Dom. Lug 21st, 2019

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Calcioscommesse / Conte: sono vittima di un ricatto

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«Il patteggiamento è un ricatto che viene fatto dai nostri stessi avvocati. Io innocente devo subiro dal mio avvocato queste cose per non rischiare». Lo ha detto il tecnico della Juventus, Antonio Conte durante la conferenza stampa dopo la sentenza di appello che ha confermato i 10 mesi di squalifica. «Il patteggiamento - ha ribadito Conte - è un ricatto e una vergogna. Mi sono sempre comportato in maniera corretta. Questa vicenda è assurda». Il tecnico della Juventus parla dopo la sentenza di appello che ha confermato i 10 mesi di squalifica. «E’ assurdo tutto quello che è successo - ha detto Conte -. E’ una vergogna». Conte attacca Filippo Carobbio, il “pentito” alla base del procedimento sportivo che ha portato alla squalifica di 10 mesi comminata al tecnico bianconero. «Carobbio per la procura federale è ‘Pippo’, non Filippo Carobbio. Sono pappa e ciccia...». E ancora: «Carobbio è poco credibile per la procura di Cremona, ma Pippo è credibile per la procura della Figc.... Io devo sentirmi definire poco credibile dalla procura federale che invece considera credibile una persona che da 3 anni si vende le partite, i compagni e la famiglia», dice Conte, in maniera veemente, durante la conferenza stampa in corso a Vinovo. «Sono 7 mesi che la mia faccia viene accostata al calcioscommesse: io non ho mai scommesso in vita mia», dice Conte. L’allenatore, sotto inchiesta per fatti associati al periodo in cui guidava il Siena, è stato condannato per omessa denuncia relativa alla presunta combine di Albinoleffe-Siena. Sono cadute, invece, le accuse per l’omessa denuncia legata a Novara-Siena. «Si parla della famosa riunione tecnica prima di Novara-Siena. Nella riunione tecnica si esaminano immagini, poi c’è un mio discorso motivazionale. E io davanti a 25 persone mi rendo ridicolo dicendo “oggi pareggiamo”?», dice Conte alludendo alle accuse mosse da Carobbio. «Questa accusa infamante mi ha fatto diventare il volto del calcioscommesse, mi ha fatto diventare lo spot», prosegue. «La procura aveva chiesto dieci mesi di squalifica per due omesse denunce. Un’accusa cade, ma la pena rimane di 10 mesi. Quello che mi stanno facendo è una vergogna», afferma ancora. «Se non ho visto nulla, cosa devo denunciare? Devo inventare?», si domanda Conte. «Dopo questa vicenda, ho il timore di andare nello spogliatoio e di litigare con un calciatore. Ho paura di mandare un calciatore in tribuna: domani qualcuno può denunciarmi. Oggi è successo a me e a tanti altri: domani può accadere a tutti, aprite gli occhi». Con Conte anche l’avvocato Antonio De Rensis che ha insistito: «Quello che è emerso ieri è che il pentito Filippo Carobbio non è totalmente credibile. Guardiamo al bicchiere mezzo pieno, ieri la credibilità dell’uomo è stata messa in discussione e questo vogliamo sottolineare e su questo lavoreremo». Ancora più dura l’avvocato Giulia Buongiorno: «Non ci è stata data la possibilità di difenderci appieno. Questa è una violazione a livello costituzionale, che va al di sopra di tutte le question». Cosi' l'avvocato che ha criticato il sistema della giustizia sportiva dove«il patteggiamento sta diventando miele per pentiti falsi».

