Boccia o Pansa alla presidenza della Regione Campania

Boccia o Pansa alla presidenza della Regione Campania
di Carmelo Conte
L'ex ministro Carmelo Conte
L’ex ministro Carmelo Conte

In vista delle elezioni regionali, il Pd campano sembra impegnato a individuare un candidato presidente, anziché promuovere un Governo di programma che affronti senza timori e condizionamenti problemi vecchi e nuovi. A cominciare da un giudizio sui cosiddetti mali di Napoli che un gruppo d’intellettuali ha riassunto in quindici parole: pressapochismo, infantilismo, incompetenza, arroganza, familismo, clientelismo, rozzezza estetica, trasformismo, provincialismo, disfattismo, sospetto, dietrologia, irriconoscenza, individualismo, rassegnazione. Patologie che, invero, non sono un prodotto solo locale ma la conseguenza di come la modernità si è storicamente evoluta (involuta) nelle città e nelle periferie del mezzogiorno. Quest’analisi dovrebbe indurre, perciò, a ridiscutere e a correggere la diffusa tendenza a pensare la Campania come un “fuori” rispetto allo sviluppo nazionale, cui corrisponde, come corollario, un giudizio d’inadeguatezza sulle sue classi dirigenti. In nome del quale si va consolidando anche nel Pd il convincimento che debba essere Renzi a indicare il proprio candidato a Governatore, come ha fatto a suo tempo Berlusconi per Caldoro. E’ una concezione da colonia amministrata che non si può condividere, perché blocca sul nascere l’emergere di un pensiero campano che pensi un’altra classe dirigente e un’altra grammatica dei suoi problemi. Significa rassegnarsi a una Regione di replicanti e di subordinati, e non rendersi conto che le sue arretratezze, pur diverse per diffusione e gravità, sono il frutto di un’infezione che promana dal centro del sistema “Italia”. Che è il vero nodo da sciogliere, il punto da cui partire per non subire ma concorrere, con proprie analisi, alle scelte di cambiamento. Bisogna, cioè, assumere la consapevolezza che la Campania non si governa facendo gli abatini, i questuanti o i furfanti a Napoli ma scuotendo Roma e Bruxelles. Laddove sarebbe utile venire a patti (con l’aiuto determinante di Renzi) almeno su tre questioni fondamentali, in quanto presupposto per costruire una nuova Regioni. La prima riguarda l’istituzione del federalismo politico e solidale, previa l’abrogazione della legge 5 maggio 2009 sul federalismo fiscale, perché contiene solo principi generali dai quali sono derivati, fino ad ora, decreti attuativi, a loro volta, privi d’indicazioni precise e pieni di rinvii. Una sorta di scatola cinese per indorare (ultima chiamata è il 2019) una pillola amara che riguarda i principii della perequazione in cui ballano 50miliardi di euro l’anno ora destinati al Sud, e in particolare alla Campania, che le Regioni del Nord vorrebbero trattenere per sé; e la cosiddetta clausola di chiusura ovvero la definizione automatica dei finanziamenti spettanti a ogni comune senza tenere conto della loro diversa condizione. La seconda opzione sta nel far coincidere l’area metropolitana con la città di Napoli (più i comuni confinanti). Perché ove la Città Metropolitana dovesse identificarsi, come prevede l’attuale normativa, con la Provincia di Napoli il ruolo della Regione sarebbe ridimensionato e residuale. Di fatto, ci sarebbero la Regione di Napoli e quella delle altre quattro provincie. Infine, a queste due scelte di (contro) riforma si deve accompagnare l’istituzione di un fondo di scopo (nazionale ed europeo) per un programma di sviluppo integrato terra – mare. E far maturare, poi, come espressione di tale linea, l’individuazione di un Presidente di sicuro livello culturale e manageriale. Scelta che, grazie a una coerenza programmatica condivisa, potrebbe ricadere, con primarie di contenuti e non solo personali, su uno degli aspiranti politici di… prammatica o su una personalità adusa a governare e a coordinare, per esperienze maturate in settori diversi dalle istituzioni elettive. Quali, ad esempio, Enzo Boccia, vice Presidente nazionale di confindustria, e Alessandro Pansa, Capo della Polizia. In tal modo anche l’appartenenza territoriale passerebbe in secondo piano perché sprovincializzata da funzioni generali e di rango che i due candidati vantano.

 

redazioneIconfronti

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