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Bufera a Salerno: Cirielli “decade”, ma solo per poter restare

Bufera a Salerno: Cirielli “decade”, ma solo per poter restare

Foto: paganinotizie.it

Chi avrebbe mai immaginato nel 2009 che l’avventura di Edmondo Cirielli alla presidenza della Provincia di Salerno sarebbe terminata così, con una deliberazione di Consiglio provinciale che dichiara la decadenza del presidente? Conoscendo il trascorso di Cirielli, il percorso seguito per arrivare alla sua candidatura contro l’allora ex presidente Angelo Villani, l’appoggio iniziale della ministra Carfagna e la loro rottura, celebrata poi durante una festa regionale del Pdl a Scafati, i cambi vorticosi di assessori in Giunta, le decisioni assunte, le inchieste giudiziarie che hanno riguardato funzionari dell’ente, finanche la scelta di “adottare” il Castello Arechi come simbolo della Provincia, nessuno avrebbe mai immaginato che Cirielli avrebbe lasciato la giuda di Palazzo Sant’Agostino così velocemente. Del resto Cirielli si era presentato subito come il Presidente che puntava ad allargare al maggioranza sin dall’inizio, recuperando alle sue forze molti eletti nelle fila della minoranza. Oggi, però, il Consiglio provinciale di Salerno, con 21 voti favorevoli e due astensioni (quella dei consiglieri Antonio Cammarota e Angelo Villani) – il resto dell’opposizione aveva lasciato l’aula – ha deliberato di dichiarare decaduto il presidente della Provincia, Edmondo Cirielli, “ai sensi dell’articolo 69, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dalla carica ricoperta in seno all’Amministrazione”. Contestualmente, l’assise ha preso atto che “ai sensi e per gli effetti dell’articolo 53, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, le funzioni di presidente vengono affidate al vicepresidente Antonio Iannone”.
Forse ha prevalso l’interesse maggiore di Cirielli ad individuare una “scappatoia” per il Parlamento, per una candidatura nelle liste del Pdl e per uno scranno alla Camera dei Deputati. Sicuramente con il passaggio di consegne ad Antonio Iannone si è evitato il commissariamento dell’Ente, si è mantenuto il potere e la gestione dal parte del gruppo dirigente attuale. I prossimi passi in programma sono questi: il consigliere Memoli che ha chiesto la decadenza del presidente, potrebbe diventare prossimo presidente del Consiglio provinciale al posto di Fernando Zara, mentre invece arriveranno presto ricorsi al Tar contro il primo atto posto in essere dal presidente Iannone.
Stesso percorso di Cirielli è stato seguito anche altri presidenti di Provincia, decaduti per essere “paracadutati” al Parlamento, come ad esempio il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, che intende ripresentarsi alle prossime elezioni politiche, ed è stato dichiarato decaduto dalla presidenza della Provincia di Napoli. Per Cesaro fu convocato d’urgenza un consiglio provinciale, le sorti della Provincia di Napoli, adesso, saranno rette dal vice Antonio Pentangelo. Per gli esponenti del Pdl che hanno sostenuto la mozione, essa risponde «all’obbligo di essere protagonisti del processo che porterà all’istituzione della Città metropolitana e di non lasciare allo sbando l’istituzione che rappresenta la terza provincia d’Italia – come ha dichiarato il consigliere di Fli Giovanni Bellerè che ha anche precisato – Non vogliamo difendere privilegi, ma solo obblighi politici nei confronti dei cittadini». Mentre per i rappresentanti dell’opposizione, come Peppe Balzamo: «Cesaro tradisce il patto con gli elettori della provincia di Napoli e lo fa nel momento in cui l’ente versa nelle difficoltà più gravi».
A Salerno, invece, è bufera. Fortemente critico il consigliere provinciale di Salerno Antonio Cammarota: «L’abbandono del Presidente Cirielli dalla Provincia di Salerno e la modalità con cui questo avviene impone riflessioni, dal punto di vista giuridico, istituzionale, politico. La pretesa incompatibilità è stata adottata con una delibera che è un mostro giuridico, perché si fa carico di una interpretazione autentica della legge che al Consiglio non compete, così come peraltro ha ammesso il prefetto, al quale tale interpretazione compete. La pretesa incompatibilità è una contraddizione politica, perché da un lato pretende il primato della sovranità popolare con l’esigenza di conservare il mandato elettivo dei Consiglieri che rappresentano i territori, ma dall’altro tradisce la volontà del popolo nel modo più arrogante perché chi è stato eletto Presidente con il consenso diretto ha il dovere di farlo per tutto il mandato, in particolare in un momento così delicato per la nostra terra e per la nostra gente, e non decidere altro per sé lasciando la Presidenza della Provincia che per legge appartiene alla volontà popolare a chi la legittimazione ce l’ha solo per grazia ricevuta e mai per consenso». «La verità – conclude Cammarota – è che se Cirielli avesse voluto rispettare la volontà popolare non avrebbe dovuto lasciare, e che la incompatibilità serve solo al Potere per conservare il Potere, come la giostra degli assessori di questi ultimi tempi inesorabilmente dimostra».

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