Brexit, i giornali italiani raccontano la storia capovolta

Brexit, i giornali italiani raccontano la storia capovolta
di Barbara Ruggiero

AAEAAQAAAAAAAARrAAAAJDA0ZjMwMzQyLTVkZDItNDVhNS04YjgzLWUxMGViOGQ1MDUzMQLa sensazione di risvegliarsi in due mondi diversi. Da un lato l’uscita dell’Inghilterra dall’Ue con analisi, dati e approfondimenti in tv e sul web; dall’altro l’incertezza durata una notte intera che domina sui titoli dei quotidiani italiani che passano nelle varie rassegne stampa a prima mattina.
Da una parte i quotidiani inglesi che giustamente avranno fatto di tutto pur di mettere in prima una notizia storica per il Paese; dall’altra, la stampa italiana che tentenna, si lancia in ipotesi azzardate, si affida all’esito dei primi sondaggi, clamorosamente sbagliati.

Al risveglio troviamo le prime pagine dei quotidiani italiani che ci danno le stesse certezze con cui siamo andati a dormire dopo aver seguito ore e ore di maratone in diretta tv; ma troviamo anche la tv e il web che ci danno la notizia, quella vera: la Gran Bretagna esce dall’Unione Europea.

Senza entrare nel merito delle questioni relative alla Brexit, oggi più che mai sarebbe interessante riflettere sul ruolo della stampa quotidiana in Italia.

Nessuna accusa: difficilmente, con i tempi di chiusura dei giornali, oggi qualcuno avrebbe potuto “azzeccare” il risultato del referendum prima di mandare in stampa il giornale. Le notizie sul referendum sono state diffuse a prima mattina, sorprendendo anche il mondo dei sondaggisti che – diciamocelo chiaramente – stavolta hanno depistato tutti, giornali compresi.

Giornali1La riflessione va fatta ed è un interrogativo forte per tutto il mondo dei media. Perché stamattina un lettore avrebbe dovuto acquistare in edicola un quotidiano senza la notizia del giorno (se non dell’anno) quando sul web e in tv è in atto – in maniera quasi del tutto gratuita ovunque – un vero e proprio bombardamento mediatico con tanto di commenti, analisi, reazioni in tempo reale, possibili scenari sul tema della Brexit?

Apprezzabile l’idea del Corriere di lanciare in digitale un’edizione straordinaria per recuperare il tempo perso. Ma in edicola oramai anche alle 6 di mattina i quotidiani erano già vecchi. Un fallimento? Forse non del tutto. Ma i giornali oggi evidenziano come non mai quanto il mondo della stampa tradizionale sia spesso pericolosamente vecchio rispetto al nuovo che avanza.

Certo, il cartaceo non morirà fino a quando le notizie saranno di qualità, accreditando ulteriormente il ruolo del giornalista come “certificatore” dei fatti, quello che dà il bollino di qualità all’informazione. Non c’è dubbio che una delle soluzioni alla crisi sia essere proprio questa, anche se difficilmente applicabile al caso in esame. Craig Silverman – fondatore di Emergent.info, un sito di verifica in tempo reale di notizie e di voci, oltre che di un blog che si occupa della verifica delle notizie – ha scritto di recente che “durante gli eventi che vengono narrati in tempo reale, i mezzi di informazione di qualità sono caratterizzati da ciò che scelgono di non raccontare”. Ma non raccontare, o raccontare quello che si sapeva al momento della chiusura, non avrebbe reso comunque il quotidiano già vecchio?

In primo piano, la rotativa, simbolo di un mondo ormai superato

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *