Dom. Ago 18th, 2019

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Bersani-De Luca, le distanze tra i due sono inconciliabili

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Più distinguo che intese dietro il grande consenso dell'incontro di Salerno

Foto: agropolive.com

di Pasquale De Cristofaro
Foto: agropolive.com

De Luca-Bersani: day after. Ho ascoltato solo dallo schermo di Liratv il tanto atteso incontro tra il segretario del Pd Bersani e il nostro sindaco De Luca ricavandone un’impressione molto precisa sui posizionamenti in vista delle prossime elezioni. Dico subito, che il linguaggio e la visione di entrambi mi sono sembrati inconciliabili pur tra battute del tipo: “Voglio molto bene ad Enzo” e “Pierluigi è un uomo capace”. Mi spiego meglio. Le distanze e le differenze tra i due, dopo l’incontro, mi sono parse incolmabili. Intanto, la forma. L’irruente passionalità di De Luca riesce a trascinare la platea; Bersani, con un linguaggio più freddo e razionale raccoglie un più tiepido consenso. De Luca è molto abile a toccare la pancia dei suoi “tifosi”; Bersani, prova a ragionare con un eloquio sintonizzato su onde medie, che non riscaldano ma provano ad argomentare. De Luca cita De Sanctis che biasima la politica sua contemporanea (siamo nel secondo ottocento); Bersani cita il grande poeta bolognese Roversi (morto da pochi giorni) che non disdegna la contaminazione con la musica leggera di Dalla. De Luca parla di Patria e di un ritorno a dei valori che ormai sembrano definitivamente tramontati, Bersani parla più laicamente dell’Italia e di prospettive, più che valori, che, pur rifacendosi ad idee guida di una certa tradizione socialista e riformista, continuamente si rapportano al mondo che cambia. De Luca dice che bisogna cambiare tutto il gruppo dirigente che, così com’è, è inutile e composto solo da “anime morte”. A suo dire, il partito è stritolato da un’eccessiva burocratizzazione che produce solo uno sterile “chiacchierificio”. Il sindaco, auspica, dopo un moderato dibattito, una sintesi hegeliana piuttosto che un’inconciliabile aporia post-moderna. Bersani, punto sul vivo, dice senza mezzi termini che, seppur con qualche rischio, la dialettica è il sale della democrazia e che il suo partito è decisamente “contrario all’uomo solo al comando”. Detto questo, se De Luca voleva farsi dire che la sua esperienza potrebbe rientrare nei piani di Bersani, primo ministro, in parte è stato accontentato. Bersani ha sostenuto che le esperienze di buona amministrazione non possono essere tenute più in panchina. I due si trovano d’accordo, infatti, sul fatto che la ripresa non può fare a meno di un Sud che deve farsi trovare pronto alla chiamata senza piagnistei e con una ritrovata dignità. Dignità fatta di buona amministrazione e competenza, appunto. De Luca ribadisce, inoltre, che anche il tema della sicurezza diventa strategico in un piano di rinnovato sviluppo e che non può essere lasciato ai partiti di destra. Bersani è d’accordo. Abbracci e pacche sulle spalle, la gente è contenta. Ma, c’è un ma…  secondo me, le distanze tra i due restano incolmabili.

3 thoughts on “Bersani-De Luca, le distanze tra i due sono inconciliabili

  1. Al di là delle differenze di stile e di toni, io ho ascoltato il solito De Luca custode del recinto dell’amministrazione della sua città,un’esperienza significativa ma inesportabile a qualunque altro livello istituzionale, ed il liturgico Bersani in evidente affanno nella difesa del suo partito dalle orde magari scomposte ed improbabili( vedi Grillo…) dell’antipolitica,dal nuovismo di Renzi, ma ,soprattutto, dal peccato originale del PD, ovvero la sua mancanza di una riconoscibile identità politico,figlia della mancanza di un” eadem sentire” culturale del gruppo dirigente. De Luca e Bersani inscenano un gioco delle parti che rivela la mancanza di un’idea omogenea ed adeguata di sviluppo collettivo, nel campo del centro-sinistra. L’Italia ed il Mezzogiorno, in particolare, avrebbero bisogno di fare un salto quantico, di dare un’accelerata memorabile al loro presente per affrontare le sfide del futuro. Non vi sono personalità in grado di affrontare queste sfide, neanche nei pochi esempi di buon governo virtuoso, come nel caso di Salerno.
    Ed all’orizzonte si staglia sempre più nitida ed ingombrante la figura di un nuovo governo tecnocratico a guida Mario Monti….

  2. Caro Franco,
    non sono affatto ottimista e non credo, come te, che “i politici si uniscano o si dividano sulla base dei principi”. Tuttavia, noi da cronisti, per quel poco che ancora vale la nostra funzione di amplificazione e racconto degli eventi, non possiamo che stare dietro alle parole, magari evidenziandone contraddizioni e illogicità… Se venissimo meno a questo metodo mai superato e secondo me imprescindibile, caro Franco, ci esporremmo inesorabilmente alla critica di essere prigionieri di pre-giudizi e pre-concetti. E, ne converrai, non è un rischio che possiamo correre…
    Ovviamente, al di là degli aspetti per così dire “funzionali” e tecnici relativi alla nostra professione giornalistica, sono “ontologicamente” convinto, come te, che la rappresentazione della politica nasconda una realtà profondamente corrotta, con tutta la desolazione e l’accidia che ne conseguono.

  3. Andrea, ma tu credi che i politici ancora si uniscano o si dividano sulla base di principi. Invidio il tuo ottimismo.

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