Dom. Lug 21st, 2019

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Berlusconi: mai festini, il bunga bunga non esiste

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L'ex premier rende dichiarazioni spontanee ai giudici del processo Ruby e nega su tutta la linea

Stretta di mano tra Boccassini e Berlusconi

Stretta di mano tra Boccasini e Berlusconi

Silvio Berlusconi prende la parole nell’aula del processo Ruby (nella foto) per rendere dichiarazioni spontanee e respingere le accuse della Procura di Milano che gli contesta i reati di concussione e prostituzione minorile. «Posso escludere che ad Arcore si siano mai svolte scene di natura sessuale», ha detto l’ex capo del governo raccontando ai giudici della quarta sezione penale del tribunale di milano come si svolgevano le serate di Arcore. «Le serate si svolgevano in sala da pranzo, io monopolizzavo la conversazione parlando di calcio, sport, politica e spesso cantavo insieme ad Apicella e altri cantanti professionisti». Berlusconi ha parlato anche del dopo cena, quando «alcune volte si scendeva in discoteca». Quanto al bunga-bunga, per l’ex premier «è un’espressione che nasce da una vecchia battuta precedente a queste accuse». Insomma, secondo Berlusconi, sui presunti festini di Arcore «si è molto favoleggiato con un’intrusione nella vita di un cittadino privato che non ha precedenti». Berlusconi ha anche voluto precisare: «Questo in realtà è un processo alla mia vita privata, alle feste nella mia residenza di Arcore, si tratta di una intrusione senza precedenti nella vita di un cittadino».
Sulla telefonata in questura per far scarcerare Ruby e su tutta la vicenda l’ex premier ha spiegato che quella sera, quando contattò gli uffici di via Fatebenefratelli, si trovava a Parigi dove ricevette la telefonata di Miram Loddo che lo avvisava.«Non ho mai avuto rapporti intimi con Ruby, le avevo solo concesso tramite il mio amministratore un prestito perché lei mi aveva detto di poter diventare socia di un centro estetico», ha aggiunto Berlusconi, il quale ha spiegato inoltre di aver fatto la telefonata in Questura la sera del 27 maggio 2010 «solo per evitare conseguenze diplomatiche negative dal momento che Ruby aveva raccontato di essere figlia di una cantante egiziana e imparentata con la famiglia Mubarak». Rendendo dichiarazioni spontanee al processo Ruby, Silvio Berlusconi ha poi raccontato di quando, qualche mese dopo la telefonata in questura, «mi chiamò Nicole Minetti e mi raccontò che Ruby era stata identificata, che non era egiziana ma era marocchina e che era minorenne». «La notizia mi lasciò di stucco – ha affermato l’ex premier – e mi resi conto di una sua seconda e falsa identità. Da quel momento ritenni di non dovermi più interessare di lei». Berlusconi ha poi spiegato che venne a sapere, più tardi, che, dietro molte insistenze della giovane marocchina, il suo ‘tesoriere’, il ragionier Pinelli, «diede alcune migliaia di euro a Ruby».
Il leader Pdl torna anche ad attaccare la magistratura e lo fa proprio parlando in aula: «Leggo che mi avete già condannato, spero però che non sia così perché sarebbe una barbarie e significherebbe che l’Italia non è una democrazia. Avrei preferito rendere interrogatorio ma questi 20 anni di accanimento della procura di Milano contro di me non mi ha consentito di farlo». «Sono disposto a farmi interrogare da chi pone le domande essendo interessato alle mie risposte». Ma il “biscione” non rinuncia alla sua linea, difendendo le sue amiche: «Questo processo è stata una mostruosa operazione di diffamazione per me e le mie amiche. Nessuna delle mie ospiti, per quanto a mia conoscenza, poteva essere qualificata come una escort».
L’ex presidente del Consiglio in aula ha fatto anche riecheggiare le parole discesa in campo del ’94: «L’Italia è il paese che amo». Frase che utilizzò anche il 26 gennaio 1994: «L’Italia è il paese che amo, è il mio paese – ha detto Berlusconi davanti ai giudici che lo processano per le ipotesi di concussione e prostituzione minorile – e credo che in questo paese debba esserci sempre a ancora l’imparzialità dei giudici».

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