, a caldo, caro Andrea. Con affetto e gratitudine.

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Probabilmente, i relatori hanno indugiato troppo sulle tattiche e sull’ingegneria politica, ma c’è da dire che si trattava di sintetizzare due anni di governo contraddistinti, secondo me, più da una spettacolarizzazione degli obiettivi che da concreti risultati, come credo di aver sottolineato nel mio intervento. Certamente torneremo sulla grave crisi della politica, inquadrandola, però, dalla parte dei cittadini (e non del Palazzo). Sono gli italiani, infatti, che pagano il prezzo più alto dell’attuale decadenza, come lei giustamente ci ricorda. (am)

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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