«Una vicenda assurda», «una gravissima ingiustizia». Dopo «tanta attesa e rispettoso silenzio» Antonio Conte ha preso oggi la parola in una conferenza stampa allo Juventus Center di Vinovo (Torino) all’indomani della conferma della squalifica di 10 mesi. Conte ha parlato di «vicenda assurda»: «ieri – ha detto – sono rimasto allibito da un intervento di un componente della commissione che mi ha giudicato. Un comportamento improprio e fuori dalle regole di un signore che, forse per uscire sui giornali, fa dichiarazioni inopportune, che mi fanno pensare che forse c’è qualcosa di personale verso di me». «Il patteggiamento è un ricatto che viene fatto dai nostri stessi avvocati. Io innocente devo subiro dal mio avvocato queste cose per non rischiare». Ha spiegato l’allenatore bianconero. « Mi sono sempre comportato in maniera corretta  – ha ribadito Conte -. Questa vicenda è assurda. Nella mia vita ho ottenuto grande credibilità a differenza di chi si è venduto le partite, se stesso, la sua famiglia e i suoi compagni da tre anni». Il tecnico della Juventus parla dopo la sentenza di appello che ha confermato i 10 mesi di squalifica e attacca Filippo Carobbio, il “pentito” alla base del procedimento sportivo che ha portato alla squalifica di 10 mesi comminata al tecnico bianconero. «Carobbio per la procura federale è ‘Pippo’, non Filippo Carobbio. Sono pappa e ciccia…». E ancora: «Carobbio è poco credibile per la procura di Cremona, ma Pippo è credibile per la procura della Figc… Io devo sentirmi definire poco credibile dalla procura federale che invece considera credibile una persona che da 3 anni si vende le partite, i compagni e la famiglia», dice Conte, in maniera veemente, durante la conferenza stampa in corso a Vinovo. «Sono 7 mesi che la mia faccia viene accostata al calcioscommesse: io non ho mai scommesso in vita mia», dice Conte. L’allenatore, sotto inchiesta per fatti associati al periodo in cui guidava il Siena, è stato condannato per omessa denuncia relativa alla presunta combine di Albinoleffe-Siena. Sono cadute, invece, le accuse per l’omessa denuncia legata a Novara-Siena. «Si parla della famosa riunione tecnica prima di Novara-Siena. Nella riunione tecnica si esaminano immagini, poi c’è un mio discorso motivazionale. E io davanti a 25 persone mi rendo ridicolo dicendo “oggi pareggiamo”?», dice Conte alludendo alle accuse mosse da Carobbio. «Questa accusa infamante mi ha fatto diventare il volto del calcioscommesse, mi ha fatto diventare lo spot», prosegue. «La procura aveva chiesto dieci mesi di squalifica per due omesse denunce. Un’accusa cade, ma la pena rimane di 10 mesi. Quello che mi stanno facendo è una vergogna», afferma ancora. «Se non ho visto nulla, cosa devo denunciare? Devo inventare?», si domanda Conte. «Dopo questa vicenda, ho il timore di andare nello spogliatoio e di litigare con un calciatore. Ho paura di mandare un calciatore in tribuna: domani qualcuno può denunciarmi. Oggi è successo a me e a tanti altri: domani può accadere a tutti, aprite gli occhi». E poi l’ultimo, forte attacco, tirando anche in ballo la storica antipatia per la squadra bianconera. Conte teorizza il “complotto”: “Mi è successo di arrivare in una squadra amata-odiata da tutti e vincere quando nessuno se lo aspettava”. Antonio Conte, allenatore della Juventus, descrive così l’ultimo anno, caratterizzato dal suo coinvolgimento nell’inchiesta sul calcioscommesse. Il tecnico campione d’Italia è stato squalificato per 10 mesi per fatti legati al periodo trascorso sulla panchina del Siena. “Mi sono posto tante domande, in quest’ultimo anno io sono diventato allenatore della Juventus. La squadra dopo due settimi posti era diventata simpatica. Poi, abbiamo vinto senza subire sconfitte. Siamo arrivati in finale di Coppa Italia, abbiamo fatto un’annata straordinaria”, dice Conte. Con Conte anche l’avvocato Antonio De Rensis che ha insistito: «Quello che è emerso ieri è che il pentito Filippo Carobbio non è totalmente credibile. Guardiamo al bicchiere mezzo pieno, ieri la credibilità dell’uomo è stata messa in discussione e questo vogliamo sottolineare e su questo lavoreremo». Ancora più dura l’avvocato Giulia Buongiorno: «Non ci è stata data la possibilità di difenderci appieno. Questa è una violazione a livello costituzionale, che va al di sopra di tutte le question». Così l’avvocato che ha criticato il sistema della giustizia sportiva dove «il patteggiamento sta diventando miele per pentiti falsi». Per Bongiorno: “Nel momento in cui si analizza Carobbio e si dice che non era credibile, se si leva una stampella (l’accusa per Novara-Siena, ndr), crolla anche l’altra, perchè si imputa a Conte lo stesso atteggiamento di Siena-Albinoleffe. Questa intermittenza di Carobbio può essere vista come Jessica Rossi alle Olimpiadi, con l’unico piattello sbagliato per Novara-Siena. E il nostro obiettivo non era lo sconto di pena, altrimenti avremmo patteggiatà”. Sulla necessità di un giudizio celere in vista dell’inizio del campionato, la legale del tecnico juventino sottolinea che “sull’altare della celerità non immolo nessuno. Si poteva fare un processo a due binari e approfondire di più su Conte, facendo domande a Carobbio e sentendo in aula 25 testimoni. La verità, come dimostrato dai giudizi diversi delle istituzioni sportive, c’è un materiale probatorio così oscuro e contraddittorio che chiunque lo giudica vede qualcosa di diverso”.

