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Business dei rifiuti ancora attivo. “Lo Stato appoggia i boss”

Business dei rifiuti ancora attivo. “Lo Stato appoggia i boss”
di Fabio Sebastiani
Casal di Principe, si cercano rifiuti interrati

Casal di Principe, si cercano rifiuti interrati

“Lo facevano allora e lo fanno ancora”. Dopo le rivelazioni shock sulle dichiarazioni rese nel 1997 alla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e desecretate giovedì, Carmine Schiavone, boss pentito di camorra, parla in esclusiva a Rainews24 del traffico e interramento di rifiuti tossici in Campania e delle conseguenze nefaste per la salute dei cittadini. Nell’intervista, andata in onda ieri, Carmine, cugino di Francesco Schiavone, detto ‘Sandokan’ e boss dei Casalesi, ha confermato le connivenze tra organi dello Stato e la criminalità organizzata. “Non può esistere – dice il pentito – forma di criminalità organizzata senza l’appoggio dello Stato”, aggiungendo “questo lo fanno ancora”. Il pentito dice poi che all’epoca le dichiarazioni rese non servirono a niente e che oggi la popolazione nelle zone in cui sono state interrate tonnellate di rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia e da altri Paesi europei “è  condannata a morte”.Cinquecentomila lire a fusto
Per ogni fusto tossico smaltito nelle campagne della Campania la camorra incassava cinquecentomila lire a fronte dei due milioni e mezzo necessari per il ”ciclo” ordinario. Rifiuti gettati a decine di metri di profondità, fino a toccare le falde acquifere, o coperti solo con pochi centimetri di terreno. E ancora: scarti finiti in ‘laghetti’, sorti lungo il litorale domizio, dove si è dapprima dragata la sabbia utilizzata per confezionare calcestruzzo. In questi anni le indagini della magistratura sono andate avanti e sono state fatte tutte le dovute verifiche su quanto raccontato non così però per l’opera di bonifica. Su questo aspetto certamente non secondario è intervenuto il presidente della Camera, Laura Boldrini.

Boldrini: “Impensabile non avvertire i cittadini”
“È impensabile che cittadini coinvolti come parte lesa in una situazione così grave per il loro futuro non abbiano possibilità di essere informati”, ha detto. Alla luce di quanto emerso “ci saranno ulteriori approfondimenti”, ha aggiunto. “Mi auguro ci sia un senso forte della giustizia a prevalere. Lo dobbiamo ai cittadini”.
Schiavone dinanzi ai commissari ha ripercorso nel 1997 tutta la storia dell’avvelenamento di alcune terre delle province di Caserta e di Napoli, iniziando da quanto avvenuto nel 1991 quando un autista italoargentino si ferì gravemente agli occhi mentre scaricava, in un terreno tra Villaricca e Qualiano, nel Napoletano, alcuni fusti con sostanze corrosive. Un evento che fu un primo campanello d’allarme. In quell’area, ha detto, sono state scaricati 520 fusti.

“Sulla carta tutto regolare”
I clan in quegli anni capirono che quello dello smaltimento dei rifiuti – soprattutto degli industriali e delle sostanze nocive – poteva essere un business da centinaia e centinaia di milioni di lire al mese. Un affare dapprima trascurato che, secondo Schiavone, iniziava a fare gola a tutti. Scarti industriali provenienti dal nord con una lunga teoria di camion, che viaggiavano attraverso le strade di mezza Italia. ‘Contratti’ conclusi, ha detto Schiavone, da procacciatori che ben si sapevano muovere.
I rifiuti venivano scaricati di notte e le pale meccaniche vi spargevano velocemente sopra del terreno per far apparire così tutto normale. Ma talvolta la spazzatura finiva anche a 20 o a 30 metri di profondità, ha raccontato ancora. Le scorie venivano da diverse regioni del Nord: sostanze che dovevano essere lavorate diversamente e che finivano puntualmente nel territorio della Campania. Schiavone ha detto che non lontano dalla statale Domiziana, in vasche profonde anche 40 metri, è stato gettato di tutto. Spazzatura che sulle carte sarebbe dovuta finire in discariche autorizzate ma che invece finiva nei campi. Sulle carte pero’ tutte le operazioni erano regolari.

Legambiente: “Ora le bonifiche”
Le rivelazioni di Schiavone hanno suscitato reazioni da più parti. Per Legambiente l’audizione dell’ex boss, sulla quale per tantissimi anni c’e’ stato il segreto, è come il segreto di Pulcinella: ha svelato cose, sempre a giudizio degli ambientalisti, che tutti sapevano. La vera partita ora si gioca sulle bonifiche e sull’individuazione di quelle aree che sono realmente avvelenate.

“Ministri in passerella”
Se è vero che si tratta di circostanze già note, le frasi del pentito dei Casalesi confermano – secondo i residenti – anche omissioni decennali delle istituzioni. ”Schiavone ha detto che saremmo morti entro 20 anni? Noi siamo ancora qua – ironizza Renato Natale, ex sindaco di Casal di Principe – e le sue parole, già sentite più volte, suscitano in me solo perplessità e sconcerto perché mi chiedo come sia possibile che dal 1997 lo Stato non si sia mai fatto carico di bonificare realmente il territorio; o meglio, qualcosa è stato fatto, ma ancora troppo poco. A Casale tante discariche a cielo aperto restano in strada, come è accaduto in via Sondrio dove oltre un mese fa furono fatti degli scavi alla ricerca di rifiuti tossici. Ho scritto al commissario prefettizio ma non ho avuto risposta”.
Per Giovanni Zara, ex sindaco di Casapesenna sfiduciato dalla sua stessa maggioranza, “il dramma in tutti questi anni è che le istituzioni non sono mai intervenute in quei terreni in cui erano stati sversati rifiuti, con gravi danni all’agricoltura e alla salute. Quando ero sindaco avrei voluto ripulire la variante San Cipriano-San Marcellino che passa per Casapesenna e dove vengono sversati soprattutto rifiuti speciali provenienti da aziende del posto, ma mi fu detto che quella zona non si poteva toccare. Bisogna aumentare i controlli sul territorio, ma le centinaia di telecamere installate non funzionano. Ciò che manca è la volontà politica”.
Peppe Pagano, che a San Cipriano gestisce su un bene confiscato il ristorante Nco (Nuova Cucina Organizzata), al centro di un attentato a colpi d’arma da fuoco nei primi giorni del 2013, è “completamente sfiduciato dalle istituzioni. Non so se siano vere le affermazioni di Schiavone, ma qui occorre ripristinare la fiducia nello Stato. Siamo stanchi di ricevere ministri che fanno passerella e, cosa più grave, distolgono l’attenzione dei cittadini sui reali problemi, dicendo per esempio che qui si muore a causa degli stili di vita”.

(da www.controlacrisi.org)

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