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Campagna elettorale viziata senza stampa libera

Campagna elettorale viziata senza stampa libera
di Andrea Manzi

La campagna elettorale che ci attende potrebbe passare alla storia come la prima competizione dell’era della post-veritĂ . Un confronto ben condito di fake news, cioè di bufale, sul conto di questo o quel candidato. L’allarme, ripreso alcune settimane fa da Repubblica, era giĂ  stato lanciato dal New York Times, che continua a preoccuparsi per lo sconfortante degrado della politica italiana, passata dallo spettacolo piĂą o meno impegnato al povero repertorio del peggior teatro di rivista. Nel mirino sono finiti siti e portali contigui ai 5 Stelle e alla Lega, che negli ultimi giorni hanno dato prova di una fertile inventiva nel cucire addosso a personaggi pubblici vestiti non conformi al loro ruolo istituzionale. Il montaggio con il quale è stata assegnata alla Boldrini, alla Boschi e a David Sassoli la prima fila al finto funerale di Totò Riina (foto iper commentata con ironia talvolta inelegante e, poi, diventata virale) la dice lunga sullo scontro che si preannuncia frontale e senza esclusione di colpi. Scontro imprevedibile e a tal punto temuto da Matteo Renzi che all’ultima Leopolda gli organizzatori hanno deciso di affrontare il tema, affidandolo ad un esperto dispensatore di consigli anti-fake. AnzichĂ© ignorare o esorcizzare il rischio della bufala, si va alla ricerca di un antivirus che la intercetti e la debelli, come se compito della politica fosse l’integritĂ  delle immagini dominanti e dominatrici e non l’attivazione di un laboratorio pratico di teorie che mantengano al centro del loro quadro di valori la soggettivitĂ  della societĂ  civile con drammi e attese della gente.
L’ex presidente del Consiglio, in linea di continuitĂ  con Berlusconi, ha creato un sistema di informazione ego-riferita che fonda sul racconto affabulatorio e persuasivo, istintivo e veloce, spesso disancorato dalla realtĂ . Siamo in un quadro di mesto tramonto politico, perchĂ© ogni volta che l’intento propagandistico prevale sulla realtĂ  si ottiene un contorcimento della macchina comunicativa istituzionale, di fatto trasformata in un prolungamento dell’apparato del leader. Il 7 luglio di due anni fa, Matteo Renzi tenne al Nazareno una “lezione” sulla comunicazione politica ai dirigenti del Pd. Consigliò di mantenere “il possesso palla” durante i talk show televisivi, di evitare provocazioni, di frantumare opportunamente ogni interpretazione negativa e pessimistica della realtĂ . Bando, quindi, alle paure collettive come la povertĂ  e l’incertezza del futuro, suggerì l’allora imbaldanzito premier, che consigliò di bandire le tentazioni autolesionistiche per potenziare la vendita del prodotto Italia. Come? Attraverso il migliore metodo (a parer suo) presente sul mercato, quello plateale e strillatissimo di Paolo De Debbio, conduttore di Mediaset.
Sulla strada di questa politica spettacolo renziano-berlusconiana, bilanciata dalla controinformazione deformante di Lega e 5 Stelle, è insorta però la variabile non da poco della realtĂ  amara che viviamo. Rispetto ad essa il linguaggio addomesticato della comunicazione politica diventa un’ideologia dell’oscuritĂ , erede di quella video-politica che portò agli inizi degli anni ’90 alla distruzione del partito organizzato di massa, che pure aveva contribuito, per circa cento anni, ad edificare la storia d’Europa. Viviamo così l’alba dei partiti leggeri, delle tv “pesanti” e della politica video-plasmata, continuando a confondere la realtĂ  con la rappresentazione, la veritĂ  con la narrazione. E rappresentazione e narrazione sono poi le esche con le quali il verbo “renzusconiano” si prepara a pescare il consenso dei cittadini.

Paolo Del Debbio

Paolo Del Debbio

Non sembra essere questo lo spirito giusto per affrontare una campagna elettorale che, nella migliore delle ipotesi, si rivolgerĂ  a mezza Italia e giĂ  preannuncia abissali amnesie su temi forti e irriducibili, come quelli dell’economia, del lavoro e della legalitĂ . Siamo assediati da una mafia “silente e mercatista”, che comincia a beneficiare di forti radicamenti culturali contro i quali s’impone un ritorno alla realtĂ . Il ruolo dell’informazione potrebbe essere decisivo, ma essa in Italia è in grave crisi non soltanto economica ma ideologica. I mass media andrebbero liberati dalla loro funzione ancillare nei confronti del potere. Negli States, il public journalism fu una risposta al distacco dell’informazione dal proprio pubblico e riuscì ad opporsi anche alla decadenza della politica. Alla fine del secolo scorso, i direttori dei quotidiani d’Oltreoceano chiedevano ai cittadini-elettori di indicare i temi politici rispondendo a focus groups e interviste. I cittadini cominciarono a dettare così l’agenda politica dei media e a condizionare il potere pubblico. Questo vento non ancora spira sul nostro paese oppure, se c’è, non sappiano intercettarlo.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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