Gio. Lug 18th, 2019

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Bill Emmott: se l’Italia si isola dalla Ue e dal mondo è già morta

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L’ex direttore di The Economist cita la tesi di Marchionne sulla Fiat (non più) italiana
di Vincenzo Pascale (da NY City)

emmottMentre per l’intera comunità finanziaria ed accademica The Economist è un settimanale notoriamente conservatore, vicino alla finanza londinese, dunque iper capitalista, contro il potere di sindacati e mai tenero con i governi italiani, per Silvio Berlusconi, da Presidente del Consiglio o capo dell’opposizione, The Economist è un periodico comunista ed il suo ex direttore, causa il pizzetto, addirittura un emulo di Lenin. Ora Bill Emmott, per Berlusconi emulo di Lenin, smessi i panni del direttore di The Economist si è inventato editorialista di La Stampa (altro quotidiano, per Sua Emittenza, notoriamente comunista, ma italiano!) e regista nientemeno che di un documentario dal titolo: Good Italy Bad Italy: Girlfriend in a coma.
Il video sta spopolando su Youtube ed è uscito qualche giorno prima delle recenti elezioni politiche nelle sale italiane, ma per ragioni di par condicio la proiezione è stata sospesa. Di cosa si tratta? Secondo alcuni, si tratterebbe di una vecchia fascinazione, ossessione degli inglesi con l’Italia, secondo altri di una critica ad una Paese che rappresenta uno dei pilastri dell’Unione Europa, ma che da circa due decenni ha smarrito la sua identità, ingabbiato da una classe politica autoreferenziale, corrotta ed incompetente. Tutti? No, ma troppi casi di politici corrotti hanno occupato le pagine di cronaca lasciando una profonda frattura tra elettori ed eletti. In questo viaggio studio, Bill Emmott mette insieme una serie di personaggi e situazioni che hanno nel corso degli ultimi venti anni riflettuto, scritto o parlato dell’Italia: da Eco a Servillo, all’immancabile Saviano. Ognuno ha proposto la sua versione del radicale declino italico. Accanto a queste riflessioni, di certo discutibili, ma filmate, vi sono alcuni esempi di grandi successi italiani: dalla Ferrero al volontariato verso i malati mentali. Non senza trascurare i danni del Bad Capitalism generatore di tante malattie cancerogene, ad esempio, alla ILVA di Taranto.
Un documentario di un’ora e mezzo che ha toccato anche i momenti più indiscutibili della grandezza italica dei secoli scorsi. Ma il momento rivelatore, a nostro avviso, è venuto dalla doppia (in sequenza) intervista all’amministratore delegato della Fiat, l’italocanadese Sergio Marchionne, che con chiarezza ha detto che la Fiat compete in un contesto globale e l’Italia è solo una parte sulla sua scacchiera internazionale. E considerare la Fiat italiana is a strecht (è una forzatura). Preludio della partenza della Fiat da Torino? Sono in tanti a sostenerlo. Marchionne non è andato oltre la sua dichiarazione, ma ha puntualizzato che tra i profitti Fiat del 2011 nessuno, nemmeno un euro, è arrivato dagli stabilimenti italiani.
Questa dichiarazione di Marchionne è stata, a nostro avviso, il punto di svolta del documentario di Bill Emmott. Il Paese deve affrontare la competizione economica e culturale globale. Chiudersi in un isolazionismo economico porterebbe al suo affondamento (intensa la metafora della vicenda Schettino-Costa). Insomma, un paese assolto per la sua creatività e resilienza ma che si deve svegliare dal suo torpore. E qui il cambiamento delle élite nazionali si rende necessario. Non a caso il video si apre con una sequenza di ottuagenari che ascoltano assopiti il Presidente della Repubblica… Insomma, c’è qualcuno in Europa che ancora ci considera un paese necessario al’Unione… ma una svolta culturale e politica si rende necessaria. Sveglia Italia!!!

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