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Calcio malato / Avellino-Scampia, show da dimenticare

Calcio malato / Avellino-Scampia, show da dimenticare
di don Aniello Manganiello *
Don Aniello Manganiello

Don Aniello Manganiello

Doveva essere un incontro di calcio, all’interno di un pomeriggio di festa tra due squadre, la Virtus Avellino e l’Asd Oratorio don Guanella di Scampia-Napoli, come spareggio play-off per l’ingresso in Promozione, e invece, numerose scorrettezze in campo, in entrambe le squadre (e per questo rimprovero fermamente i miei giocatori) e comportamenti poco sportivi da parte del pubblico e della panchina della Virtus Avellino, lo hanno trasformato in un evento nervoso e per nulla sportivo.

La partita di calcio, per decisione delle autoritĂ  comunali e della questura, ha avuto luogo a porte chiuse, per motivi di ordine pubblico e per mancanza delle norme di sicurezza e per l’inagibilitĂ  del campo comunale Annino Roca, al rione san Tommaso. Ma non mi pare che si siano raggiunti i risultati sperati dalle autoritĂ  competenti. Oltre al comportamento di alcuni giocatori, da una parte a dall’altra, che vanno condannati, senza se e senza ma, i moltissimi tifosi della Virtus si sono cimentati, a piĂą non posso, a sfogliare il vocabolario delle parolacce piĂą volgari e a urlare frasi discriminatorie e razziste nei confronti dei giocatori e del piccolissimo e insignificante gruppetto di tifosi, venuti dal rione don Guanella-Napoli, tra cui il sottoscritto: “Vesuvio, lavali col fuoco” e ancora “Noi, non siamo napoletani”. Mi auguro che la giustizia sportiva faccia la sua parte in merito a queste offese vergognose che offendono una cittĂ  intera e non sono un indicatore positivo circa il prosieguo delle attivitĂ  calcistiche sul territorio regionale e nazionale. A fronte di un calcio professionistico e non, in crisi a tutti i livelli, il tifo italico non contribuisce a rigenerarlo e a renderlo un momento di festa, di aggregazione e di crescita valoriale. La decisione poi, come affermavo, di consentire la gara solo a porte chiuse, ha manifestato grossi limiti. Gli spettatori locali, numerosissimi, hanno preso posto sul muro di cinta del campo di calcio, arrampicandosi sulla rete di protezione, facendo esplodere decine di petardi, alcuni dei quali sulle piccole gradinate sottostanti, a ridosso del campo di gioco. Penalizzati noi di Napoli e anche offesi. Un esame di coscienza lo dobbiamo fare tutti noi, dirigenti, calciatori, federazione gioco calcio, giustizia sportiva, arbitri, non sempre all’altezza e talora impauriti. Se il calcio è questo, si abbia il coraggio di modificare e di investire di piĂą sul versante educativo e formativo dei giovani e si ponga mano a mettere in sicurezza gli impianti sportivi in Campania, che nell’80% dei casi sono insicuri, inagibili e per nulla accoglienti. E come ciliegina sulla torta, durante i tempi supplementari, dai tifosi assiepati sul muro di cinta e dalla panchina della Virtus, sono stati lanciati numerosi palloni in campo per disturbare il gioco e fermare le sortite offensive dei giocatori del don Guanella. Alla Virtus auguro un eccellente campionato in Promozione, ma quello che auguro di piĂą è di essere spazio, luogo, strumento, percorso di formazione per la crescita armonica e positiva dei giovani e, perchĂ© no, anche dei tifosi. Una pagina di calcio dilettantistico che mi ha lasciato l’amaro in bocca, ma mi spinge ancora piĂą sulla strada dell’impegno per la legalitĂ  e per l’educazione delle giovani generazioni.

 

  • fondatore dell’Asd Oratorio don Guanella e di “Ultimi”, associazione per la legalitĂ  e contro le mafie

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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