Dom. Lug 21st, 2019

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Bersani fa il Grillo: Decidono gli italiani col voto non i banchieri

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Un’ora e un quarto di discorso, interrotto da numerosi applausi, di fronte ad alcune migliaia di militanti, e allo stato maggiore del Pd: c’erano, fra gli altri Dario Franceschini, Massimo D’Alema, Piero Fassino, tutta la segreteria, molti segretari regionali, il segretario della Cgil Susanna Camusso. Mancava, come annunciato, il grande sfidante alle primarie del prossimo autunno, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, impegnato in una serie di iniziative in Calabria. Nel suo discorso Bersani non ha mancato di parlare di primarie e di rinnovamento, ma senza mai citare Renzi e senza, tantomeno, rivolgergli attacchi frontali: il segretario, nel confronto a distanza con il suo principale competitor, pare insomma aver scelto la linea del fair play.

Un’ora e un quarto di discorso, interrotto da numerosi applausi, di fronte ad alcune migliaia di militanti, e allo stato maggiore del Pd: c’erano, fra gli altri Dario Franceschini, Massimo D’Alema, Piero Fassino, tutta la segreteria, molti segretari regionali, il segretario della Cgil Susanna Camusso. Mancava, come annunciato, il grande sfidante alle primarie del prossimo autunno, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, impegnato in una serie di iniziative in Calabria. Nel suo discorso Bersani non ha mancato di parlare di primarie e di rinnovamento, ma senza mai citare Renzi e senza, tantomeno, rivolgergli attacchi frontali: il segretario, nel confronto a distanza con il suo principale competitor, pare insomma aver scelto la linea del fair play.
Il Pd è pronto, ha le carte in regola per guidare il Paese e condurlo fuori da una crisi che lo attanaglia sempre più. Lealtà all’esecutivo tecnico in carica, che il partito ha sostenuto e sostiene, ma il prossimo governo verrà scelto dagli italiani, non certo dai banchieri (chiusura su Monti bis). Questi alcuni dei punti chiave dell’intervento di chiusura di Pier Luigi Bersani alla Festa democratica nazionale di Reggio Emilia. Un discorso con cui il leader del Partito democratico richiama l’orgoglio progressista e riformatore degli iscritti, rimandando al prossimo congresso, e non quindi in sede di primarie, il dibattito sulle diversità interne di pensiero (questione Renzi). «La nostra parola verso il governo Monti è stata, è e sarà: lealtà. Una parola che dice l’onestà del sostegno e dice anche della franchezza delle nostre idee e delle nostre posizioni, in quel che ci piace e non ci piace, in quel che faremmo o faremo diversamente», afferma Bersani. Una premessa che gli consente di aggiungere: «Noi trucchi non ne facciamo, imboscate non ne facciamo, ricatti non ne facciamo. Siamo anzi a chiedere, con ogni forza, che Monti non ceda ai quotidiani ricatti altrui. Noi diciamo la nostra e diamo il nostro contributo fin dove i numeri ci consentono di arrivare». «Noi diciamo da qui, all’Europa e al mondo, davanti a mesi cruciali, che garantiremo la stabilità del governo Monti. E tuttavia – puntualizza Bersani – parliamo senza ambiguità della prospettiva delle elezioni, sempre naturalmente che Moody’s o Standard and Poors non ce le aboliscano sostituendole con una consultazione fra banchieri». D’altronde, «si tratta di riconoscere o no le fondamenta basiche di una democrazia». «Le elezioni, dunque», rimarca Bersani, pronto a fissare un paletto molto netto: «Tocca agli italiani, solo agli italiani e a tutti gli italiani decidere chi governerà. Noi siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità davanti all’Italia e al mondo. Con parole chiare. Noi consideriamo la credibilità e il rigore che Monti ha mostrato davanti al mondo un punto di non ritorno. Ma vogliamo metterci dentro più lavoro, più uguaglianza, più diritti. Questo è quello che vogliamo». Sul versante interno, Bersani spiega che alle primarie, aperte e democratiche, per la scelta del candidato dei progressisti alla guida del governo, «si discuterà di Italia, non di noi», dal momento che «per discutere di noi ci sarà l’anno prossimo un libero congresso». «Non ci sono qui, adesso, bilance, bilancini o tribunali da allestire – ha aggiunto Bersani, parlando dal palco della Festa democratica di Reggio Emilia -. Qui si parla di come portare fuori il Paese dalle più gravi difficoltà da sessant’anni a questa parte». «Gli italiani di impegni generici ne hanno sentiti già troppi. Dovremo dire come la facciamo! Io dico che in coerenza con la proposta di una fase costituente europea, la nostra prossima Legislatura – afferma Bersani – dovrà essere davvero costituente ed esordire allestendo uno strumento, a base parlamentare, che abbia il compito di redigere una riforma della seconda parte della Costituzione; uno strumento che, questa volta, garantisca per forza di norma la certezza dell’esito». «Se tocca a me si comincia dal primo giorno col chiamare italiani i figli di immigrati che studiano qui e che oggi non sono nè immigrati nè italiani; si comincia (se non ce lo fanno risolvere adesso come fermamente vogliamo) rendendo ineleggibili corrotti e corruttori e andandogli a prendere il maltolto, come per i mafiosi e introducendo e rafforzando il falso in bilancio; si comincia non accettando più che la Fiat o l’Eni possano prendere miliardi di finanziamenti dalle banche senza andare dal notaio mentre una famiglia che si fa il mutuo per la casa deve lasciare dal notaio qualche migliaio di euro, e si comincia decidendo che ogni euro ricavato dall’evasione fiscale andrà al lavoro, all’impresa che investe, al welfare», puntualizza il segretario Pd, convinto che servano «interventi per la regolazione della finanza, che deve pagare un po’ di quel che ha provocato, non deve più avere licenza di uccidere, deve mettersi a servizio e non a comando delle attività economiche e produttive».

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