La sentenza e le reazioni Fgci. Intanto, trapelano ulteriori paticolari relativi alla squalifica, da quanto si deduce dal documento di 13 pagine con cui la Corte federale della Figc ha pubblicato le motivazioni della sentenza sul calcio scommesse relativa al filone di Cremona. Secondo la Corte, ”la responsabilità di Conte poteva essere diversamente valutata, nella sua gravità, sia dalla Procura, che dai Giudici di prime cure, in modo da poter configurare, ovviamente verificata la sussistenza dei presupposti, una fattispecie diversa e più grave di incolpazione”. I giudici chiariscono come in ordine alla partita AlbinoLeffe-Siena “la responsabilità di Conte risulta avvalorata da una circostanza che poteva essere diversamente valutata, nella sua gravità, sia dalla procura che dai giudici di prime cure, in modo da poter configurare, ovviamente verificata la sussistenza dei presupposti, una fattispecie diversa e più grave di incolpazione”. La Corte fa riferimento a una delle dichiarazioni fatte da Filippo Carobbio davanti agli investigatori federali lo scorso 10 luglio: “Il predetto tesserato ha raccontato di un ulteriore momento in cui, all’interno della società Siena, è stato affrontato il tema dell’accordo finalizzato a far vincere l’Albinoleffe, risalente a circa due settimane prima della data in cui era programmata la gara in questione e, più precisamente, prima che si disputasse Ascoli-Siena del 14 maggio 2011. In occasione di una riunione all’interno dello spogliatoio alla presenza dei calciatori e dell’allenatore Conte, quest’ultimo, nel mostrarsi favorevole ad agevolare la vittoria dell’Albinoleffe, invitò i propri calciatori a confermare l’adesione o a chiamarsi fuori dall’accordo”. L’unico a dissociarsi, spiega la Corte, fu “il calciatore del Siena Mastronunzio, il quale in virtù dei suoi recenti trascorsi tra le file dell’Ascoli, avrebbe preteso che un analogo trattamento di favore il Siena lo riservasse anche alla propria ex squadra, che avrebbe incontrato di lì a poco, anch’essa impegnata, al pari dell’Albinoleffe, nella lotta per non retrocedere. L’allenatore Conte, dopo aver preso atto di tale dissociazione non convocò più, da allora e fino al termine del campionato, il Mastronunzio, sia per le rimanenti gare che per i relativi ritiri, consentendo solo che lo stesso partecipasse agli allenamenti”. Una decisione per la quale Conte, secondo i giudici, “non ha fornito, in sede di audizione davanti alla procura federale, motivazioni credibili, attribuendola in un primo momento, ad un infortunio del Mastronunzio del tutto inesistente, e, successivamente, al fatto che il predetto calciatore non avesse dimostrato un adeguato spirito di gruppo per avere rifiutato di trasferire il proprio domicilio da Empoli a Siena”. “Sul predetto episodio (ovvero l’esclusione dalla rosa, ndr) la difesa si è limitata a cercare di dimostrare che l’esclusione sarebbe avvenuta per motivi tecnici – aggiungono i giudici – Si tratta della terza spiegazione che, nel corso del presente procedimento, e’ stata fornita della predetta esclusione”. In ordine alla quantificazione della sanzione, conclude la Corte, “si ritiene che il proscioglimento da uno dei due addebiti contestati (omessa denuncia per Novara-Siena, ndr) non consenta, comunque, di ridurre la stessa rispetto alle statuizioni sul punto della C.D.N., attesa la evidenziata particolare gravità del comportamento, nei fatti sicuramente quanto meno omissivo, tenuto dal sig. Conte con riferimento all’incontro di calcio Albinoleffe-Siena”.

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