Ven. Ago 23rd, 2019

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Terra dei fuochi, niente sconti alle aziende avvelenatrici

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di Pietro Nardiello
di Pietro Nardiello

terra fuochi-2In occasione di un convegno svolto per ricordare l’assassinio del “giornalista abusivo” Giancarlo Siani, giovane napoletano che non desiderava diventare un eroe ma ambiva, semplicemente, a fare il giornalista per raccontare i fatti, il giudice Raffaele Cantone ha lanciato una proposta interessante. Un’idea immediatamente ripresa dalla senatrice del Pd Rosaria Capacchione, che l’ha sottoposta all’attenzione del Parlamento, sperando che possa rimanere in piedi, e condivisa da una quarantina di suoi colleghi di tutto l’arco parlamentare. L’idea di Cantone è la seguente: utilizzare i soldi confiscati ai clan camorristici per  avviare le bonifiche della cosiddetta terra dei fuochi, cioè di quei territori a nord di Napoli che raggiungono, poi, il nolano e l’agro aversano fino alla costa domizia. Si tratta di un’idea interessante che giustamente mette sul piatto la restituzione alla collettività ciò che le hanno tolto con la violenza le mafie. Ma proprio questo punto, che affronterò successivamente, è quello che merita un’attenzione particolare.

La proposta di Cantone, poi, è stata ripresa e rilanciata anche da Antonello Ardituro, magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Il magistrato “amplia la proposta”, lo ha fatto con un intervento sulle pagine de Il Mattino lo scorso 26 settembre, indicando “cinque punti salienti come linee guida per un intervento serio e complessivo da attuare con la massima urgenza”.  Partendo dall’idea di far diventare la questione bonifiche un’emergenza nazionale, passando per l’istituzione di un fondo dove far confluire tutto il denaro proveniente dalle confische gestito direttamente dal presidente della Regione Campania, incrementando il fondo con altri finanziamenti, istituendo una task force giudiziaria ed amministrativa per il controllo degli appalti ed infine incrementando di mezzi e organici la neonata Procura di Napoli Nord. Ecco, finalmente giungo al motivo del mio intervento. In queste linee guida indicate da Ardituro manca un anello importante della catena che ha partecipato attivamente alla realizzazione del disastro ambientale in Campania. Si tratta delle industrie del nord del Paese che avvalendosi di uno smaltimento dei propri rifiuti illegali, hanno eluso le pratiche correnti causando anche un notevole danno all’erario con elusione di tasse e quant’altro. Dunque, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, gli organi deputati alla ricerca degli evasori fiscali, devono lavorare e portare alla luce del sole tutte le aziende, soprattutto del nord Italia, che si sono avvalse di questo sistema delinquenziale ottenendo un enorme guadagno economico grazie a spese sostenute notevolmente inferiori rispetto a quelle previste e far pagare il conto anche a loro. L’intervento di Ardituro ignora tutto questo limitando, come sempre, l’attenzione esclusivamente all’ attività criminale. Se lasciassimo passare ancora una volta questa tesi, compieremmo un nuovo scempio nei confronti di una terra, quella del Sud, fin troppo umiliata e non solo per mano di un manipolo di delinquenti.

 

 

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