Cabina di regia per l’edilizia? Meglio un Osservatorio

Cabina di regia per l’edilizia? Meglio un Osservatorio
di Antonio Memoli*

L’idea di una cabina di regia o consulta per il monitoraggio dell’intero comparto edilizio è realmente interessante se coniugata con i desiderata espressi dal Luigi Ciancio e se la sua azione operativa sia realmente in grado di far cambiare paradigma alle politiche edilizie. Per le funzioni e per il ruolo che intende svolgere sarebbe meglio chiamarlo Osservatorio. L’osservatorio per sua natura ha il compito di zoomare sulla realtà ed offrire non ricette ma strumenti interpretativi della realtà, coinvolgendo oltre alle più diverse professionalità anche la polis, come credo sia nell’intento dei promotori. Se così non fosse si cadrebbe nel classico gioco del contenitore senza contenuto da disseminare.
Nell’intervista si evidenzia il crollo degli investimenti in costruzioni in Italia si fa osservare che il mercato dell’edilizia è anticiclico e che per far ripartire lo sviluppo occorre incentivare l’edilizia. Purtroppo non è così. Continuando a considerare il settore edilizio con l’ottica dello sviluppo e della crescita continua abbiamo, proprio in questi tempi di crisi, la controprova della sua avvenuta ciclicità:
L’impoverimento generale che, come giustamente osservato, ha colpito e continuerà a colpire le famiglie italiane abbassandone il reddito reale in maniera significativa e duratura. La mancanza di liquidità e la ritrosia del sistema bancario – che dal suo punto di vista non fa altro che seguire chi ne detta la linea di comportamento ovvero il mercato finanziario – a immettere liquidità, nello specifico finanziando sia le imprese di costruzione che accendendo mutui per i privati, non fanno altro che far perdurare la situazione
In una economia finanziarizzata e globalizzata non esistono più comparti aciclici. Non dimentichiamoci che questa crisi è iniziata con i mutui subprime – i mutui a basso tasso per l’acquisto della prima casa senza garanzie certe – e lo scoppio della bolla immobiliare. Il bene casa è diventato elemento di speculazione al pari di altri beni e pertanto costretto nelle non-regole della finanza speculativa.
Credo invece che il cambio di passo sia possibile solo ripensando interamente il comparto delle costruzioni dandogli un obiettivo diverso, una mission attenta al locale ed al bene/i comune, che tenga conto delle peculiarità del nostro paese, dei suoi bisogni, delle sue eccellenze e di un concreto ritorno ad una scelta di sobrietà di vita.
Come questo può rilanciare il comparto?
Alcuni elementi sono stati evidenziati dallo stesso dott. Ciancio quando afferma che occorre superare l’edilizia modello anni ’70. Dice “Perché dovrà tener conto delle due esigenze insopprimibili del recupero ambientale e del risparmio energetico. Non è più possibile che l’Italia continui ad essere il paese che consuma più suolo, massacrando peraltro le coste.” Ed anche “Oggi bisognerà ripensare la nostra realtà territoriale in termini di recupero e di messa in sicurezza del patrimonio esistente.” Giusto ma non basta stare “con il fiato sul collo della politica, richiedendo impegni precisi e patti chiari.” Non basta una prospettata soluzione post-keynesiana di intervento pubblico nel settore, occorre rivitalizzare la visione macroeconomica di Keynes in un approccio sussidiario e solidaristico di attenzione al bene comune. Occorre che ognuno cambi i propri paradigma valutativi: noi tutti gli stili di vita, i professionisti del settore, le imprese, i lavoratori e i sindacati, i funzionari pubblici e gli amministratori politici. Occorre una politica che da committente diventi regolatore e finanziatore-agevolatore di buone pratiche, una politica partecipativa non limitata agli amministratori ma estesa a tutti gli attori sociali che per propria natura fanno politica come deve essere l’osservatorio. Non un controllore bensì un catalizzatore, un sollecitatore. L’ottica di intervento deve far vedere con occhi nuovi il settore delle costruzioni andando a sfruttare le peculiarità del nostro paese formatesi nel tempo attraverso la sua storia ed l’antropizzazione armonizzata del suo paesaggio, avendo come fine ultimo il preservare quel bene comune che è il Creato nella sua duplice dimensione naturale ed umana.
