Lun. Ago 19th, 2019

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Benedetto XVI, la portata assordante di un gesto estremo

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Per seguire le parole del Vangelo si è tolto la gloria del papato e il potere che ha conosciuto
di Rino Mele

benedettoxviSiamo entrati nella storia tante volte negli ultimi anni. Ieri è una di queste: quando uno degli uomini più potenti del mondo si è spogliato di questo suo potere, affermando di voler dedicare i suoi giorni, il suo tempo, la folla dei suoi pensieri alla preghiera. Proprio questo ha detto il Papa nel Concistoro, durante il rito di canonizzazione degli 800 abitanti di Otranto che nel 1480 preferirono la morte per non ripudiare la fede. Il suo gesto ha una portata assordante. Il coraggio di lasciare e ripudiare il potere improvvisamente lo esalta e arricchisce la chiesa di ciò di cui egli si priva. Matteo e Marco, nei loro Vangeli, raccontano di un giovane (anche un papa di 86 anni può diventarlo, se vuole) che viveva la sua ricchezza in modo morigerato e virtuoso. Incontra Cristo e gli chiede cosa deve ancora fare per essere sicuro di raggiungere il regno dei cieli. La risposta impensabile e luminosa è “ Va, vendi tutto ciò che hai, dallo ai poveri e seguimi”. Il giovane s’oscura nel volto, piange di se stesso, tristis (Matteo), contristatus (Marco), s’allontana, è sconfitto dal suo nascosto amore per le cose che possiede e vuol continuare a trattenere con sé. Il Papa si è tolto di dosso la gloria del papato, le ricchezze, lo sconfinato potere che per otto anni ha conosciuto: resta la difficoltà, anche per un papa, di seguire le parole del Vangelo, quel “et da pauperibus” detto da Cristo resta inevaso: i poveri sono al di là di un muro, irraggiungibili. Domani, celebrerà in Piazza San Pietro il suo ultimo “mercoledì delle ceneri”, l’inizio del tempo penitenziale prima di Pasqua. Le ceneri vengono sparse lievemente sul capo dei fedeli per ricordare a tutti quello che siamo: niente. Un rito che riscopre la nostra appartenenza a una mancanza collettiva, il continuo dolore che ci riconosciamo a vicenda, negandolo. Uno dei testi più belli della cultura cristiana è “Mercoledì delle ceneri” di T. S. Eliot (1930), un grido ripetuto, ancora gridato: “Per coloro che vanno nella tenebra (in darkness) / durante il giorno e la notte / il tempo giusto e il luogo giusto non sono qui / non v’è luogo di grazia per coloro che evitano il volto (the face) /non v’è tempo di gioire per coloro che passano in mezzo / al rumore e negano la voce”.

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