“Cabina di monitoraggio contro la catastrofe lavori pubblici”

“Cabina di monitoraggio contro la catastrofe lavori pubblici”
di Barbara Ruggiero

«Il quadro della situazione è molto chiaro: pensate che a Salerno oggi non c’è un solo lavoro pubblico».
Luigi Adinolfi (foto) della Fillea Cgil fuga subito ogni dubbio prima ancora di cominciare a parlare del progetto della cabina di monitoraggio delle attività edilizie che partirà d’intesa tra l’Ance e tutti i sindacati di categoria (Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil). L’iniziativa verrà ufficializzata venerdì prossimo.
Il settore dell’edilizia, stando ai dati che lei stesso ci fornisce, sembra essere a dir poco allarmante. E i dati nazionali cosa dicono?
Ci sono dati spaventosi anche a livello nazionale: parliamo di circa 300mila lavoratori in meno nelle casse edili, con circa 80mila imprese in meno. Si tratta di una crisi di vaste proporzioni che viene sottovalutata anche dai mass media. Nella provincia di Salerno ci sono circa 5mila lavoratori in meno.
Perché secondo lei non fa notizia una crisi di questa portata del settore edile?
Probabilmente la situazione sarà stata presa sottogamba. Il fatto è che nella nostra provincia le imprese che operano nel settore edile sono tutte microimprese, formate da 4,5,6 dipendenti… Forse questo non porta ad allarmarsi; ma il problema è che più microimprese costrette a chiudere forniscono dati complessivi allarmanti.
Lei diceva: a Salerno non c’è un lavoro pubblico; com’è possibile?
Oggi, tanto per fare un esempio di scottante attualità, è avvenuta la consacrazione della morte anche dei lavori della Stazione Marittima di Salerno. Non vorrei essere pessimista e spero che questa opera pubblica non farà la stessa fine del Palazzetto dello sport: lì i soldi dei contribuenti con cui erano iniziati i lavori ora se li stanno mangiando le intemperie e gli atti vandalici. La situazione è questa, anche perché i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria nel tratto campano sono finiti… Non c’è altro che immobilismo. Come diceva quel film: non ci resta che piangere…
In che modo la cabina di regia sul mondo dell’edilizia che presenterete in settimana, realizzata da sindacati e Ance, aiuterà il comparto a venir fuori da questa crisi?
L’idea è quella di creare azioni comuni di protesta e di sensibilizzazione per far capire agli organi competenti – e parlo di regioni, province, comuni – che si deve smuovere anche il patto di stabilità; un istituto che fa morire le aziende non di debito ma di credito. Ci sono tantissime aziende che non incassano e sono costrette a chiudere perché non possono più sostenere i costi dei lavoratori. Ci vuole più volontà da parte di provincia e regione: bisogna comprendere che il settore edilizio è il volano dell’economia. Siamo pronti ad azioni anche eclatanti a Salerno pur di far venire fuori la nostra voce.
Concretamente, da dove si può ricominciare?
Si potrebbe lavorare sul dissesto idrogeologico della nostra provincia, sugli edifici pubblici fatiscenti… Gli spunti non mancano: occorre solo comprendere l’importanza del comparto dell’edilizia.
La cabina di regia è un modello esportabile anche in altre province?
Noi cerchiamo l’effetto domino per quello che riguarda altre realtà provinciali e anche dell’intera regione Campania. Non a caso, faremo emergere una serie di dati e numeri che riguardano il settore anche a livello nazionale.
Lanciate, dunque, un messaggio, in vista delle elezioni al Parlamento, anche ai politici?
Questo progetto non è un’occasione elettorale e non vogliamo farlo passare come tale. In realtà noi avevamo deciso questa cosa prima ancora che Monti rassegnasse le dimissioni. È un progetto che viene da lontano e che ha una sola motivazione: aziende e lavoratori non ce la fanno più ad andare avanti così. E in fondo questo progetto completa anche un monitoraggio che le organizzazioni sindacali hanno svolto in passato sulle questioni di sicurezza e legalità nei cantieri.
E da questo punto di vista, come siamo messi? Quali sono i livelli di sicurezza e legalità nei cantieri del nostro territorio?
Noi, prima ancora che la cabina di regia diventasse realtà, ci siamo mossi soprattutto per monitorare il lavoro nero e il lavoro grigio. Purtroppo, con la crisi, sono tante le aziende che tengono a nero i lavoratori o che li dichiarano come dipendenti part time pure se svolgono lavoro a tempo pieno. E purtroppo, come abbiamo potuto constatare, questa è una realtà presente sia nel settore pubblico che nel privato, senza alcuna distinzione di sorta. Quando abbiamo fatto i sopralluoghi in diversi cantieri, siamo stati considerati come dei controllori. Noi non intendiamo sostituirci agli organi di controllo preposti; è nostra intenzione effettuare solo un lavoro di monitoraggio da riportare ed eventualmente denunciare agli organi competenti. Speriamo che qualcuno, con la cabina di regia, cominci ad ascoltarci.


b.ruggiero@iconfronti.it

I servizi precedenti:
Cabina di regia per l’edilizia? Meglio un Osservatorio
Viaggio nel Sud 3 / Per la ripresa economica ripartire dall’edilizia

Barruggi

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