1. Occorre, oltre al “recupero ed alla messa in sicurezza” come dice il dott. Ciancio, puntare sul recupero ed il restauro conservativo di beni edilizi di grande e grandissimo pregio di cui la nostra provincia è disseminata. Otterremo due risultati: recuperare dei beni architettonici che utilizzati evitano l’incremento delle volumetrie per fini pubblici e/o sociali; utilizzare delle tecniche e dei materiali sviluppati in Italia da imprese italiane in raccordo con le università ed i centri di ricerca (un esempio virtuoso è stato il restauro dell’ex convento di San Michele a Salerno ora Archivio Storico Comunale, dove un’impresa salernitana ha utilizzato materiale innovativo per il consolidamento del complesso monumentale).
2. Occorre, come evidenzia anche il dott. Ciancio, puntare sulla ristrutturazione del patrimonio abitativo esistente per renderlo più ecosostenibile, ottenendo due vantaggi. Il primo è una riduzione della bolletta energetica italiana, il secondo un miglioramento della qualità della vita delle persone che si ripercuote sul benessere generale e quindi in un abbattimento della spesa sanitaria.
3. Occorre limitare al massimo le nuove costruzioni, puntare alla sobrietà nelle nuove costruzioni frutto di nuovi stili di vita oramai improrogabili e dell’applicazione delle tecniche di bioarchitettura, eliminare il mito delle seconde case (imputato principe della cementificazione delle nostre coste come ricordato dallo stesso dott. Ciancio) e puntare a conservare e migliorare infrastrutturalmente e funzionalmente l’esistente. Otterremo due vantaggi: il primo è che le imprese edili si stabilizzano sulle piccole dimensioni con una maggiore attenzione alle proprie risorse umane e minor rischio alle fluttuazioni del mercato. Il secondo è che si amplia un mercato professionale legato alla piccola progettazione e direzione di cantiere allo stato praticamente inesistente.
I punti precedenti condividono dei vantaggi che potremmo definire strutturali. Dare la possibilità alle imprese di adoperare personale specializzato ad alto valore aggiunto pagato equamente perché per sua natura si sottrae alle logiche di esternalizzazione e di utilizzo di manodopera non qualificata a basso costo (tra parentesi si colpirebbe un settore redditizio della malavita come il caporalato). Creare un settore altamente professionale con un interscambio continuo tra ricerca, formazione ed impresa. Creare un mercato di immobili locabili, a basso costo con il sostegno delle politiche pubbliche, con indubbi vantaggi per la mobilità territoriale e la crescita dell’indipendenza generazionale.
4. Occorre evitare di finanziare opere di mobilità individuale – strade ed autostrade per intenderci – in una situazione dove il mercato dell’auto è ultramaturo e non sono più possibili incrementi di sorta, anzi per una reale salvaguardia dell’intero pianeta occorre puntare ad una riduzione nei consumi degli idrocarburi. Finanziamo opere per il trasporto pubblico sia su gomma che su rotaia: creazione di corsie preferenziali, ammodernamento delle tratte ferroviarie locali per favorire lo spostamento dei pendolari e incentivare l’uso del ferro per i trasporti quotidiani a medio raggio. Evitare le inutili grandi opere pubbliche nello stile del ponte sullo stretto, bensì puntare ad opere pubbliche essenziali frutto di una reale attenzione al territorio ed ai suoi fabbisogni senza cedere alla facile moda degli archistar. Si può fare della “bella” e “funzionale” architettura anche senza creare colate di cemento o cedere alle vanità di architetti che non hanno capito la lezione del passato, lezione che i templi di Paestum, di cui peraltro non sono noti i tecnici progettisti, stanno lì a testimoniare nel loro essere frutto di una cultura comune condivisa e di una maestria artigianale così pienamente armonizzati nel tessuto urbano.
Per tutto questo l’iniziativa dei sindacati di settore e dell’ANCE, creare, come a me sembra più pertinente, un Osservatorio aperto ed inclusivo e non espressione corporativa va nella giusta direzione. Quella direzione che apra un confronto partecipativo su un comparto che è un elemento vitale dello sviluppo sostenibile del nostro paese e che faccia capire l’urgenza di un cambiamento del paradigma di riferimento nell’ottica dei nuovi stili di vita, della sobrietà e del bene/i comune.

* Coordinatore nazionale Area tirrenica Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita
changes.nsv@gmail.com

redazioneIconfronti

3 pensieri su “Cabina di regia per l’edilizia? Meglio un Osservatorio

  1. PS
    Solo per segnalare un mio errore di battitura ; ovviamente nell’articolo parlo dell’ex convento di San Lorenzo ora Archivio Storico Comunale e non di San Michele. Chiedo venia.
    AM

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