Bisogno di memoria nella società liquida

Bisogno di memoria nella società liquida
di Luigi Rossi

shoahOggi più che mai è utile riflettere sul bisogno di memoria e quale migliore occasione della settimana che l’Occidente dedica all’Olocausto o, meglio, alla shoah, il cui significato di distruzione richiama i campi di sterminio ed introduce il dibattito sul male assoluto di cui è capace l’uomo, a partire dal contesto di riferimento che è l’antisemitismo.

Facile ironia ha accompagnato la battuta del papa sull’aereo in riferimento al pugno contro chi offende la madre; commenti prevenuti di chi non vuol comprendere e non sa mettere insieme i pezzi di un magistero che, per farsi capire, ricorre ad espressioni di facile presa, che non confondono i semplici, ma provocano i sapienti! Il pontefice da alcuni mesi ha asserito che il mondo è precipitato nella terza guerra mondiale, combattuta in un modo inedito. La barbarie da essa scaturita in chi la subisce é fonte di disgusto, mentre per chi le provoca facile strumento di scontro e di propaganda.

Il pugno sferrato all’inizio degli anni Quaranta del secolo scorso ha determinato il crollo di un progetto criminale che ha portato lacrime e sangue, distruzioni materiali e macerie morali a tutta l’Europa. Alcune letture storiografiche e sociologiche tendono a sminuire le responsabilità degli assassini ritenendo quell’esperienza inevitabile e i carnefici pedine della Storia. In effetti si tratta di astrazioni alle quali non corrisponde l’effettiva vicenda, come pure capziose risultano affermazione di una psicostoria pronta ad evocare teorie psicoanalitiche per cui, alla fine, Hilter risulterebbe vittima degli ebrei. Il furher, prima di andare al potere, pur frequentando un ambiente torbido, non è mai stato un malato mentale. È dunque assurdo nutrire quasi un compassionevole sentimento, come è dovuto a chi non ha capacità d’intendere e volere, verso chi è stato dotato di una drammatica normalità d’intelligenza, come Hitler. Si ridimensionano così anche le posizioni d’internazionalisti e fuzionalisti rispetto alla shoah, per non parlare dei negazionisti rispetto alle modalità delle articolazioni circa la macchina di morte.

Lager e logica dello sterminio sono un crimine contro la diversità umana, quindi interessano anche altri, non solo gli ebrei. Le cifre sono impressionanti, come il numero di burocrati esecutori, persone consapevoli, quindi responsabili, perché sarebbe risultata impossibile la realizzazione del criminale disegno senza la loro collaborazione. Si tratta di una ferita per l’intera Europa che non può superare la macchia e il tormento della Shoah. Da qui, evitando sterili cerimonie, occorre ravvivare la memoria contro revisionismo e negazionismo e parlare di Auschwitz senza ridimensionare o banalizzare l’evento, paradigma della barbarie moderna con una specifica singolarità per la mobilitazione di risorse statali e culturali che hanno rivelato la potenzialità distruttiva della razionalità impegnata a giustificare l’antisemitismo. Risulta perciò provocatoria l’esortazione di Sergio Romano ad un amico ebreo con l’invito a smettetela con la tragedia della memoria in nome del realismo della diplomazia. Invece, Auschwitz ed il racconto dell’indicibile, possono aiutare, ma sempre se ci si tiene lontani da facili riconciliazioni e da un tranquillizzante voltar pagina rispetto ad un evento che crea ancora problemi alla nostra civiltà.

La memoria determina un armonico rapporto tra il saper dimenticare ed il saper ricordare nel pellegrinaggio interiore verso l’incontro di civiltà che si donano vicendevolmente, pronte a sfidare l’ignoto alla ricerca della propria identità; essa stimola la capacità di fare i conti col proprio passato e non arrendersi all’empietà dell’oblio, dannazione dei contemporanei. Il ricordo non  è un interminabile racconto del passato, né la perpetua e un po’ noiosa garanzia d’identità. La purificazione della memoria implica la viva consapevolezza delle tragedie quando, nell’arco della storia, ci si è allontanati dal proprio senso di umanità ed è mancato discernimento, divenuto talvolta persino acquiescenza di non pochi di fronte alla violazione di fondamentali diritti umani.

Ricordare significa soprattutto tracciare una strada verso il futuro, riflettere sulla pace e sulla giustizia e impegnarsi per la loro causa perché solo un mondo in pace e disposto a garantire giustizia a tutti può evitare il ripetersi degli errori e dei terribili crimini del passato. Quindi, il destino dell’umanità si lega anche ad una memoria compassionevole, capace di assumere e partecipare il dolore altrui e rianimare i legami di fraternità nella storia del mondo per riportare l’equilibrio, accogliere i dissenzienti, accettare la diversità nell’unità sull’essenziale, onorare la libertà con azioni lungimiranti a favore dell’emancipazione dalla paura. A queste condizioni è possibile anche il perdono, non come mero oblio, solo apparentemente terapeutico, in realtà un pericoloso anestetico e prodromo di morte, come si legge nel salmo 88.

redazioneIconfronti

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