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Bomba all’Alcoa, telefonano e la fanno trovare: poteva esplodere

Bomba all’Alcoa, telefonano e la fanno trovare: poteva esplodere

foto Agi

Sale la tensione all’Alcoa. Otto candelotti di esplosivo da cava sono stati trovati questa mattina dalla polizia davanti a un traliccio di Terna vicino allo stabilimento Alcoa di Portovesme (Sulcis). L’ordigno era pronto ad esplodere. La presenza dell’esplosivo ordigno era stata segnalata poche ore fa da due telefonate anonime all’Ansa e al gruppo editoriale Unione Sarda.
Le telefonate sono state fatte da una donna. Il rinvenimento dell’ordigno fa ulteriormente salire la tensione intorno alla vertenza Alcoa, il cui
stabilimento per la produzione di alluminio potrebbe essere chiuso a fine anno, lasciando senza lavoro circa cinquecento operai.
I sindacati si sono subito affrettati a dire che la strategia delle bombe non appartiene alla “storia ed alal cultura dei lavoratori dell’Alcoa”.
Il segretario provinciale della Fim-Cisl del Sulcis, Rino Barca, ha espresso ferma condanna per un gesto “sconsiderato”, destinato ad acuire il clima teso legato alle sorti incerte della fabbrica. In vista della trasferta di lunedì a Roma, che vedrà almeno 500 operai presiedere il ministero dello Sviluppo economico in occasione del vertice sulla vertenza, Barca ha detto che verrà “rinforzato il servizio d’ordine predisposto dal sindacato per scongiurare infiltrazioni estranee alla lotta sindacale”.
Giovedì il governo aveva proposto a Glencore 1, una delle due compagnie svizzere (l’altra è la Klesch) interessate a subentrare alla multinazionale americana, condizioni di favore per la fornitura di energia elettrica. Nel pomeriggio, però, Alcoa aveva diffuso un comunicato secco 2 e, apparentemente, senza possibilità di replica, per dire che non esistono acquirenti credibili e che il processo di chiusura è stato avviato.

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