Gio. Lug 18th, 2019

I Confronti

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Berlusconi non si candida se Monti decide di correre

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Il Cavaliere annuncia che non candiderà Marcello Dell'Utri. Il Senatore ignaro

Il passo indietro ipotizzato da Silvio Berlusconi nel caso che Mario Monti si ponga alla testa di una coalizione dei moderati (con dentro la Lega…) è l’ennesima mossa-spettacolo. Momento davvero particolare per l’ex premier costretto ad annunciare di non poter ricandidare alle politiche l’amico di una vita, Marcello Dell’Utri, nonostante l’esplicita richiesta del senatore condannato per mafia. La velenosa polemica di Dell’Utri con Angelino Alfano (definito “il nulla al potere”) imponeva al Cavaliere di scegliere tra il segretario del partito e l’uomo con cui ha fondato Forza Italia: la ragion politica ha spinto nella prima direzione. La destra di La Russa e Gasparri è pronta a sbarcare dal partito. «Io non credo che Monti accetti di diventare uomo di parte, ma ove il presidente Monti accettasse potrebbe essere» lui il candidato di tutto lo schieramento del centrodestra. Lo ha detto Silvio Berlusconi alla presentazione del libro di Vespa. Il Cavaliere ha precisato: «Spinto dai miei ho accettato di poter essere considerato nel caso in cui ce ne fosse stato bisogno come candidato alla presidenza del Consiglio. Qualcuno mi ha detto: “Saresti disposto a essere leader?”. Ho detto sì, non ho ambizioni, sono già stato alla presidenza del Consiglio più di De Gasperi. C’è la giusta esigenza di consegnarmi a un periodo di meritato riposo». Ad una domanda più diretta di Vespa se fosse pronto a fare un passo indietro l’ex premier ha replicato: «No, non è così». Il Cavaliere non risparmia interpretazioni sulla sua permanenza a Palazzo Chigi: «può darsi che potesse essere vero, se avessimo avuto un ministro dell’Economia…». Silvio Berlusconi non finisce la frase, ma è chiaro che conferma quanto gli dice Bruno Vespa, ovvero che lui un giorno disse che se avesse avuto al governo Mario Monti lui sarebbe probabilmente rimasto a palazzo Chigi. Sul rapporto con Monti continua: «Ebbi a offrire al Professor Monti di entrare nel mio governo come ministro dell’Economia perché ho una stima personale molto elevata nei suoi confronti, non ho remore a dirlo», così come non ho remore a dire che lo «ho invidiato» perché ha avuto «la possibilità di fare decreti su tutto, anche su materie ordinarie». L’ex presidente del Consiglio parla anche dei rapporti con gli ex An ammettendo di essere stato sul punto «di cambiare il nome del Pdl, abbiamo cercato tanti altri nomi che però erano tutti riconducibili ad un acronimo. Alla fine l’unico che non permetteva l’uso di un acronimo era Forza Italia, quindi noi insistito in cambiarlo in Fi, quelli di An detto che per loro era difficile accettarlo». «L’uscita di La Russa e di alcuni dei suoi – aggiunge Berlusconi – consentirebbe di fare questa modifica del nome». Fi, prosegue però, «potrebbe essere anche soltanto il simbolo che il Pdl mette sulla scheda. Il mio pensiero – conclude – è che alla fine terremo il nome del Pdl, anche perché quando è sulla scheda è Popolo della Libertà non Pdl».
Non si fanno attendere le repliche come quella di Gianfranco Fini: «Ringrazio Berlusconi per avermi riconosciuto il merito di aver fermato una pseudo riforma volta solo a risolvere i suoi guai giudiziari». E, «dopo avergli tolto la fiducia, ora Berlusconi considera Monti una pedina da muovere sullo scacchiere di Arcore. Così facendo,Berlusconi dimostra solo la sua disperata inaffidabilità». Lo scrive su Twitter il presidente della Camera e leader di Fli. Mentre Pierfedinando Casini spiega: «Il Presidente Berlusconi è in evidente stato confusionale se manifesta la possibilità di fare l’ennesima giravolta di un passo indietro in caso di candidatura di Monti a cui la scorsa settimana ha tolto la fiducia in Parlamento. Su una cosa però è pienamente lucido: Monti a Berlusconi ha detto no. Questo a noi basta».

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