Mar. Set 17th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Cambiamento politico in atto: a chi giova ora muovere le acque?

3 min read
di Angelo Giubileo
di Angelo Giubileo

chigiPierluigi Battista l’ha scritto in maniera esplicita, facendo, come volgarmente si potrebbe anche dire, i nomi; che sono quelli di Berlusconi da una parte ed Epifani e Fassina dall’altra. In particolare, l’editorialista del Corriere della sera scrive: “Si chiama anche fuoco amico: l’assoluta indifferenza alle conseguenze internazionali dei propri atti, l’assoluta mancanza di ogni senso dell’opportunità, del realismo, della prudenza, della responsabilità nazionale … Destra e sinistra non sembrano muoversi su piani diversi: ad ambedue sembrano stare più a cuore le ragioni di partito che quelle del governo e dell’immagine internazionale dell’Italia”.

Ho già scritto, più di recente, che siamo di fronte ad una vera e propria svolta di regime. Qualcuno mi ha accusato di avere esagerato con le parole; che il termine regime è piuttosto legato al dominio di governi di tipo dittatoriale, talis qualis (masch.) non può giudicarsi alcuno (masch.) dei governi nazionali che hanno esercitato il potere da quasi venti anni nel nostro paese. Sul punto, mi corre quindi l’obbligo di meglio precisare, specificando che il termine è stato da me usato in un’accezione più generale, che fa riferimento ad una realtà in cui il potere di governo è stato comunque esercitato, direi anche necessariamente, attraverso un sistema di controllo sociale sulla popolazione.

Oggi, e pertanto lo ribadisco, viviamo in una fase di transizione, di un vero e proprio tentativo ancora non compiuto di passaggio del potere dall’elite uscita indenne dal crollo della Prima Repubblica all’elite che aspira ed intende ora subentrare. Si tratta di una fase di transizione, che – com’è del tutto evidente, per ragioni che la storia ripetutamente insegna – richiederebbe preferibilmente anche una svolta di ordine costituzionale.

Nell’attesa o nella speranza che un ennesimo tentativo possa realizzarsi – ricordiamo brevemente dai tempi della Bicamerale berlusconian-dalemiana – in linea con le nuove esigenze tecnologiche manifestatesi nell’ambito dei processi di globalizzazione ancora in atto; lo scontro tra opposti schieramenti governativi è uscito dalle Aule istituzionali di rappresentanza del popolo e si è trasferito a livello, e ancor più di recente finanche all’interno, dei partiti stessi di rappresentanza di interessi di parte o schieramento. In questi ultimi anni, inoltre, trattandosi piuttosto di interessi non tanto dei cittadini quanto degli stessi rappresentanti, non più democraticamente eletti, bensì cooptati dall’elite al potere mediante strumenti quali porcellum et similia.

Nel nostro paese, l’uscita dal fascismo ha richiesto l’aiuto necessario delle truppe alleate prima, s’intende durante la guerra, ed il finanziamento altrettanto necessario della ricostruzione poi, in particolare con il Piano Marshall ad opera degli Stati Uniti (1948-1952). Ma, tra questi due avvenimenti, nella fase politica intermedia di transizione del potere dal vecchio al nuovo sistema (1946-1948), oltre alla sconfitta elettorale della Sinistra nelle elezioni del 1948 – condizione indispensabile richiesta dagli USA (1947) per l’attuazione del Piano Marshall – il provvedimento più rilevante che il governo della nazione ritenne politicamente almeno opportuno adottare fu senz’altro quello dell’amnistia Togliatti (1946), allo scopo assolutamente prioritario di pacificare la nazione dopo alcuni anni di guerra civile.

La storia non sempre si ripete. Ma, come gli stessi storici insegnano, in ogni caso essa affonda le proprie radici negli eventi che sempre la precedono.

Pertanto, concluderò con due semplici annotazioni. La prima, ribadendo che una svolta di regime è già nell’ordine e nella natura delle cose, così come appaiono ormai manifeste. La seconda, auspicando che si faccia bene attenzione a tutti coloro che – nel corso dell’ultimo ventennio circa, ciascuno per proprio conto e anche del partito piuttosto che del paese, nelle sedi locali e territoriali di riferimento – hanno esercitato il potere in condizioni e situazioni politiche tali da scongiurarne non solo l’odierna ma anche e soprattutto ogni immediata e futura rappresentanza nelle istituzioni sia locali che nazionali. Sarebbe perfino superfluo aggiungere che a tali auspici devono comunque seguire i fatti!  

                                                                                                          

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *