Mar. Lug 23rd, 2019

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Calcioscommesse: 6 mesi a Cannavaro e Grava, -2 al Napoli

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La squadra di De Laurentis, con il -2, scende dal terzo al quinto posto con 31 punti

Le indiscrezioni dei giorni scorsi sono state confermate. La Commissione disciplinare della Figc ha inflitto due punti di penalizzazione al Napoli, sei mesi di squalifica a Paolo Cannavaro e a Gianluca Grava, e 3 anni e 3 mesi a Matteo Gianello, oltre ad un’ammenda di 70mila euro, nell’ambito del processo sul calcioscommesse. I due difensori, per i quali il procuratore federale Stefano Palazzi aveva chiesto una sanzione di 9 mesi, sono stati puniti per non aver denunciato la proposta di combine della partita Sampdoria-Napoli del 16 maggio 2010 ricevuta dall’ex compagno di squadra Gianello, che è stato sanzionato per tentato illecito. La classifica di serie A si modifica visto che il Napoli, con il -2, scende dal terzo al quinto posto con 31 punti, alle spalle della Fiorentina e davanti alla Roma. Queste le altre sentenze della disciplinare: due punti di penalizzazione (e 10mila euro di ammenda) per il Portogruaro, prosciolto il Crotone, un’ammenda di 5mila euro per la Spal. Un anno e 7 mesi di squalifica per Marco Zamboni e 3 anni e 9 mesi per Silvio Giusti. L’ipotesi di una richiesta danni da parte del Napoli per la sentenza «non è assolutamente da escludere e, anzi, credo che verrà proprio presa in considerazione». A dirlo è l’avvocato Mattia Grassani, legale del Napoli. «Il Napoli ha subito danni patrimoniali, d’immagine e anche tecnico-sportivi e sono tutte ragioni di risarcimento che potranno essere prese in considerazione una volta esauriti i gradi di giustizia -prosegue Grassani-. Per quanto accertato dalla commissione disciplinare non c’è alcuna responsabilità nè di culpa in vigilando nè di omesso controllo da parte della società che paga il comportamento di un ex-tesserato come Matteo Gianello, in scadenza di contratto, che nella stagione 2009-2010 non giocò nemmeno un minuto». Secondo Grassani la sentenza della Commissione Disciplinare è stata accolta con «grande disappunto, disagio e protesta: è una sentenza ingiusta e assolutamente inadeguata ai tempi rispetto all’istituto della responsabilità oggettiva».

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